Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17967 del 30/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 30/07/2010, (ud. 24/06/2010, dep. 30/07/2010), n.17967

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso proposto da:

COMUNE di SAN BENEDETTO del TRONTO, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via F.

Denza n. 20, presso lo studio degli Avv.ti del Federico Lorenzo e

Laura Rosa, rappresentato e difeso, giusta delega a margine del

ricorso e determina comunale n. 1406 del 14.10.2008, dall’Avv. del

Federico Lorenzo;

– ricorrente –

Contro

IL TRITONE di Balestra e Bernardini SNC con sede in

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimata –

Avverso la sentenza n. 26/08/2007 della Commissione Tributaria

Regionale di Ancona – Sezione n. 08, in data 08.03.2007, depositata

il 19 luglio 2007;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

24 giugno 2010 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;

Presente il Procuratore Generale dott. Pietro Abbritti.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO e MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte;

Considerato che nel ricorso iscritto al n. 25208/2008 R.G., e’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione: “1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 26/08/2007, pronunziata dalla CTR di Ancona Sezione n. 08 l’08.03.2007 e DEPOSITATA il 19 luglio 2007. Il ricorso, che attiene ad impugnazione di avviso di accertamento per omessa denuncia e mancato versamento, relativo ad ICI dell’anno 1999, censura l’impugnata decisione per violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, commi 1 e 2.

2 – L’intimata societa’, non ha svolto difese in questa sede.

3 – La decisione impugnata, ha rigettato l’appello del Comune ed escluso, nel caso, l’imponibilita’ del manufatto, esistente su area demaniale, oggetto di Concessione del Comandante della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto.

4 – La questione posta con il mezzo, va esaminata, tenendo conto del quadro normativo di riferimento e dei principi affermati in sede di interpretazione ed applicazione delle relative norme, alla cui stregua, sembra, debba ritenersi che un bene demaniale oggetto di concessione, sul quale insista un fabbricato, puo’ ritenersi imponibile ai fini ICI, non solo alla stregua della legislazione vigente come modificata, prima dal D.Lgs n. 446 del 1997, art. 58, comma 1 e dopo dalla L. n. 388 del 2000, art. 18, comma 3 ma pure dell’originaria formulazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3.

E’ stato, infatti, chiarito che la L. n. 388 del 2000, art. 18, applicato dai Giudici di appello, modificando il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, comma 2, ha esteso la soggettivita’ passiva dell’imposta ai concessionari di aree demaniali, ma che la fattispecie considerata dalla norma riguarda appunto – come e’ reso palese dal tenore letterale della disposizione -il mero concessionario di area demaniale, precedentemente di certo non soggetto all’imposta, ma non il proprietario di un immobile costruito, in forza di concessione, su un’area demaniale, che invece secondo la giurisprudenza di questa Corte – doveva ritenersi gia’ soggetto ad ICI. Si e’, altresi’, affermato, da ultimo, nelle sentenze 22757/04 e 8637/05, che il provvedimento amministrativo di concessione ad aedificandum su un area demaniale puo’ in astratto dare luogo sia ad un diritto di natura reale, riconducibile alla proprieta’ superficiaria (cfr. Cass. 1718/07 e 21054/07, con riferimento all’ipotesi di stabilimento balneare), sia ad un diritto di natura personale, che possa essere fatto valere nei confronti del solo concedente, gravando sulla parte che invoca tale seconda configurazione giuridica l’onere di dedurre chiari indici rilevatori (Cass. 4402/98 e 7300/01), tra i quali rilievo decisivo deve essere attribuito alla destinazione dell’opera costruita dal concessionario al momento della cessazione del rapporto, “dato che e’ evidente che, se essa torna nella disponibilita’’ del concedente, ci troviamo in presenza di un rapporto obbligatorio” (cosi’ Cass. 22757/04).

Ne deriva che la concreta qualificazione in termini di diritto reale della situazione soggettiva del concessionario, nel caso di proprieta’ superficiaria, importa l’assoggettamento dell’immobile all’ICI in base al testo originario del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, (v. Cass. 7273/99) e non in forza delle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 58, comma 1, che ha espressamente ricompreso tra i soggetti passivi il titolare del diritto di superficie, essendo pacifico nella giurisprudenza di questa Corte il carattere meramente interpretativo della norma del 1997 (Cass. 242/04, 17730/06 e altre) e dalla L. n. 388 del 2000, art. 18 che con riferimento alle mere “aree demaniali”, ha identificato nel “concessionario” il soggetto passivo, eliminando precedenti incertezze interpretative (ex multis Cass. n. 8870/08, n. 9518/08, n. 9936/08).

La decisione impugnata non sembra in linea con i principi desumibili dalle richiamate decisioni, avendo riconosciuto efficacia del tutto innovativa all’art. 18 citato, escludendo, in ogni caso, dalla soggettivita’ passiva ICI i titolari di Concessione, e ritenuto, quindi, irrilevante ogni indagine in ordine alla consistenza del bene oggetto dell’imposizione ed alla natura reale od obbligatoria del diritto costituito in capo concessionario.

6 – Cio’ posto, si ritiene sussistano i presupposti per la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio e la relativa definizione, proponendosi il relativo accoglimento, per manifesta fondatezza, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

Il Relatore Cons. Antonino Di Blasi”.

Considerato che la relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori;

Visti il ricorso e tutti gli altri atti di causa;

Considerato che nessuno ha partecipato all’odierna udienza camerale;

Vista la relazione, stesa in data 18.10.2008 in calce al ricorso, dell’Ufficiale Giudiziario addetto al Tribunale di Ascoli Piceno, dalla quale si evince che non e’ andata a buon fine la notifica tentata all’indirizzo della societa’ destinataria dell’atto e che, invece, e’ stata consegnata quell’altra inviata alla societa’ e “per essa al difensore e domiciliatario costituito nel giudizio di primo grado dott. Evado Fioretti;

Considerato che dall’impugnata sentenza si evince che la societa’ in sede di appello non e’ stata assistita da alcun difensore;

Considerato che deve essere dichiarata la nullita’ della notifica del ricorso, ed assegnato termine per il relativo rinnovo alla parte intimata;

Visti gli artt. 291 e 375 c.p.c..

P.Q.M.

Dichiara la nullita’ della notifica del ricorso; dispone il relativo rinnovo nei confronti dell’intimata societa’; onera dell’incombenza il Comune ricorrente, assegnando all’uopo il perentorio termine di giorni sessanta dalla notifica della presente ordinanza; rinvia la causa a nuovo ruolo.

Cosi’ deciso in Roma, il 24 Giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2010

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