Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18063 del 31/08/2020

Cassazione civile sez. VI, 31/08/2020, (ud. 16/06/2020, dep. 31/08/2020), n.18063

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15973/2019 R.G. proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GUIDO RENI 33,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO RETTURA, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE CALZONE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA SANITA’;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2002/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 15/11/2018;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 16/06/2020 dal relatore Dott. Franco DE STEFANO;

 

Fatto

RILEVATO

che:

C.M. ricorre, affidandosi ad atto articolato su di un unitario motivo, per la cassazione della sentenza del 15/11/2018 della Corte d’appello di Catanzaro, di rigetto del suo appello contro il rigetto della domanda proposta da lui nei confronti del Ministero della Salute per conseguirne condanna al risarcimento dei danni patiti per lesioni conseguenti ad emotrasfusioni non sicure;

l’intimato non espleta attività difensiva;

è stata formulata proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1, come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, art. 1-bis, n. 168, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

è superflua la verifica della ritualità o meno dell’instaurazione del contraddittorio nel presente giudizio di legittimità nei confronti del Ministero, alla stregua dei principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte, che esimono dall’ordine di rinnovazione della notifica del ricorso in caso di nullità di quella, nell’evenienza di ricorso di cui si palesi l’inammissibilità o l’infondatezza (in termini: Cass. 17/06/2013, n. 15106; Cass. ord. 21/05/2018, n. 12515; Cass. ord. 17/06/2019, n. 16141);

l’unitario motivo è sviluppato a partire dalla pag. 20 del ricorso con la rubrica “omessa, insufficiente e difetto di motivazione su un punto decisivo della controversia, prescrizione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, nonchè in relazione agli artt. 2 e 2967 c.c. e all’art. 112 c.p.c.”;

in primo luogo, il motivo non è ammissibile poichè riferito a un vizio motivazionale non più previsto dal tenore testuale dell’art. 360 c.p.c., n. 5, modificato fin dalla novella del 2012;

in secondo luogo, ove si riferisca il motivo ad una violazione o falsa applicazione di norma di legge, erroneo è il riferimento agli artt. 2 e 2697 c.c., non rilevando minimamente il primo (cioè l’art. 2, evidentemente del c.c., non essendovi altra specificazione) nella specie e venendo in considerazione quelle del secondo soltanto in caso di erronea identificazione del soggetto onerato della prova (per tutte: Cass. Sez. U. 05/08/2016, n. 16598): questione che qui non è nemmeno ipotizzata e che comunque non potrebbe qui porsi in questi termini;

in terzo luogo, non sussiste alcuna violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, essendo la pronuncia intervenuta su tutte le domande e le eccezioni delle parti ed entro il perimetro delle une e delle altre;

in quarto luogo, non è adeguatamente comprovata la censura alla ratio decidendi della corte territoriale, che accerta in punto di fatto, con argomentazioni non attinte da alcuna valida doglianza in questa sede visto il tenore del motivo come formulato, che nel 1995 si era consolidata, in capo al danneggiato C., non solamente la conoscenza della malattia, ma anche la conoscibilità del nesso causale; ed invero:

– non si censura la conclusione della qui gravata sentenza (a piè della penultima pagina) sull’irrilevanza degli atti di attivazione od interlocuzione della procedura di indennizzo ex L. n. 210 del 1992 a fini di interruzione del diverso diritto di credito al risarcimento del danno; tesi peraltro ed in linea di principio oltretutto esatta (Cass. ord. 08/10/2014, n. 21257), attesa la diversità dei presupposti dei due istituti e la non necessaria univocità delle manifestazioni di volontà dell’istante per l’indennizzo anche a fini risarcitori;

– non è poi riportato, in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, nel corpo del motivo il contenuto dell’atto del 09/05/2000, di cui è menzione a pag. 23, con cui si vorrebbe utilmente interrotto il termine prescrizionale, il cui decorso quinquennale la corte territoriale ha fissato appunto nel 1995, riconoscendo primo valido atto interruttivo (non già la data dell’istanza alla Commissione medica ospedaliera del 29/10/1997, ma) soltanto altro, del 30/05/2002, così qualificato tardivo;

ne discende l’inammissibilità del ricorso, benchè non vi sia luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, in difetto di attività difensiva degli intimati;

va infine dato atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra moltissime altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato eventualmente dovuto per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 16 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2020

 

 

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