Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18046 del 05/07/2019

Cassazione civile sez. III, 05/07/2019, (ud. 07/11/2018, dep. 05/07/2019), n.18046

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

ricorso 18526/2017 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LEONE IX

16, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA CARBONI, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

TELECOM ITALIA SPA, (OMISSIS), in persona del suo legale

rappresentante pro tempore e procuratore speciale Avv.

S.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FLAMINIA 133, presso lo

studio dell’avvocato OSVALDO LOMBARDI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ARTURO LEONE giusta procura speciale in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 221/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 11/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/11/2018 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO Alberto, che ha concluso per il rigetto;

udito l’Avvocato GIANLUCA CARBONI;

udito l’Avvocato OSVALDO LOMBARDI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza ex art. 281 sexies c.p.c., dell’11/1/2017 la Corte d’Appello di Roma, in accoglimento del gravame interposto dalla società Telecom Italia s.p.a. e in conseguente riforma della pronunzia Trib. Roma 30/7/2015, ha rigettato la domanda nei confronti della medesima originariamente proposta dal sig. C.M. di accertamento che “in relazione al rapporto contrattuale intercorso tra le parti non sussisteva alcun obbligo di pagamento di somme portate dalle fatture emesse dalla convenuta”, e in accoglimento della domanda in via riconvenzionale da quest’ultima spiegata ha condannato il C. al pagamento di somma a titolo di corrispettivo per l’utilizzo delle linee telefoniche di cui allo stipulato contratto, all’esito della “sospensione dell’applicazione della tariffa contrattualmente prevista con applicazione di quella ordinaria”, stante il “riscontrato uso anomalo delle linee telefoniche…, caratterizzato da un abnorme traffico in uscita che andava ricondotto al fenomeno ascolta e guadagna”.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il C. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 7 motivi, illustrati da memoria.

Resiste con controricorso la società Telecom Italia s.p.a..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo il ricorrente denunzia violazione degli artt. 115,116 e 132 c.p.c., artt. 2697,2728 e 1335 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il 2 motivo denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 1335 e 2728 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 3 motivo denunzia “omessa motivazione” su punto decisivo della controversia”, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con il 4 motivo denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 1175 e 1375 c.c., “erronea interpretazione dell’art. 30 delle condizioni generali di abbonamento” (??), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 5 motivo denunzia violazione dell’art. 116 c.p.c., artt. 2728 e 1335 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il 6 motivo denunzia violazione dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il 7 motivo denunzia violazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Il ricorso è inammissibile.

E’ rimasto nel giudizio di merito accertato che, stipulato tra le odierne parti di giudizio di un contratto telefonico con adozione del piano tariffario “Linea Voce ISDN” prevedente il pagamento di un corrispettivo fisso bimestrale in luogo della valorizzazione del traffico ” a consumo” (c.d. tariffa flat), all’esito di un riscontrato “aumento abnorme ed esponenziale del traffico dalle proprie numerazioni di rete fissa verso numerazioni geografiche assegnate ad altri operatori” tale da “trascendere la funzione propria del rapporto contrattuale con il gestore telefonico”, ai sensi dell’art. 30 delle condizioni generali di abbonamento la società odierna controricorrente ha unilateralmente fatto luogo all’applicazione della “tariffa ordinaria in luogo di quella agevolata”.

Orbene, va anzitutto osservato che il ricorso risulta formulato in violazione del requisito a pena di inammissibilità richiesto all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, nel caso non osservato laddove viene operato il riferimento de relato ad atti e documenti del giudizio di merito (es., all'”atto di citazione dell’8.10.2012″, alla “fattura n. (OMISSIS) dell’8.11.2010 di Euro 12.911,42”, alla “comparsa di costituzione e risposta con domanda riconvenzionale del 24.1.2013″, all’ordinanza del 12/6/2013, all'”atto di citazione in appello del 26.2.2016”, ai “telegrammi del 9.8.2010 (doc. C e D allegati alla memoria ex art. 183,6 comma n. 3, c.p.c.)”, al prodotto “tabulato… contrassegnato con il n. 19”, alle “fatture de quo (recte, de quibus), contrassegnate con i nn. da 4 a 6 fascicolo avversario”, all'”art. 13 delle condizioni generali di contratto (cfr. i seguenti atti avversari: memoria avversaria ex art. 183 c.p.c., comma 6, n. 2, pag. 3; comparsa conclusionale, pag. 19 e atto di appello, pag. 21)”, all'”art. 30… delle condizioni generali”, al “telegramma del 12.8.2010 -identico a quello del 9.8.2010”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte strettamente d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte Suprema di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione.

Senza sottacersi che giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità il requisito della sommaria esposizione dei fatti di causa non risulta infatti soddisfatto allorquando come nella specie vengano nel ricorso pedissequamente riprodotti (in tutto o in parte) atti e documenti del giudizio di merito (nel caso, in particolare, le “memorie ex art. 183 c.p.c., comma 6”, la “sentenza del giudice di prime cure”, la propria “comparsa di costituzione e risposta del 22.6.2016”, l’impugnata sentenza della corte di merito, la comparsa conclusionale), in contrasto con lo scopo della disposizione di agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza impugnata, in immediato coordinamento con i motivi di censura (v. Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628), essendo necessario che vengano riportati nel ricorso gli specifici punti di interesse nel giudizio di 6 legittimità (cfr. Cass., 8/5/2012, n. 6909), con l’eliminazione del “troppo e del vano”, non potendo gravarsi questa Corte del compito, che non le appartiene, di ricercare negli atti del giudizio di merito ciò che possa servire al fine di utilizzarlo per pervenire alla decisione da adottare (v. Cass., 25/9/2012, n. 16254; Cass., 16/2/2012, n. 2223; Cass., 12/9/2011, n. 18646; Cass., 22/10/2010, n. 21779; Cass., 23/6/2010, n. 15180; Cass., 18/9/2009, n. 20093; Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628), sicchè il ricorrente è al riguardo tenuto a rappresentare e interpretare i fatti giuridici in ordine ai quali richiede l’intervento di nomofilachia o di critica logica da parte della Corte Suprema (v. Cass., Sez. Un., 11/4/2012, n. 5698) il che distingue il ricorso di legittimità dalle impugnazioni di merito (v. Cass., 23/6/2010, n. 15180).

E’ al riguardo appena il caso di osservare che i requisiti di formazione del ricorso per cassazione ex art. 366 c.p.c., vanno indefettibilmente osservati, a pena di inammissibilità del medesimo.

Essi rilevano ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del ricorso, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso (cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 5 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221).

A tale stregua, l’accertamento in fatto e la decisione dalla corte di merito adottata e nell’impugnata decisione rimangono invero dagli odierni ricorrenti non idoneamente censurati.

Va per altro verso posto in rilievo (con particolare riferimento al 4 e al 6 motivo) come, al di là della formale intestazione dei motivi, i ricorrenti deducano in realtà doglianze (anche) di vizio di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), nel caso ratione temporis applicabile, sostanziantesi nel mero omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche come nella specie la contraddittorietà e l’incomprensibilità della motivazione (v. pag. 30 ric.) ovvero l’omessa e a fortiori l’erronea valutazione di determinate emergenze probatorie (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, conformemente, Cass., 29/9/2016, n. 19312).

A tale stregua, i ricorrenti inammissibilmente prospettano invero una rivalutazione del merito della vicenda comportante accertamenti di fatto invero preclusi a questa Corte di legittimità, nonchè una rivalutazione delle emergenze probatorie, laddove solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, non potendo in sede di legittimità riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, atteso il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi.

Non può d’altro canto sottacersi, con particolare riferimento al 4 al 5 e al 6 motivo, che non risultano dal ricorrente invero nemmeno indicati i criteri legali d’interpretazione del contratto asseritamente violati. E con particolare riferimento al 7 motivo, che non risultano invero dal ricorrente formulati argomenti a sostegno della mossa censura.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 5.600,00, di cui Euro 5.400,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore della controricorrente.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 7 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA