Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17994 del 20/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/07/2017, (ud. 06/06/2017, dep.20/07/2017),  n. 17994

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15510/2016 proposto da:

RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A. (C.F. (OMISSIS), P.I. (OMISSIS)), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio

dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la rappresenta e difende

unitamente agli avvocati ANTONINO SACCA’ e ROSA PINO;

– ricorrente –

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA Q MAIORANA

9 presso lo studio legale FAZZARI, presso lo studio dell’avvocato

AURORA FRANCESCA NOTARIANNI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A. (C.F. (OMISSIS), P.I. (OMISSIS)), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio

dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la rappresenta e difende

unitamente agli avvocati ANTONINO SACCA’ e ROSA PINO;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 144/2016 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 5/2/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 6/6/2017 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Messina in solo parziale riforma della decisione del Tribunale della stessa sede, previa conferma della declaratoria di illegittimità dei contratti di arruolamento (a viaggio c/o a termine) stipulati tra C.G. e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. dal 1998 al 2008 per genericità delle indicazioni contenute negli stessi ed insufficienza a configurare un pieno adempimento delle disposizioni del codice della navigazione, della pronuncia di instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato e della quantificazione in 12 mensilità dell’indennità risarcitoria della L. n. 183 del 2010, ex art. 32,condannava la società a corrispondere al lavoratore anche la retribuzione dovuta dalla data della sentenza di primo grado fino alla riassunzione;

– avverso tale sentenza Rete Ferroviaria S.p.A. propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi;

– C.G. resiste con controricorso e formula, altresì, ricorso incidentale cui la società resiste con controricorso;

– la proposta del relatore, ai sensi dell’ars. 380-bis c.p.c., stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

– entrambe le parti hanno depositato memorie;

– il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– con il primo motivo la società denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 332 c.n., 2, artt. 325 e 373 c.n., in relazione alla ritenuta nullità parziale del contratto di arruolamento ed alla affermata continuità del rapporto. Si osserva che l’art. 332 c.n., prevede la sanzione della trasformazione di diritto del contratto esclusivamente quando dal contratto stesso o dal ruolo dell’equipaggio non risulti che l’arruolamento sia stato stipulato a viaggio o a tempo determinato e che tale sanzione, invece, non è prevista per il caso in cui non risulti dal contratto di arruolamento il viaggio o i viaggi da compiere; nella specie, dunque, la mancanza della specificazione del viaggio non poteva determinare l’equiparazione al contratto di diritto comune con l’apposizione di un termine nullo ed in conseguenza non poteva essere respinta la formulata eccezione di prescrizione;

– il motivo è inammissibile alla luce del consolidato orientamento di questa Corte del quale la Corte di appello ha fatto corretta applicazione (art. 360 bis c.p.c.): rif. Cass. 17 marzo 2001, n. 3869; Cass. 17 gennaio 2005, n. 777; Cass. 11 aprile 2005, n. 7368; Cass. 8 giugno 2005, n. 11939; Cass. 14 luglio 2005, n. 14814, Cass. 16 settembre 2014, n. 19494 che hanno ritenuto la tesi restrittiva prospettata dalla società di navigazione (secondo cui, in sostanza, è sufficiente la spendita delle espressioni a viaggio o a termine perchè non possa trovare applicazione l’art. 332 c.n., comma 2) contraria a principi di carattere venerale e alla ratio della previsione legislativa che non ha affatto inteso affermare che la astratta denominazione del contratto come contratto a termine o a viaggio sia sufficiente all’effettiva qualificazione dello stesso in tal senso, anche in mancanza della effettiva specificazione del termine o del viaggio;

– con il secondo motivo la società denuncia violazione della L. n. 183 del 2010, art. 32, per avere la Corte di appello disatteso la richiesta di riduzione dell’indennità risarcitoria formulata da R.F.I. S.p.A.;

– il motivo è infondato;

– la Corte di merito ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto corretta la determinazione in dodici mensilità dell’indennità di cui all’art. 32 cit. individuandole, da un lato, nelle dimensioni aziendali, e dall’altro, nel numero dei contratti stipulati tra le parti e nell’anzianità del lavoratore. Si tratta, all’evidenza, di una corretta applicazione dei criteri di cui della L. 15 luglio 1966, n. 604, citato art. 8, involgente, peraltro, valutazioni di merito che non possono essere sindacate in questa sede (Cass. 22 gennaio 2014, n. 1320, Cass. 5 marzo 2014, n. 5198, Cass. 17 marzo 2014, n. 6122, Cass. 8 settembre 2014, n. 18902);

– ragioni di ordine logico impongono a questo punto, prima dell’esame del terzo motivo di ricorso della società, quello del ricorso incidentale con il quale il lavoratore ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., artt. 1218,1223,1223,1226,2103,2059 c.c. e art. 432 c.p.c., nonchè omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento del danno ulteriore per forzata inattivi come danno esistenziale ed alla professionalità;

– tale ricorso è manifestamente infondato;

– è pur vero che il lavoratore ha testualmente riportato il contenuto dell’appello incidentale e la richiesta di riforma della sentenza di primo grado con il riconoscimento del danno esistenziale ed alla professionalità, tuttavia dell’analoga domanda avanzata in sede di ricorso di primo grado non vi è traccia negli atti di causa;

– si rileva dalla sentenza impugnata e dal ricorso incidentale che il lavoratore aveva chiesto il solo risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni dovute negli intervalli di tempo non lavorati;

– la domanda aveva, dunque, avuto ad oggetto espressamente il solo danno patrimoniale (tanto si evince chiaramente dal fatto che il risarcimento commisurato alle retribuzioni era stato chiesto in via subordinata/alternativa rispetto al pagamento diretto delle retribuzioni per i periodi di tempo in cui non era stata resa la prestazione lavorativa – cfr. pag. 2 della sentenza -) mentre alcun cenno vi era stato a quello non patrimoniale (nel cui ambito è ricompreso tanto il danno esistenziale, quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona, quanto il danno alla professionalità quale compromissione delle aspettative di sviluppo della personalità del lavoratore che si svolge nella formazione sociale costituita dall’impresa – cfr. Sezioni Unite n. 26972 in data 24 giugno 2008 -);

– è vero che è stato ritenuto (in materia di demansionamento) che è configurabile a carico del lavoratore un danno, costituito da un impoverimento) delle sue capacità per il mancato esercizio quotidiano del diritto di elevare la professionalità lavorando, sicchè per la liquidazione di tale danno è ammissibile, nell’ambito di una valutazione necessariamente equitativa, il ricorso al parametro) della retribuzione, tuttavia è pur sempre necessaria ab initio una specifica deduzione di tale danno;

– consentire solo in appello una specificazione del danno preteso nei termini indicati dal ricorrente incidentale comporterebbe un inammissibile ingresso di un nuovo tema di indagine ed una modifica dell’oggetto sostanziale dell’azione in violazione del contraddittorio;

– così non è incorsa in alcuna omessa pronuncia la Corte di appello in relazione ad una domanda inammissibile non sussistendo al riguardo alcun obbligo del giudice di pronunciarsi nel merito non potendo lo stesso ritenersi implicitamente ricompreso in una domanda risarcitoria nella domanda così come formulata dal ricorrente (cfr. ex multis Cass. 2 dicembre 2010, n. 24445; Cass. 25 maggio 2006, n. 12412);

– con il terzo motivo la società denuncia la violazione dell’art. 91 c.p.c., in relazione alla mancata compensazione delle spese per non essere state ritenute fondate tutte le doglianze dell’appello incidentale proposta dal lavoratore;

– il motivo e infondato;

– corretta è stata la valutazione della Corte di merito che ha ritenuto, nel complesso, prevalente la soccombenza della società. Si ricorda che, come ripetutamente affermato da questa Corte, non è neppure sufficiente a supportare una pronuncia di compensazione delle spese la mera riduzione della domanda, permanendo comunque una sostanziale soccombenza della controparte che deve essere adeguatamente riconosciuta anche sotto il profilo della suddivisione del carico delle spese (v., per tutte, Cass. 11 febbraio 2016, n. 2709, Cass. 23 gennaio 2012, n. 901, Cass. 8 marzo 2010, n. 5598). Del resto, il criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza non può essere basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna delle parti ma comporta una valutazione nel suo complesso dell’oggetto della lite (cfr. Cass., 24 gennaio 2013, n. 1703). Egualmente, il rigetto tanto dell’appello principale quanto di quello incidentale (e nella specie l’appello incidentale è stato anche parzialmente accolto) non obbliga il giudice a disporre la compensazione totale o parziale delle spese processuali, il cui regolamento, fuori della ipotesi di violazione del principio della soccombenza per essere stata condannata la parte totalmente vittoriosa, è rimesso, anche per quanto riguarda la loro compensazione, al potere discrezionale del giudice di merito (Cass. 2 luglio 2008 n. 18173, Cass. 23 maggio 1980, n. 3405);

– ricorre con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375 c.p.c., n. 5, per la definizione camerale del processo;

– conclusivamente, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso principale e quello incidentale vanno rigettati;

– la reciproca soccombenza consente la compensazione parziale delle spese di lite in ragione di un terzo; per i restanti due terzi esse rimangono a carico della ricorrente principale;

– va dato atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale. Condanna la ricorrente principale al pagamento in favore del controricorrente di due terzi delle spese di lite, da attribuirsi all’avv. Aurora Notarianni, anticipatario, e compensa tra le parti la residua quota. liquida per intero tali spese in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente principale e del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 6 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2017

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