Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17934 del 20/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/07/2017, (ud. 25/05/2017, dep.20/07/2017),  n. 17934

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 134-2013 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VIA NAZARIO

SAURO 16, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA REHO,

rappresentata e difesa dall’avvocato MASSIMO PISTILLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9467/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/12/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/05/2017 dal Consigliere Dott. GHINOY PAOLA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. che la Corte d’appello di Roma, in riforma della sentenza del Tribunale di Viterbo, dichiarava il diritto di M.R. – che aveva prestato servizio per il Ministero dell’istruzione Università e ricerca in virtù di una successione di contratti a termine senza sostanziale continuità – di percepire le differenze stipendiali maturate in ragione dell’anzianità di servizio e, per l’effetto, condannava il MIUR al pagamento delle stesse. La Corte d’appello riteneva che la domanda fosse fondata in applicazione del principio di non discriminazione tra lavoratori di cui all’art. 4 dell’Accordo quadro attuato con la direttiva 1999/70/CE e che la sussistenza di ragioni oggettive che giustifica un trattamento differenziato non potesse essere ravvisata nella mera circostanza che l’impiego sia qualificato di ruolo in base all’ordinamento interno e presenti alcuni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego;

2. che per la cassazione della sentenza il Ministero dell’istruzione Università e ricerca propone ricorso, affidato ad un motivo. M.R. ha resistito con controricorso;

3. che il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. che il ricorso denuncia, con l’unico motivo (ammissibile -contrariamente a quanto assunto dalla controricorrente – in quanto idoneo a comprendere le ragioni della censura) formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6; violazione della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, e della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4; violazione dell’art. 526 T.U. Istruzione e della direttiva 99/70/CE”.

Sostiene, in sintesi, il Ministero ricorrente che alle supplenze, stipulate per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo, non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, bensì la normativa di settore, ed in particolare la L. n. 124 del 1999. Aggiunge che il CCNL per il comparto scuola sottoscritto il 4 agosto 1995 esclude che ai lavoratori a tempo determinato possano essere riconosciuti gli scatti di anzianità ed insiste sulla legittimità della pattuizione contrattuale, conforme alla direttiva europea, non essendo comparabile la posizione dei supplenti, che sottoscrivono ogni anno un nuovo contratto del tutto autonomo rispetto al precedente, con quella dei dipendenti di ruolo, assunti a seguito di concorso. Richiama il D.Lgs n. 165 del 2001, art. 36, nella parte in cui attribuisce alla contrattazione collettiva il potere di disciplinare la materia dei contratti a tempo determinato stipulati dalle Pubbliche Amministrazioni, ed aggiunge che l’Accordo quadro ha come finalità solo quella di coniugare le esigenze di flessibilità del lavoro e di sicurezza dei lavoratori, per cui attribuisce rilievo alle esigenze di specifici settori, che giustificano il ricorso alla tipologia contrattuale e le differenziazioni fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato. Infine eccepisce la inapplicabilità alla fattispecie della L. n. 312 del 1980, art. 53, trattandosi di norma che non ha fra i suoi destinatari i supplenti;

2. che il Collegio ritiene che il ricorso non sia fondato, perchè la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, e successive conformi, con le quali si è statuito che ” nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, ipone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”;

3. che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;

4. che il motivo di ricorso non prospetta argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;

5. che la Corte d’appello non ha posto a fondamento della decisione la L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, norma questa che ormai disciplina il solo trattamento economico degli insegnanti di religione, sicchè il relativo riferimento formulato nel ricorso difetta di interesse;

6. che per tali motivi che il ricorso, manifestamente infondato, vada rigettato con ordinanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;

7. che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

rigetta il ricorso. Compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 25 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2017

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