Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17908 del 09/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 09/09/2016, (ud. 07/07/2016, dep. 09/09/2016), n.17908

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1127/2015 proposto da:

E.A.V. ENTE AUTONOMO VOLTURNO SRL, in persona dell’amministratore

unico e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA GIUSEPPE SACCONI 19 EDIFICIO E SCALA D, presso lo

studio dell’avvocato VINCENZO IANNELLI, rappresentata e difesa

dall’avvocato MAURIZIO MOLFINI giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

S.L., M.G., T.L., O.R.,

SA.GU., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ALBERICO II 4,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTA NICCOLI, rappresentati e

difesi dagli avvocati ANDREA NAPOLITANO, ALFONSO ERRA giusta procura

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5248/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

24/06/2014, depositata il 07/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio. 2. Gli odierni intimati hanno adito il Giudice del lavoro di Napoli chiedendo, per quanto rileva in questa sede, l’accertamento del diritto a fruire di una ulteriore giornata di premesso retribuito e la condanna della convenuta EAV s.p.a. al pagamento delle differenze retributive, ciò in considerazione della dedotta illegittimità della disapplicazione dell’accordo collettivo nazionale di lavoro, operata dalla parte datoriale, diretta a ridurre i giorni di permesso retribuito a seguito della reintroduzione legislativa della festività del 2 giugno. 3. In particolare, la società aveva invocato la teoria della presupposizione, che considera situazioni in cui le parti contrattuali dettano il regolamento negoziale fondando le loro valutazioni su determinati presupposti, non esplicitati nel testo dell’accordo, ma con evidenza posti a suo fondamento, quali “condizioni inespresse”, il cui venir meno faccia scemare la ragione del contratto, sostenendo la corrispondenza tra le intervenute modifiche legislative e il rimodellamento della disciplina contrattuale. 4. Il Tribunale ha accolto la domanda, con sentenza confermata dalla Corte di appello di Napoli. 5. Per la cassazione di tale sentenza la EAV s.p.a. ha proposto ricorso, affidato a cinque motivi. 6. Gli intimati hanno resistito con controricorso. 7. Il ricorso è manifestamente infondato alla luce delle plurime decisioni di questa Corte intervenute in vicende del tutto analoghe (Cass. 4 settembre 2014, n. 18715; Cass. 25 settembre 2014, nn. 20201, 20202, 20203, 20204, 20205, 20206; Cass. 4 settembre 2014, n. 18715; v., da ultimo, Cass. sez. sesta – L 6796/2016). 8. In tali decisioni è stato innanzitutto evidenziato che si era in presenza di un rapporto asimmetrico tra la legge che aveva eliminato alcune festività e l’Accordo collettivo successivo che aveva previsto un incremento di ferie e permessi numericamente non corrispondente alle soppressioni nel tempo intervenute ma inferiore. 9. Inoltre è stato precisato che l’evoluzione legislativa intervenuta dopo la stipula dell’Accordo interconfederale che aveva previsto giorni di ferie o permessi aggiuntivi avrebbe potuto (forse dovuto) indurre le parti collettive ad un ripensamento della regolamentazione patrizia ma le organizzazioni datoriali e sindacali che avevano sottoscritto l’accordo non hanno ritenuto di operare una revisione del contenuto dell’atto sulla base delle nuove emergenze legislative. 10. Tale revisione non può operarla il giudice, legittimando l’iniziativa unilaterale di un soggetto privato che non è parte dell’accordo collettivo. 11. Non va dimenticato che parti del contratto collettivo (nella specie l’accordo interconfederale) sono le organizzazioni datoriali e dei lavoratori, che avevano tutti i poteri per aggiornare la regolamentazione e non lo hanno fatto. 12. Anzi, pur avendo rinnovato più volte la contrattazione del settore negli anni successivi alle modifiche legislative, hanno omesso di aggiornare e ricalibrare la disciplina di questa materia. 13. Il singolo lavoratore o datore di lavoro aderente alle organizzazioni stipulanti non ha poteri modificativi della regolamentazione collettiva. 14. In presenza, dunque, di un “atto normativo” con efficacia vincolante per il singolo aderente alle associazioni stipulanti, l’unica via per sottrarsi a tale efficacia è quella del recesso dall’associazione. 15. In conclusione, la sentenza impugnata si è conformata ai predetti principi e il ricorso dev’essere respinto. 16. Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. 17. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi). 18. Essendo il ricorso in questione (avente natura chiaramente impugnatoria) da rigettarsi integralmente, deve provvedersi in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese generali in misura del 15%. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 7 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2016

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