Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18030 del 21/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 21/07/2017, (ud. 30/03/2017, dep.21/07/2017),  n. 18030

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19179-2011 proposto da:

C.V. C.F. (OMISSIS), B.D. C.F. (OMISSIS),

B.E. C.F. (OMISSIS), BI.DA. C.F. (OMISSIS),

B.L. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G.

AVEZZANA 1, presso lo studio dell’avvocato ORNELLA MANFREDINI, che

li rappresenta e difende unitamente all’avvocato ORLANDO OLIVIERI,

giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

EQUITALIA MARCHE S.P.A. AGENTE RISCOSSIONE PROVINCE MARCHE, SEDE

PROVINCIALE DI ANCONA C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

ZANARDELLI 23, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA PERONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato SALVATORE MENDITTO, giusta

delega in atti;

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, in

proprio e quale mandatario della CARTOLARIZZAZIONE CREDITI INPS

S.C.C.I. S.P.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto,

rappresentato e difeso dagli Avvocati CARLA D’ALOISIO, ANTONINO

SGROI, LELIO MARITATO, giusta delega in atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 661/2010 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 10/12/2010 R.G.N. 447/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/03/2017 dal Consigliere Dott. CAVALLARO LUIGI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO GIANFRANCO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

udito l’Avvocato SGROI ANTONINO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza depositata il 10.12.2010, la Corte d’appello di Ancona, in riforma della pronuncia di primo grado, rigettava l’opposizione proposta da C.V. e altri consorti avverso la cartella esattoriale con cui era stato loro ingiunto di pagare all’INPS somme per contributi omessi dal loro dante causa B.M..

La Corte, in particolare, riteneva che la cartella non costituisse atto di esecuzione forzata e che pertanto, la sua emissione non fosse inibita dall’art. 506 c.c., nei confronti degli eredi che avevano accettato con beneficio d’inventario pur dopo la pubblicazione dell’elenco dei creditori di cui all’art. 498 c.c..

Ricorrono contro tale pronuncia C.V. e gli altri coeredi, proponendo un unico motivo di censura. L’INPS e la società concessionaria dei servizi di riscossione resistono con distinti controricorsi. Quest’ultima, nelle more divenuta Equitalia Centro s.p.a., ha anche depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di censura, i ricorrenti si dolgono di violazione e falsa applicazione dell’art. 506 c.c., per avere la Corte di merito ritenuto che la cartella di pagamento non costituisse un atto di esecuzione forzata, come tale inibito, dopo la pubblicazione dell’elenco di cui all’art. 498 c.c., nei confronti degli eredi che hanno accettato con beneficio d’inventario: a loro avviso, infatti, la notifica della cartella esattoriale metterebbe capo non già ad un’azione di cognizione, bensì ad una vera e propria procedura esecutiva, ancorchè speciale, che non potrebbe svolgersi al di fuori delle regole del concorso.

Il motivo è infondato.

Questa Corte, infatti, ha già fissato il principio di diritto secondo cui la cartella di pagamento con cui l’ente previdenziale fa valere un credito contributivo non è un atto esecutivo, ma, limitandosi a preannunciare l’esercizio dell’azione esecutiva, è piuttosto parificabile al precetto, di talchè la sua notificazione all’erede, in pendenza della procedura di liquidazione dell’eredità con beneficio d’inventario, non rientra nella previsione dell’art. 506 c.c., che vieta le procedure esecutive dopo la pubblicazione prescritta dall’art. 498 c.c., comma 3, (Cass. n. 299 del 2017).

Il ricorso, pertanto, va rigettato. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 1.300,00, di cui Euro 1.200,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge, per ciascuno dei controricorrenti.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 30 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2017

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