Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18059 del 05/07/2019

Cassazione civile sez. III, 05/07/2019, (ud. 14/03/2019, dep. 05/07/2019), n.18059

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27437-2017 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA G

RANDACCIO 1, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO MUSA, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA, in persona del suo legale rappresentante p.t.,

domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONIO CONTE;

– controricorrente –

e contro

L.T.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 708/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 30/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/03/2019 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

Fatto

RITENUTO

che:

1. C.A. ricorre, affidandosi ad un unico motivo illustrato – anche con memoria, per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Lecce che, in sede di rinvio, aveva respinto la domanda proposta per ottenere, il risarcimento degli ulteriori danni derivanti dalla grave patologia insorta a distanza di sei anni dall’incidente stradale occorso nel (OMISSIS), in relazione al quale era stata riconosciuta dal Tribunale di Brindisi la responsabilità esclusiva della conducente del veicolo antagonista che era stata condannata, in via definitiva, al risarcimento dei danni da lui subiti, limitatamente all’invalidità riscontrata in epoca immediatamente successiva al sinistro ed al danno patrimoniale derivante dall’incapacità lavorativa specifica.

2. La società intimata si è difesa con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. La complessità della controversia, caratterizzata da un secondo giudizio di legittimità, rende opportuna una breve sintesi degli aspetti fattuali.

1.1. C.A. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Brindisi L.T. e la Lloyd Adriatico Spa per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un incidente stradale occorso nel (OMISSIS), del quale domandava che fosse affermata l’esclusiva responsabilità della conducente del veicolo antagonista. Deduceva gravi danni alla persona, derivanti dalle lesioni subite nonchè un pregiudizio di carattere estetico con tutti i conseguenti aspetti patrimoniali correlati all’attività di fotomodello.

1.2. Il Tribunale accoglieva la domanda solo in relazione all’invalidità permanente riscontrata ma non riconosceva nè il danno patrimoniale nè quello estetico.

Il C. propose appello, lamentando sia il mancato riconoscimento delle poste risarcitorie rigettate, sia i danni conseguenti alla patologia gravissima insorta nel (OMISSIS) (ischemia cerebrale con afasia da disseccazione dell’arteria) che riteneva etiologicamente collegata all’incidente.

1.3. La Corte d’Appello di Lecce accolse parzialmente l’impugnazione riconoscendo, in aggiunta all’invalidità permanente già acclarata, anche il danno patrimoniale per incapacità lavorativa specifica; tale pronuncia venne impugnata dinanzi a questa Corte che a sò la sentenza impugnata con rinvio alla Corte territoriale per il riesame controversia in ordine agli ulteriori pregiudizi dedotti in relazione alla patologia sopravvenuta nel (OMISSIS).

1.4. Rinnovati gli accertamenti peritali, i giudici d’appello hanno rigettato l’impugnazione.

2. Tale pronuncia è oggetto del ricorso in esame proposto attraverso un unico articolato motivo con cui il C. deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 la violazione ed il malgoverno di norme di legge processuale e cioè degli artt. 112 e 132 c.p.c. in relazione alla motivazione della sentenza, nonchè, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di atti, fatti e documenti decisivi della controversia, oggetto di discussione.

2.1. Lamenta, in esclusivo riferimento al collegamento causale fra le lesioni traumatiche derivanti dall’incidente stradale occorso nel (OMISSIS) e il grave evento ischemico manifestatosi nel (OMISSIS), che i giudici d’appello avevano omesso di esaminare e valutare in modo coerente, rispetto alle nozioni correnti della scienza medica, il dissenso fra i consulenti d’ufficio e quelli di parte; e che avevano altresì omesso di dar seguito alla rinnovazione della CTU o, quanto meno, di riconvocare gli ausiliari già nominati al fine di dare esaustiva risposta a tutte le critiche sollevate.

2.2. Il motivo è inammissibile in relazione ad entrambe le censure sollevate.

Questa Corte ha avuto modo di chiarire che “la deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata con ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità, non il potere di riesaminare il merito della intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, ma la sola facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico – formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge. Ne consegue che il preteso vizio di motivazione, sotto il profilo della omissione, insufficienza, contraddittorietà della medesima, può legittimamente dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento del giudice di merito sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente) esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili di ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione. (cfr. Cass. 19547/2017).

2.3. Ed è stato altresì affermato che pur non avendo le valutazioni tecniche efficacia vincolante per il giudice, egli tuttavia può legittimamente disattenderle soltanto attraverso una valutazione critica, che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivata, dovendo indicare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del c.t.u. Qualora, poi, nel corso del giudizio di merito vengano espletate più consulenze tecniche, in tempi diversi e con difformi soluzioni prospettate, il giudice, ove voglia uniformarsi alla seconda consulenza, è tenuto a valutare le eventuali censure di parte e giustificare la propria preferenza, senza limitarsi ad un’acritica adesione ad essa; egli può, invece, discostarsi da entrambe le soluzioni solo dando adeguata giustificazione del suo convincimento, mediante l’enunciazione dei criteri probatori e degli elementi di valutazione specificamente seguiti, nonchè, trattandosi di una questione meramente tecnica, fornendo adeguata dimostrazione di avere potuto risolvere, sulla base di corretti criteri e di cognizioni proprie, tutti i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione (cfr. Cass. 5148/2011 ed, in termini, Cass. 19572/2013; Cass. 13770/2018).

2.4. Tanto premesso, si osserva che la Corte territoriale, nel giudizio rescissorio ha scrupolosamente applicato i principi sopra richiamati, motivando compiutamente in ordine all’esame di entrambe le CTU e degli accertamenti integrativi sollecitati anche attraverso l’ausilio di uno specialista neurochirurgo (cfr. pagg. 3, 4 e 5 della sentenza impugnata), con ciò rendendo un percorso argomentativo assolutamente inconfutabile attraverso il quale è stato dato conto delle ragioni per le quali le conclusioni, conformi, di entrambe le CTU venivano pienamente condivise anche per il fatto che erano supportate da esaustiva documentazione e da un’accurata indagine.

3. In buona sostanza, tutte le censure proposte in relazione al nesso etiologico fra il trauma cranico del (OMISSIS) e la patologia ischemica del (OMISSIS) (pag. 13 del ricorso); sul il criterio di causalità rinvenibile nella continuità fenomenica del processo morboso intracranico (pag. 18 del ricorso), sull’omessa indicazione del tratto di carotide interessato (pag. 25 del ricorso) e sull’omessa considerazione delle critiche sollevate dal consulente di parte, configurano rilievi che la Corte ha esaustivamente esaminato, con ciò dovendosi escludere anche la sussistenza del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; e rappresentano censure di merito inammissibili essendo stato reiteratamente affermato il principio, al quale questo Collegio intende dare seguito, secondo cui “con il ricorso per cassazione la parte non può rimettere in discussione, proponendo una propria diversa interpretazione, la valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operate dai giudici del merito poichè la revisione degli accertamenti di fatto compiuti da questi ultimi è preclusa in sede di legittimità” (cfr. Cass. 29404/2017; Cass. 8758/2017; Cass. 18721/2018).

4. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte,

dichiara l’inammissibilità del ricorso.

Condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 6000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre ad accessori e rimborso forfettario spese generali nella misura di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione terza civile, il 14 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2019

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