Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17965 del 01/09/2011

Cassazione civile sez. lav., 01/09/2011, (ud. 17/05/2011, dep. 01/09/2011), n.17965

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALADIER

53, presso lo studio degli avvocati DE BENEDICTIS CATALDO MARIA e

ALLEGRA ROBERTO, che lo rappresentano e difendono, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati PULLI

CLEMENTINA, VALENTE NICOLA, RICCIO ALESSANDRO, giusta delega in atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 7060/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/01/2007, r.g.n. 453/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/05/2011 dal Consigliere Dott. IRENE TRICOMI;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL FATTO

1. La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 7060/06, depositata il 17 gennaio 2007, accoglieva l’appello proposto da C. E., nei confronti dell’INPS, avverso la sentenza del Tribunale di Roma del 5 novembre 2003.

2. Ritenuto che il giudice di primo grado aveva violato i minimi tariffari nel liquidare le spese di giudizio in favore del C., nella misura di complessivi Euro 340,00, la Corte d’Appello riformava la sentenza impugnata, per quel che riguardava la liquidazione delle spese di giudizio. La stessa veniva effettuata nella misura di complessivi Euro 623,21, di cui 339,31 per diritti ed Euro 228,08 per onorari.

Le spese del giudizio in grado di appello venivano compensate.

3. Ricorre per la cassazione della suddetta sentenza, nel capo relativo alla compensazione delle spese di giudizio, il C., prospettando due motivi d’impugnazione.

4. Resiste l’INPS con controricorso.

5. Il C. ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Motivazione semplificata.

1. Con il primo motivo di ricorso è prospettata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e/o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., nonchè dell’art. 24 Cost..

Ad avviso del ricorrente, la compensazione delle spese di giudizio non aveva alcuna giustificazione, alla luce della suddetta normativa e della giurisprudenza costituzionale e di legittimità, in ragione della soccombenza dell’INPS. Il quesito di diritto ha il seguente tenore: se nella fattispecie in esame può essere considerato legittimo, pur in presenza di accoglimento integrale di gravame, il provvedimento con cui la Corte d’Appello ha compensato integralmente le spese affermando che “l’errata liquidazione delle spese di primo grado non è dovuta al comportamento dell’attuale appellato”.

1.1. Il motivo non è fondato.

Costituisce giurisprudenza pacifica di questa Corte che nei giudizi soggetti, ratione temporis, alla disciplina dell’art. 92 c.p.c., comma 2, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), ove non sussista reciproca soccombenza, è legittima la compensazione parziale o per intero delle spese processuali soltanto quando i giusti motivi a tal fine ravvisati siano dal giudice esplicitamente indicati (ordinanze n. 20324 del 2010, n. 12893 del 2011).

A tale principio di diritto si è attenuta la Corte d’Appello, che ha espressamente motivato sulle ragioni della disposta compensazione, con una motivazione congrua e logica. Ed infatti, la Corte, operava la compensazione in quanto l’erroneità della liquidazione delle spese in primo grado (al di sotto dei minimi) non poteva essere addebitata al comportamento dell’INPS. 2. Con il secondo motivo di ricorso è prospettata, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Ad avviso del ricorrente la motivazione della sentenza di appello sarebbe generica, astratta e contraddittoria, in quanto la compensazione delle spese di giudizio non corrisponde a nessun criterio di legalità nonchè di equilibrio e giustezza, che informano il principio di ragionevolezza cui ogni decisione deve comunque ispirarsi.

2.1. Il motivo è inammissibile.

Per poter configurare il vizio di motivazione su un asserito punto decisivo della controversia è necessario che il mancato esame di elementi probatori contrastanti con quelli posti a fondamento della pronuncia sia tale da invalidare, con giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia probatoria delle risultanze sulle quali il convincimento del giudice è fondato, onde la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di base, ovvero che si tratti di un documento idoneo a fornire la prova di un fatto costitutivo, modificativo o estintivo del rapporto giuridico in contestazione, e perciò tale che, se tenuto presente dal giudice, avrebbe potuto determinare una decisione diversa da quella adottata (Cass., sentenze n. 12950 del 2011, n. 14304 del 2005).

Nella fattispecie in esame il ricorrente, oltre a non formulare il quesito – quale momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che circoscriva puntualmente i limiti del motivo, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass., S.U., sentenza n. 20603 del 2007) – deduce argomentazioni analoghe a quelle prospettate con il vizio di violazione di legge di cui al primo motivo d impugnazione, in parte si limita ad offrire una lettura diversa rispetto a quella alla quale è pervenuto il giudice di merito, chiedendo, in sostanza, una nuova pronuncia sul fatto, inammissibile in sede di legittimità.

3. Il ricorso deve essere rigettato.

4. le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in Euro 15,00 per esborsi, oltre Euro 1500,00 per onorari, spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 17 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 1 settembre 2011

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