Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18034 del 21/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 21/07/2017, (ud. 20/04/2017, dep.21/07/2017),  n. 18034

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NEGRI LA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23246-2011 proposto da:

C.F., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CIPRO 77, presso lo studio dell’avvocato GERARDO RUSSILLO,

che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5315/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/10/2010 R.G.N. 10092/2006.

Fatto

RILEVATO

che, con la sentenza n. 5315/2010 la Corte di Appello di Roma ha dichiarato inammissibile il gravame proposto avverso la pronuncia, emessa dal Tribunale della stessa città, con la quale erano state rigettate le richieste di C.F. formulate nei confronti di Poste Italiane spa e dirette alla declaratoria di nullità della clausola di apposizione del termine al contratto stipulato tra le parti, dal 15.5.2003 al 30.6.2003, ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, per “ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale inquadrato nell’Area Operativa e addetto al servizio di recapito presso la Filiale di (OMISSIS), assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro che avverso tale sentenza C.F. ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un motivo;

che Poste Italiane spa ha resistito con controricorso;

che il P.G. non ha formulato richieste;

che nell’interesse del ricorrente è stata depositata memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il ricorso per cassazione, si censura: 1) l’omessa pronuncia, in violazione degli artt. 112,342 e 434 c.p.c., in relazione alla prospettata violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 (art. 360 c.p.c., nn. e 4) per avere i giudici di seconde cure erroneamente ritenuto che il ricorso in appello fosse inammissibile per la mancanza di chiare e puntuali censure nei confronti della sentenza impugnata quando, invece, erano state indicate in maniera specifica le ragioni per le quali la sentenza avrebbe dovuto essere riformata;

che il motivo è inammissibile perchè il ricorrente ha omesso di indicare specificamente il contenuto dell’atto di appello ovvero l’indicazione analitica dei motivi di appello formulati in modo da consentire, al giudice di legittimità, di esaminare le censure del ricorso per cassazione senza incorrere in un soggettivismo interpretativo dell’atto processuale nella individuazione delle parti rilevanti in relazione alle doglianze mosse (cfr. in motivazione Cass. 10.4.2014 n. 8450); che, alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2017

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