Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17983 del 20/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/07/2017, (ud. 15/12/2016, dep.20/07/2017),  n. 17983

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8107-2016 proposto da:

A.M.C., C.V., M.F.,

CI.FR., V.L., T.T., elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZALE DELLE BELLE ARTI N 8, presso lo studio

dell’avvocato ANTONINO PELLICANO’, che li rappresenta e difende

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di CATANZARO, depositato il

20/02/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/12/2016 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

udito l’Avvocato Antonino Pellicanò per i ricorrenti.

Fatto

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO

Con decreto emesso dal Consigliere delegato della Corte d’Appello di Catanzaro del 5/3/2015, veniva dichiarata l’incompetenza del giudice adito in ordine alla richiesta di equo indennizzo proposta dagli odierni ricorrenti, relativamente alla irragionevole durata del processo previdenziale intrapreso dinanzi alla Pretura di Palmi in data 5/3/1997, e definito con sentenza n. 1165 del 16/7/2013 della Corte d’Appello di Messina, designata quale giudice di rinvio a seguito della cassazione ad opera della sentenza di questa Corte n. 12681/2008 della decisione della Corte d’Appello di Reggio Calabria che aveva ritenuto inammissibile l’appello proposto avverso la decisione del giudice di prime cure.

Riteneva il giudice adito che la competenza doveva radicarsi dinanzi alla Corte d’Appello di Reggo Calabria ai sensi del combinato disposto della L. n. 89 del 2001, art. 3 e dell’art. 11 c.p.p..

A seguito di opposizione, la Corte d’Appello in composizione collegiale, con decreto del 20/2/2016 disattendeva le doglianze dei ricorrenti, ritenendo corretta la valutazione del Consigliere delegato in quanto, a mente del disposto di cui all’art. 3 citato, occorre avere riguardo al distretto cui appartiene l’autorità giudiziaria dinanzi al quale il procedimento presupposto si sia concluso o estinto relativamente ai gradi di merito.

Poichè nella fattispecie la causa si era conclusa dinanzi alla Corte d’Appello di Messina, quale giudice del rinvio, la competenza per territorio sulla domanda proposta si radicava presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Per la cassazione di questo decreto gli opponenti hanno proposto ricorso sulla base di un motivo illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c. il Ministero ha resistito con controricorso.

Con un unico motivo si deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 3 in quanto la soluzione alla quale è pervenuto il giudice di merito contrasta con i principi affermati dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 6306/2010 che hanno affermato che debba aversi riguardo ai fini della competenza per i procedimenti di cui alla cd. Legge Pinto, al luogo in cui ha sede il giudice di merito, dinanzi al quale ha avuto inizio il giudizio presupposto.

Inoltre la Corte di Appello avrebbe errato nel ritenere che il giudizio di rinvio fosse un giudizio di merito.

Per l’effetto poichè il giudizio è stato intrapreso dinanzi al Pretore di Palmi (poi divenuto Tribunale a seguito dell’istituzione del giudice unico) si palesa corretta la scelta di introdurre il presente giudizio dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro.

Occorre rilevare in primo luogo l’erroneità della scelta dei ricorrenti di impugnare la decisione gravata con il ricorso ordinario.

Ed infatti, costituisce principio consolidato nella giurisprudenza della Corte quello secondo cui (cfr. ex multis Cass. n. 12586/1999) le pronunce sulla sola competenza, pur se emesse in grado di appello e pur quando abbiano riformato per incompetenza la sentenza di primo grado riguardante anche il merito, sono impugnabili soltanto con il regolamento necessario di competenza, a norma dell’art. 42 c.p.c., il quale non distingue tra sentenza di primo e secondo grado e configura, quindi, il regolamento di competenza come mezzo d’impugnazione tipico per ottenere la statuizione definitiva sulla competenza. Ne consegue che, nella detta ipotesi, è inammissibile l’impugnazione proposta nelle forme del ricorso ordinario per cassazione, salva la possibilità di conversione in istanza di regolamento di competenza, qualora risulti osservato il termine perentorio prescritto dall’art. 47 c.p.c., comma 2, tenendo conto che ai fini della decorrenza del termine per la proposizione del regolamento la notificazione della sentenza costituisce equipollente della comunicazione della sentenza stessa (conf. Cass. n. 5391/2009, e con specifico riferimento ai procedimenti di cui alla L. n. 89 del 2001, Cass. n. 9268/2015).

Nella fattispecie però ricorrono le condizioni per l’operatività della conversione, posto che il provvedimento impugnato è stato depositato in data 20/2/2016, e che il ricorso è stato notificato in data 18/3/2016, nel rispetto del termine di cui all’art. 47 c.p.c., comma 2, e ciò anche ove per ipotesi il decreto impugnato fosse stato comunicato alla parte il medesimo giorno della sua pubblicazione (manca infatti in atti la prova dell’effettiva comunicazione, che per quanto detto è irrilevante ai fini dell’affermazione della tempestività dell’impugnazione).

Passando al merito ritiene tuttavia la Corte che non possano trovare accoglimento le deduzioni dei ricorrenti, in quanto si ritiene debba darsi continuità a quanto affermato, con specifico riferimento alle ipotesi di definizione della causa dinanzi al giudice di rinvio, da Cass. n. 17116/2014 che ritiene che la competenza ex art. 11 c.p.p. debba determinarsi guardando alla localizzazione del giudice di rinvio.

Depone in tal senso la lettera stessa della L. n. 89 del 2001, art. 3 che appunto fa riferimento ai fini della competenza al giudice dinanzi al quale il procedimento presupposto si è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito.

Il richiamo al precedente delle Sezioni Unite n. 6306/2010 (nonchè alla coeva n. 6307/2010) non risulta quindi pertinente rispetto alla fattispecie in esame, in quanto, ribadita la natura del giudizio di rinvio quale giudizio comunque di merito, il precedete richiamato attiene alla diversa ipotesi in cui il giudizio sia stato poi definito in sede di legittimità (ovvero dinanzi al giudice amministrativo in secondo grado), essendosi però ribadito che ai fini della competenza bisogna avere riguardo al giudice di merito dinanzi al quale il processo era stato iniziato.

Laddove però la Corte di Cassazione non definisca il processo, ma cassi con rinvio, la conclusione nel merito è affidata appunto al giudice del rinvio ed è in relazione alla localizzazione di questi che occorre procedere alla individuazione del giudice competente ai sensi dell’art. 3 citato.

Per l’effetto deve essere dichiarata la competenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria, essendo stato il processo presupposto definito dalla Corte d’Appello di Messina quale giudice del rinvio.

Tuttavia attesa a complessità della questione giuridica oggetto del presente giudizio si ritiene che sussistano i presupposti per la compensazione delle spese di lite.

Tuttavia risultando dagli atti del giudizio che il procedimento in esame è considerato esente dal pagamento del contributo unificato, non si deve far luogo alla dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e dichiara la competenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria; compensa le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 15 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2017

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