Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17993 del 09/07/2018

Civile Ord. Sez. L Num. 17993 Anno 2018
Presidente: MANNA ANTONIO
Relatore: ARIENZO ROSA

ORDINANZA
sul ricorso 13628-2016 proposto da:
A.A.
– ricorrente contro

2018
1658

RIVIERA TRASPORTI PIEMONTE S.R.L., in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA F.DENZA 15, presso lo studio
dell’avvocato NICOLA PAGNOTTA, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato CLAUDIO DANIELE MOSE’

Data pubblicazione: 09/07/2018

MORPURGO, giusta delega in atti;
– controricorrente avverso la sentenza n. 175/2016 della CORTE D’APPELLO
di TORINO, depositata il 24/03/2016, R. G. N.
44/2016;

Il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

RILEVATO CHE:
1. con sentenza del 24.3.2016, la Corte di appello di Torino
respingeva il reclamo proposto da A.A. avverso la
sentenza del Tribunale di Cuneo, che aveva rigettato il ricorso in
opposizione proposto dal predetto avverso il provvedimento in fase

respinto il ricorso ai sensi dell’art. 1, comma 48, della legge
suindicata, per essere la lettera di contestazione ritualmente
pervenuta al destinatario e per essere la stessa contestazione
specifica e tempestiva, essendo risultate, poi, confermate le condotte
poste a fondamento del licenziamento sia su base documentale che
tramite escussione dei testi;
2. la Corte di Torino riteneva che la lettera di contestazione era
pervenuta all’indirizzo del destinatario, riportato nella ricevuta di consegna e corrispondente al domicilio
del A.A., e che il disconoscimento da parte del predetto della
sigla apposta sul documento di consegna non valeva a porre nel nulla
la validità e l’efficacia del medesimo, ma unicamente ad escludere
che il A.A. fosse l’autore della sottoscrizione, laddove, con
riferimento alle altre parti del documento, le annotazioni erano del
corriere addetto al recapito e non potevano pertanto essere
influenzate dal disconoscimento del reclamante. Evidenziava, poi,
che l’utilizzo di corriere privato, anziché del servizio di Poste Italiane,
non rilevava ai fini voluti, in quanto non si trattava di notificazione di
atti processuali, ma di atto privato, per il quale (negozio unilaterale
recettizio) era sufficiente, ai fini dell’operatività della presunzione di
conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., che l’atto fosse diretto ad una
determinata persona e fosse giunto all’indirizzo del destinatario,
qualunque fosse stato il mezzo impiegato per il suo recapito;

i

sommaria ai sensi della legge 92/12, con il quale ne era stato

3.

il giudice del gravame osservava che il A.A. era stato

destinatario di precedenti quattro contestazioni disciplinari che
avevano dato luogo all’irrogazione di sanzioni conservative con
riferimento a condotte sempre riguardanti i rapporti con l’utenza, nel
corso dei quali lo stesso, utilizzando la propria posizione di autista di

instaurato indebitamente contatti personali via Web con ragazzi e
studenti all’apparente scopo di fornire notizie e raccomandazioni sugli
abbonamenti aziendali, con esorbitanza dalle proprie mansioni e
danni all’immagine per l’azienda; rilevava che gli addebiti della lettera
del 23.4.2014 segnavano il superamento del limite di tollerabilità di
tale contegno, che le censure di genericità e tardività erano da
disattendere

in

relazione

alla

collocazione temporale

della

contestazione in tempo ravvicinato alle ultime segnalazioni e che le
condotte, oltre quelle di porre in essere tecniche improprie di
avvicinamento di ragazzi minorenni, utenti del servizio, erano
consistite anche in abnormi denunce nei confronti dell’autorità,
presentate con modalità inaccettabili e con richiesta dell’intervento di
una pattuglia per fatti di esiguo valore, omettendosi di completare il
servizio di trasporto, eseguito con condotta di guida pericolosa;
4. di tale decisione domanda la cassazione il A.A., affidando
l’impugnazione a quattro motivi, cui ha resistito, con controricorso la
società;
5. il P.G. ha depositato le proprie conclusioni scritte.
CONSIDERATO CHE:
1. con il primo motivo, si denunzia violazione e falsa applicazione
degli artt. 214, 215, 216, 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 1335 c.c., sul
rilievo che, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte, la scrittura
privata disconosciuta e non seguita da verificazione non poteva

2

linea, ed approfittando della costante presenza sull’autobus, aveva

essere in alcun modo presa in considerazione ai fini della decisione e
che sull’avviso di consegna non era rinvenibile alcuna sottoscrizione
da parte dell’addetto al recapito, ma solo la firma falsamente
attribuita al A.A.; si insiste sulla mancata proposizione di valida
istanza di verificazione ai fini dell’acquisizione di efficacia probatoria

2. con il secondo motivo, si lamenta violazione e/o falsa applicazione
dell’art. 1335 c.c., in relazione alla non operatività della presunzione
di conoscenza con riferimento alla spedizione effettuata a mezzo
corriere privato;
3.

omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 n. 4

c.p.c., in relazione alla riproposizione della querela di falso in sede di
gravame viene dedotta con il terzo motivo;
4. con il quarto motivo, si censura la regolamentazione delle spese;
5. il primo motivo è fuori centro rispetto alle motivazioni addotte dal
giudice del gravame e come tale inammissibile, in quanto la decisione
impugnata si fonda correttamente sulla ritenuta rilevanza, ai fini della
prova della ricezione della lettera di contestazione, dell’ arrivo di
quest’ultima nella sfera di disponibilità del destinatario e sulla
considerazione che la ricevuta di consegna ben poteva essere
sottoscritta anche da soggetto diverso dal A.A.; la disamina
compiuta ha indotto il giudice del gravame ad attribuire rilevanza alle
annotazioni dell’addetto al recapito contenute sull’avviso, il cui
contenuto non è confutato adeguatamente dal ricorrente, il quale non
indica nemmeno dove è rinvenibile il documento su cui si fondano le
sue doglianze;
6. i principi affermati sono in linea con quelli sanciti dalla Corte di
legittimità secondo cui, in tema di licenziamento individuale, è rituale

3

dell’avviso di ricevimento;

la comunicazione del provvedimento di recesso che venga effettuata
al dipendente mediante lettera raccomandata spedita al suo domicilio,
presupponendo l’operatività della presunzione di cui
all’art.1335 cod. civ. che la dichiarazione sia “diretta ad una
determinata persona” e che essa “giunga all’indirizzo del

n. 13087) e, qualora il recesso sia comunicato con lettera
raccomandata, regolarmente ritirata da familiare convivente del
lavoratore, opera la presunzione di conoscenza di cui
all’art. 1335 cod. civ., sicché incombe sul lavoratore l’onere della
prova dell’impossibilità incolpevole di avere notizia dell’atto recettizio,
non essendo sufficiente la semplice prova della mancata conoscenza
di esso (cfr. Cass. 24.3.2014 n. 6845);
7. la doglianza, per quanto rilevato, non coglie nel segno laddove
invoca l’operatività di principi diversi che esulano dalla dirimente
osservazione della validità della ricezione ove il ritiro sia avvenuto ad
opera di persona diversa dal destinatario, purchè il recapito sia
effettuato all’indirizzo di quest’ultimo;
8.

con riguardo al secondo motivo, ad onta del richiamo del

ricorrente al precedente di questa Corte n. 418/2005, riferito alla
presunzione di arrivo a destinazione di raccomandata inviata a mezzo
di corriere privato, deve rilevarsi che nel caso considerato si è
motivato facendo riferimento anche alla circostanza che non si
trattasse nella specie di atti processuali (soggetti a termini di
decadenza) e tale motivazione pure posta a sostegno della decisione
di rigetto del motivo di gravame non è stata oggetto di specifica
censura;
9. va, poi, ribadito il principio sancito da Cass. 5.6.2009 n.13087,
richiamata dalla Corte di Torino, dell’irrilevanza, ai fini dell’operatività

4

destinatario”, qualunque sia il mezzo impiegato (cfr. Cass. 5.6.2009

della presunzione di conoscenza, del mezzo impiegato per la
comunicazione di lettera raccomandata (vedi anche Cass. 22 agosto
2007, n. 17868; 8 agosto 2007, n. 17417; 16 gennaio 2006, n. 758);
10. in particolare, Cass. 758/2006 così si esprime: La giurisprudenza
della Corte afferma univocamente che la presunzione di conoscenza

c.c., opera per il solo fatto oggettivo dell’arrivo della dichiarazione nel
luogo indicato dalla norma, indipendentemente dal mezzo di
trasmissione adoperato e dall’osservanza delle disposizioni del codice
postale. Incombe, pertanto, sullo stesso destinatario l’onere di
provare di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di
acquisire la conoscenza medesima (vedi Cass. 4 giugno 2002,
n. 8073)” e viene, altresì, precisato che l’onere di provare l’avvenuto
recapito all’indirizzo del destinatario può essere assolto avvalendosi di
qualsiasi mezzo di prova, e quindi anche di presunzioni, idonee a
provare l’invio dell’atto in un luogo che per collegamento ordinario o
normale frequenza o preventiva indicazione appartenga alla sfera di
dominio o controllo del destinatario (Cass., 30 luglio 2002, n. 11302);
si aggiunge che la lettera raccomandata – anche in mancanza
dell’avviso di ricevimento – costituisce prova certa della spedizione
attestata dall’ufficio postale attraverso la ricevuta, da cui consegue la
presunzione, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della
spedizione e dell’ordinaria regolarità del servizio postale, di arrivo
dell’atto al destinatario e di conoscenza ex art. 1335 c.c, dello stesso,
per cui spetta al destinatario l’onere di dimostrare la mancata
conoscenza dell’atto (Cass. 24 novembre 2004, n. 22133);
11. da questi principi non si è discostata la sentenza impugnata,
cosicché perde qualsiasi rilevanza la circostanza evidenziata nella
formulazione del relativo motivo di impugnazione, essendo evidente
la rilevanza dell’utilizzo del servizio postale nella specifica ipotesi di

5

delle dichiarazioni altrui da parte del destinatario, posta dall’art. 1335

mancanza dell’avviso di ricevimento, che non osta all’operatività della
presunzione di conoscenza in relazione alla valenza presuntiva
attribuibile alla regolarità del servizio, ipotesi differente da quella qui
esaminata;
12.

quanto al terzo motivo, è evidente che la motivazione addotta

sulla ritenuta attribuzione delle ulteriori annotazioni all’addetto al
recapito è incompatibile ed assorbe ogni ulteriore considerazione sulla
rilevanza della querela di falso, della quale, peraltro, non sono
specificati i termini di relativa proposizione (elementi e prove della
falsità);
13. nel quarto motivo non vi è specificazione del vizio in rubrica, ma
la censura afferma un principio di carattere generale secondo il quale
la cassazione della sentenza impugnata travolge necessariamente
anche il capo relativo alla condanna alle spese giudiziali e, pertanto, è
evidente che, in tale ipotesi, anche in mancanza di istanza specifica
della parte vittoriosa, sia necessario pronunziare, ove il giudizio si
concluda senza rinvio, in ordine alle spese dei giudizi di merito, pur
difettando un espresso motivo di impugnazione;
14. tuttavia, l’esito negativo per il ricorrente del presente ricorso per
cassazione rende coerente la decisione che ha accollato il pagamento
delle spese al predetto, soccombente nelle fasi del merito;
15. alla stregua delle svolte considerazioni, il ricorso deve essere
complessivamente respinto;
16.

le spese del presente giudizio di legittimità seguono la

soccombenza del ricorrente e sono liquidate come da dispositivo;
17.

sussistono le condizioni di cui all’art. 13, comma 1 quater, dPR

115 del 2002;

6

dalla Corte sulla irrilevanza del soggetto che ha ricevuto la lettera e

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 200,00 per
esborsi, euro 4000,00 per compensi professionali, oltre accessori
come per legge, nonché al rimborso delle spese forfetarie in misura

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 art. 13, comma 1 quater, dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del
ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma dell 1 art.13, comma1bis, del
citato D.P.R..
Così deciso in Roma, in data 17 aprile 2018
Il Presidente
Dott. Antonio Manna

Il Funzionar
Dott

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA