Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17961 del 04/07/2019

Cassazione civile sez. trib., 04/07/2019, (ud. 28/02/2019, dep. 04/07/2019), n.17961

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Pasqualina M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6162/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

Imas s.r.l., in persona del l.r.p.t., rappresentata e difesa

dall’avv. Gaetano Napolitano ed avv. Cinzia Napolitano, presso cui

elettivamente domicilia in Avellino alla via F.lli Bisogno n. 27/A;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 17/9/12 della Commissione Tributaria Regionale

della Campania, emessa il 7/12/2011, depositata il 19/1/12 e non

notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 28 febbraio

2019 dal Consigliere Dott. Giudicepietro Andreina.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. l’Agenzia delle Entrate ricorre con due motivi contro la Imas s.r.l. avverso la sentenza n. 17/9/12 della Commissione Tributaria Regionale della Campania, emessa il 7/12/2011, depositata il 19/1/12 e non notificata, che ha dichiarato inammissibile l’appello dell’Ufficio avverso la sentenza della C.T.P. di Avellino, che aveva parzialmente accolto il ricorso della contribuente, in controversia che ha ad oggetto l’impugnativa dell’avviso di accertamento per maggiori Ires, Irap ed Iva per l’anno 2004;

2. con la sentenza impugnata, la C.T.R., rilevato che la sentenza della C.T.P. era stata depositata in data 20/4/2009 e che il ricorso in appello dell’Ufficio era stato notificato a controparte in data 7/6/2010, riteneva che l’appello fosse inammissibile, perchè notificato oltre il termine del 5/6/2010, cioè un anno e quarantasei giorni a decorrere dal deposito della sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 327 c.p.c.;

inoltre, il giudice di appello rilevava, nel merito, che la società aveva documentato tutti i passaggi della merce dalla sede legale alla sede operativa, nonchè i pagamenti dei fornitori;

3. a seguito del ricorso, la società resiste con controricorso;

4. il ricorso è stato fissato dinanzi all’adunanza in camera di consiglio del 28 febbraio 2019 ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1. con il primo motivo, la ricorrente denunzia la violazione dell’art. 155 c.p.c., comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

secondo la ricorrente, i giudici di appello non hanno tenuto conto del fatto che il termine del 5 giugno 2010, individuato ai sensi dell’art. 327 c.p.c., cadeva di sabato ed era prorogato per legge al primo giorno non festivo successivo, cioè al lunedì 7/6/2010, giorno in cui era avvenuta la notifica;

1.2. il motivo è fondato e va accolto;

1.3. invero, ai sensi dell’art. 155 c.p.c., comma 5, “il termine per proporre appello deve essere qualificato come termine a decorrenza successiva, con la conseguenza che, ove il dies ad quem del medesimo vada a scadere nella giornata di sabato, esso è prorogato al primo giorno seguente non festivo, ai sensi dell’art. 155 c.p.c., comma 4, nella nuova formulazione introdotta dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, lett. f), applicabile ai procedimenti instaurati successivamente alla data del 1 marzo 2005” (Sez. 5, Sentenza n. 6728 del 04/05/2012);

nel caso di specie, il termine scadeva sabato 5/6/2010, per cui doveva intendersi prorogato a lunedì 7/6/2010;

il motivo sul punto risulta ammissibile, non implicando alcun accertamento in fatto, poichè le date relative alla pubblicazione della sentenza di primo grado ed alla effettuazione della notifica dell’appello sono tutte riportate nella sentenza dei giudici di appello, per altro completamente trascritta in ricorso;

nè può configurarsi alcun difetto di legittimazione processuale in capo all’Ufficio centrale dell’Agenzia delle Entrate, giacchè l’organo centrale è sempre legittimato a proporre ricorso per cassazione (l’unico problema si è posto per la legittimazione degli uffici periferici dell’Agenzia delle entrate, per i quali si è detto che hanno la capacità di stare in giudizio, in via concorrente ed alternativa al direttore, secondo un modello simile alla preposizione institoria disciplinata dagli artt. 2203 e 2204 c.c., configurandosi quali organi dell’Agenzia che, al pari del direttore, ne hanno la rappresentanza, sicchè l’attività da loro svolta è imputabile all’organo rappresentato e sussiste la loro concorrente legittimazione passiva ed attiva anche nel processo innanzi al giudice ordinario; vedi Sez. 5, Sentenza n. 16830 del 24/07/2014);

2.1. con il secondo motivo, la ricorrente denunzia il difetto di motivazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sulla motivazione di merito contenuta nella sentenza impugnata, per evidenti fini di “completezza”;

2.2. il motivo è inammissibile, dato che l’appello è stato ritenuto inammissibile, perchè notificato tardivamente, e la motivazione sul merito deve intendersi quale mero obiter dictum;

2.3. atteso l’accoglimento del primo motivo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla C.T.R. della Campania, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità;

P.Q.M.

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, rinvia alla C.T.R. della Campania, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 28 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 luglio 2019

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