Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17905 del 31/08/2011

Cassazione civile sez. II, 31/08/2011, (ud. 05/07/2011, dep. 31/08/2011), n.17905

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. Est. Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente pro

tempore, Ministero dell’Interno, Ministero della Difesa e Prefettura

Ufficio del Governo di Bari, in persona, rispettivamente, dei

Ministri e del Prefetto pro tempore, rappresentati e difesi ex lege

dall’Avvocatura Generale dello Stato, ove sono domiciliati in Roma,

via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrenti –

contro

Telegrafo Nicola s.r.l., in persona del legale rappresentante sig.ra

G.C. e quest’ultima in proprio, rappresentati e difesi

per procura in calce al controricorso dagli Avvocati SESTA Antonio e

Leonardo Sesta, elettivamente domiciliati presso lo studio

dell’Avvocato Magda Maria Liviam Graziana Rocca – Studio Castoro in

Roma, viale Ostiense n. 162;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 30 del Giudice di Pace di Bitonto, depositata

il 31 gennaio 2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 5

luglio 2011 dal consigliere relatore dott. Mario Bertuzzi;

Udite le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale dott. RUSSO Libertino Alberto, che ha chiesto l’accoglimento

del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto consegnato all’ufficiale giudiziario per la notifica in data 11 aprile 2006, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa e l’Ufficio territoriale del Governo di Bari ricorrono, sulla base di tre motivi, per la cassazione della sentenza n. 30 del 31 gennaio 2006, notificata il 14 febbraio 2006, con cui il Giudice di Pace di Bitonto aveva accolto l’opposizione proposta da G.C., in proprio e quale legale rappresentante della Telegrafo Nicola s.r.l., avverso i verbali redatti dai Carabinieri del Nucleo Radionobile di Bari il 14 aprile 2005, che le avevano contestato, in relazione al giorno precedente, le violazioni dell’art. 148 C.d.S., commi 11 e 16, dell’art. 192 C.d.S., commi 2 e 9, e dell’art. 146 C.d.S., comma 3, per avere sorpassato altri veicoli fermi al semaforo portandosi nella parte sinistra della carreggiata, avere rifiutato di esibire la patente di guida e la carta di circolazione dell’autoveicolo ed avere proseguito la marcia con il semaforo emettente luce rossa. In particolare, il Giudice di pace annullò i verbali di contestazione delle violazioni e condannò il Governo italiano e il Ministero dell’Interno, in solido tra loro, al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti a seguito dell’accaduto dalla ricorrente G., liquidati nella somma di Euro 3.000,00, osservando, a sostegno della decisione, che i verbali opposti erano illegittimi in quanto alla ricorrente non erano state immediatamente contestate le violazioni ed in quanto esse erano state comunque commesse in stato di necessità, dovendo la opponente recarsi urgentemente dal medico curante per potersi curare da dolori dovuti a coliche renali, e che il comportamento assunto dagli agenti accertatori integrava un illecito civile, con conseguente risarcibilità del danno esistenziale patito dalla ricorrente, ai sensi dell’art. 2059 cod. civ. G.A., in proprio e quale legale rappresentante della Telegrafo Nicola s.r.l., resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 5, e dell’art. 181 cod. proc. civ., assumendo la nullità della sentenza per avere il giudice di pace, in presenza della mancata comparizione dell’opponente alla prima udienza senza addurre un legittimo impedimento, disposto il rinvio della stessa ai sensi dell’art. 181 cod. proc. civ. invece di provvedere, previa valutazione della non fondatezza, allo stato degli atti, dell’opposizione, alla conferma degli atti opposti, così come prescrive la L. n 689 del 1981, art. 23, comma 5.

In sede di controricorso le parti resistenti hanno eccepito l’inammissibilità ed infondatezza della censura, osservando che il vizio sollevato darebbe luogo, al più, ad una nullità relativa, la quale, non essendo stata sollevata dall’Amministrazione nel corso del giudizio di merito, si sarebbe sanata e che, comunque, il rinvio disposto dal giudice della prima udienza conterrebbe, sia pure implicitamente, un giudizio circa la fondatezza dell’opposizione. Il mezzo è fondato.

Dall’esame degli atti di causa, consentito a questa Corte in ragione della natura processuale del vizio sollevato dalle parti ricorrenti, risulta che alla prima udienza di trattazione della causa nessuna delle parti ricorrenti è comparsa e che il giudice di pace, richiamando espressamente la disposizione di cui all’art. 181 cod. proc. civ., ha disposto la fissazione di una nuova udienza di comparizione. Così facendo, il giudice ha però violato la disposizione di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 5, – applicabile anche in materia di opposizione a verbale di contestazione delle violazioni del codice della strada a mente del rinvio operato dall’art. 204 bis C.d.S., comma 2, – come risultante dalle sentenze della Corte costituzionale n. 534 del 5 dicembre 1990 e n. 507 del 18 dicembre 1995, secondo cui, in caso di mancata comparizione dell’opponente alla prima udienza senza addurre legittimo impedimento, “il giudice convalida il provvedimento opposto” se ritiene, con una valutazione da compiersi allo stato degli atti, che dalla documentazione prodotta in giudizio non risulti l’illegittimità del provvedimento impugnato.

In particolare, in applicazione della disposizione sopra richiamata, il giudice di pace avrebbe dovuto, nel caso di specie, dare atto della mancata comparizione degli opponenti senza addurre legittimo impedimento e, quindi, valutare se dalla documentazione allegata al ricorso emergesse la prova dell’illegittimità dei verbali di contestazione impugnati, potendo, solo in caso di risposta positiva, dare seguito al processo, mentre, in caso di risposta negativa, avrebbe dovuto adottare l’ordinanza di convalida dei verbali opposti.

In nessun caso, comunque, avrebbe potuto disporre il mero rinvio dell’udienza ai sensi dell’art. 181 cod. proc. civ., che è disposizione dettata per il processo civile ordinario ed è incompatibile, alla luce proprio del disposto di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 5, con questa fase del processo di opposizione a sanzione amministrativa.

Per contro le obiezioni difensive sollevate dai controricorrenti non appaiono condivisibili.

La prima, secondo cui la nullità si sarebbe sanata in quanto mai eccepita dalla controparte dinanzi al giudice di pace, dovendosi rilevare in contrario che il vizio riscontrato non attiene alla forma dell’atto processuale, cui è applicabile la dicotomia tra nullità relativa e nullità assoluta, ma all’attività del giudice, che non ha osservato la sequenza procedimentale in cui è normativamente scandita la trattazione della causa in primo grado, omettendo di svolgere un’attività prevista espressamente dalla legge e la cui mancanza ha condizionato la successiva trattazione del processo, sicchè ad esso deve ritenersi estensibile il regime proprio delle nullità insanabili (cfr. Cass. n. 3607 del 2007).

La seconda, secondo cui il rinvio dell’udienza è stato disposto dal giudice sul presupposto implicito della sussistenza della prova della illegittimità dei verbali impugnati, atteso che tale ricostruzione trova una smentita diretta ed immediata nel richiamo fatto dal giudice all’art. 181 cod. proc. civ., che è incompatibile con la formulazione, sia pure implicita, di una tale valutazione.

Il primo motivo del ricorso va pertanto accolto.

Il secondo motivo di ricorso, denunziando violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23 e degli artt. 1226, 2043 e 2059 cod. civ., censura la statuizione della sentenza impugnata che ha accolto la domanda di risarcimento del danno avanzata dall’opponente, assumendo che tale domanda, in quanto estranea alla struttura ed all’oggetto del giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile e comunque avrebbe dovuto essere rigettata per difetto della prova sul danno.

Anche questo motivo è fondato.

Questa Corte ha invero già in più occasioni precisato, adottando un orientamento che il Collegio condivide, che il giudizio di opposizione a sanzione amministrativa ha un oggetto limitato all’accertamento della legittimità della pretesa punitiva fatta valere dall’Amministrazione nei confronti del destinatario, su cui è disegnata anche la particolare struttura del processo, con l’effetto che in esso non possono essere introdotte domande fondate su titoli diversi da quello tipico configurato dalla legge, quale una domanda riconvenzionale di risarcimento dei danni proposta dall’opponente (Cass. n. 16714 del 2003, Cass. n. 12190 del 1999; Cass. n. 22035 del 2008). La domanda risarcitoria avanzata dalla opponente G. doveva pertanto essere dichiara inammissibile.

Il terzo motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 200 C.d.S., L. n. 689 del 1981, art. 4 e dell’art. 54 cod. pen. e vizio di motivazione, censurando la sentenza per avere dichiarato illegittimi i verbali di accertamento per omessa contestazione immediata delle violazioni senza considerare che dalla relazione di servizio redatta dagli agenti accertatori risultava che, dopo essere stata fermata e resa edotta delle infrazioni commesse, la opponente era ripartita all’improvviso ed aveva fatto perdere le proprie tracce. SI’ lamenta che il giudicante abbia ritenuto sussistente l’esimente dello stato di necessità in mancanza delle condizioni richieste dalla legge. Il motivo va dichiarato assorbito in esito all’accoglimento del primo mezzo. In conclusione, vanno accolti il primo ed il secondo motivo di ricorso e dichiarato assorbito il terzo; la sentenza impugnata va quindi cassata in relazione ai motivi accolti e la causa rinviata ad un diverso giudice di pace, con l’avvertenza che il rinvio avviene soltanto in relazione al primo motivo – nulla dovendosi più provvedere in ordine al capo della decisione cassato che ha condannato le Amministrazioni ricorrenti al risarcimento dei danni – e che essa comporta la regressione del processo alla fase iniziale, in cui il giudice di rinvio dovrà compiere la valutazione richiesta dalla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 5.

PQM

accoglie il primo ed il secondo motivo del ricorso e dichiara assorbito il terzo;

cassa in relazione ai motivi accolti la sentenza impugnata e rinvia la causa al Giudice di pace di Bari, che provvederà anche alla liquidazione delle spese di giudizio.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2011

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