Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17966 del 20/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 20/07/2017, (ud. 18/05/2017, dep.20/07/2017),  n. 17966

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15805/2016 proposto da:

N.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MIRANDOLA 20,

presso lo studio dell’avvocato MARIO RANUCCI, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARIA LAURA PASSANANTE;

– ricorrente –

contro

UCI – UFFICIO CENTRALE ITALIANO SCRL, in persona del legale

rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APRICALE 31,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO VITOLO, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato FILIPPO MARTINI;

– controricorrente –

BASLER ASSICURAZIONI, D.A., M.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 811/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 30/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2017 dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato che con sentenza del 10 aprile – 30 maggio 2015 la Corte d’appello di Palermo ha rigettato l’appello proposto da N.G. avverso sentenza del 13 novembre 2008 del Tribunale di Marsala, sezione distaccata di Castelvetrano, che aveva respinto la domanda, da lui avanzata nei confronti di D.A., M.A., Basler Assicurazioni S.p.A. e Ufficio Centrale Italiano Soc. Cons. a r.l. (che d’ora in avanti si indicherà come UCI) per il risarcimento dei danni da una caduta da cavallo causata dall’urto al cavallo su cui cavalcava che sarebbe stato inferto da un’automobile con targa svizzera, di proprietà della D. e guidata dal M.;

rilevato che il N. ha presentato ricorso, sulla base di tre motivi, da cui degli intimati soltanto UCI si difende con controricorso;

rilevato che il N. ha depositato anche memoria;

rilevato, in primis, che non è fondata l’eccezione di inammissibilità del ricorso presentata dalla controricorrente UCI nel senso che la procura posta a margine del ricorso non sarebbe procura speciale ex art. 365 c.p.c.;

ritenuto che in effetti la procura a margine rinvenibile nel ricorso non menziona espressamente il giudizio di legittimità, perchè delega a rappresentare “nel presente giudizio e negli eventuali gradi compreso il processo esecutivo ed eventuale opposizione”: ma, per consolidata giurisprudenza di questa Suprema Corte che si colloca in una corretta ottica conservativa, la procura posta a margine o in calce al ricorso per cassazione, pur non menzionando espressamente il giudizio di legittimità, risulta comunque esprimere il necessario conferimento dell’incarico al difensore, integrando la procura speciale richiesta dall’art. 365 c.p.c. (tra gli arresti più recenti, Cass. sez. 6-3, ord. 22 gennaio 2015 n. 1205, per cui “il mandato apposto in calce o a margine del ricorso per cassazione è, per sua natura, speciale, senza che occorra per la sua validità alcuno specifico riferimento al giudizio in corso od alla sentenza contro la quale si rivolge, poichè il carattere di specialità è deducibile dal fatto che la procura al difensore forma materialmente corpo con il ricorso o il controricorso al quale essa si riferisce”; conforme Cass. sez. L, 3 luglio 2009 n. 15692; rimarca la sufficienza per rispettare l’art. 365 c.p.c., del materiale congiungimento della procura al ricorso Cass. sez. 2, 7 marzo 2012 n. 3602; e sottolinea la non necessità dello specifico riferimento, in tal caso, a ricorso per cassazione, Cass. sez. 6-2, 1 settembre 2014 n. 18468; e in generale, sul conferimento della procura speciale in rapporto alla ammissibilità del ricorso per cassazione, cfr. da ultimo Cass. sez. 2, 17 marzo 2017 n. 7014);

rilevato, sempre in primis, che nella sua memoria il N. ha eccepito l’inammissibilità del controricorso per preteso difetto di legittimazione processuale della persona fisica che agisce in rappresentanza dell’UCI, ma che tale eccezione non è accoglibile, in quanto, secondo il principio generale della ripartizione dell’onere probatorio, spettava all’eccipiente dimostrare tale difetto, laddove il ricorrente ha soltanto offerto un riferimento generale sugli elementi necessari per l’ammissibilità del controricorso, attestandosi invece quanto al caso concreto su un piano meramente assertivo;

rilevato, passando pertanto all’esame del contenuto del ricorso, che il primo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione e/o falsa applicazione degli artt. 75,77 c.p.c., art. 83 c.p.c., comma 3, artt. 100 e 125 c.p.c., nonchè nullità della sentenza d’appello, in quanto i giudici di merito di entrambi i gradi non avrebbero rilevato d’ufficio “il difetto di legitimatio ad processum e la capacità processuale” dell’UCI perchè rappresentata dal suo Direttore, il quale non avrebbe il potere di rappresentanza sostanziale e processuale nè il potere di conferire la procura in calce alla citazione: ma, a tacer d’altro, l’asserito omesso esercizio di verifica ufficiosa da parte del giudice non può essere – come obietta la controricorrente – denunciato per la prima volta in sede di legittimità, poichè in tal modo viene a costituire una introduzione a opera della parte di una questione nuova, e pertanto inammissibile;

rilevato che il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione dell’art. 2697 c.c., artt. 116 e 253 c.p.c., art. 111 Cost., comma 6, nonchè omesso esame su punti decisivi della controversia, perchè sarebbe errata la valutazione delle risultanze della prova testimoniale rivolta a dimostrare nei particolari la dinamica dell’incidente;

rilevato che, al riguardo, il ricorrente adduce che nell’atto d’appello aveva riportato integralmente le dichiarazioni rese davanti al giudice di prime cure all’udienza del 24 maggio 2005 dai testimoni P.A. e I.F., che il Tribunale aveva ritenuto non avessero fornito elementi idonei per provare i fatti descritti in citazione, e adduce altresì che nell’atto d’appello era stata chiesta ex art. 257 c.p.c., comma 2, la rinnovazione delle prove già assunte in primo grado “sugli stessi articolati”, rinnovazione che il giudice d’appello ha poi effettivamente disposto con ordinanza collegiale del 18 aprile 2013 per chiarire le testimonianze “con particolare riferimento al tipo di autoveicolo che avrebbe investito il cavallo di N.G. ed alla posizione di tale veicolo rispetto all’autovettura su cui erano trasportati gli stessi testi”, espletando quindi la nuova escussione di entrambi i testi all’udienza collegiale del 3 ottobre 2013; nonostante ciò, tuttavia, “nell’impugnata sentenza il nuovo relatore ed estensore”, “andando di contrario avviso al precedente relatore” che aveva invece ritenuto la necessità di ulteriori istruttoria mediante il riesame dei testi, “è incorso in una errata valutazione della prova testimoniale”, senza “fornire una congrua e logica motivazione della soluzione di merito prescelta” e oltrepassando i limiti del gravame;

ritenuto che il motivo è infondato laddove attribuisce, in sostanza, a una decisione monocratica del relatore dell’epoca la disposizione della nuova escussione dei testimoni in ordine a specifiche circostanze – peraltro contraddicendosi nel qualificare, questo correttamente, come collegiale la relativa ordinanza del 18 aprile 2013 -, in quanto la Corte d’appello è un organo collegiale, che effettua la trattazione del gravame nella sua completa composizione (cfr. art. 350 c.p.c., comma 1); e il motivo parimenti è infondato laddove attribuisce una ulteriore decisione monocratica al “nuovo relatore ed estensore”, decisione che consisterebbe nella divergenza dall’ “avviso” del “precedente relatore”, anche sotto questo profilo invero pretermettendo la natura collegiale come giudice d’appello della corte territoriale, nella cui trattazione e nella cui decisione del gravame di merito non è riservato alcuno spazio monocratico nè al consigliere che riceve l’incarico di effettuare la relazione, nè al consigliere che riceve l’incarico di redigere la motivazione della pronuncia;

rilevato che, poi, il motivo non è neppure fondato ove l’attore lamenta l’assenza di una “congrua e logica motivazione”, avendo la corte territoriale adempiuto all’obbligo motivazionale in misura del tutto rispettosa del minimum costituzionale, esaminando anche gli esiti della rinnovazione della prova testimoniale, che quindi non è stata ritenuta priva di significanza (motivazione, pagine 4-5); nè, tantomeno, il motivo presenta consistenza allorquando attribuisce al giudice d’appello violazione del principio di devoluzione perchè avrebbe superato i limiti del gravame “rinnovando la cognizione dell’intero materiale di causa”, dal momento che l’appello, in effetti, aveva ad oggetto l’intera domanda risarcitoria proposta dal N., che era stata completamente rigettata dal Tribunale: pertanto del tutto corretta è stata l’integrale valutazione fattuale operata dal giudicante, che, invero, oltre a vagliare le testimonianze “rinnovate”, ha esaminato altresì quelli che ha definito “altri fatti poco chiari della vicenda” da non potersi sottacere (motivazione della sentenza impugnata, pagine 5-6); nè, infine, è sostenibile – come pure prospetta il ricorrente – che il giudice d’appello abbia fondato il suo convincimento su elementi probatori isolati, al contrario avendo correttamente contestualizzato le sue valutazioni per pervenire all’accertamento fattuale;

rilevato che il terzo motivo lamenta violazione e/o mancata applicazione degli artt. 233 c.p.c. e segg., art. 345 c.p.c. e artt. 2736 c.c. e segg., violazione dell’art. 112 c.p.c. e violazione del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per “vizio di omessa pronuncia sulla richiesta subordinata di ammissione del giuramento decisorio sull’articolato dedotto nella scrittura sottoscritta personalmente dall’appellante N.G. ed autenticata nella firma dal difensore”;

rilevato che anche questo motivo è infondato, giacchè lo stesso ricorrente espone che nell’atto d’appello, e precisamente a pagina 22, il giuramento decisorio era stato deferito all’appellato M.A. “in subordine ed ove venisse ritenuta non provata la domanda, o venisse disattesa la richiesta di rinnovazione testimoniale”: perciò, a tacer d’altro, non è stato omesso alcunchè al riguardo dal giudice d’appello, avendo quest’ultimo disposto la rinnovazione testimoniale impetrata dall’appellante, che costituiva una delle due alternative richieste proposte in tesi rispetto, appunto, al deferimento del giuramento decisorio;

ritenuto che quindi il ricorso deve essere rigettato, con conseguente condanna del ricorrente alla rifusione delle spese del grado – liquidate come da dispositivo – alla controricorrente;

ritenuto altresì che sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

PQM

 

Rigetta il ricorso, condannando il ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 6000, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonchè agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA