Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17902 del 27/08/2020

Cassazione civile sez. VI, 27/08/2020, (ud. 04/06/2020, dep. 27/08/2020), n.17902

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 23544-2018 proposto da:

B.L., C.G., elettivamente domiciliati in

ROMA, LARGO SOMALIA 67, presso lo studio dell’avvocato RITA GRADARA,

che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

BNP PARIBAS S.A., e per essa quale mandataria BUSINESS PARTNER ITALIA

SOCIETA’ CONSORTILE PER AZIONI, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DI PRISCILLA,

4, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO BEVERE, che la rappresenta

e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 571/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 29/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. Cristiano

Valle, osserva:

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.G. e B.L., coniugi, impugnano per cassazione, con atto affidato a unico motivo, sentenza della Corte di Appello di Roma, n. 00571 del 29/01/2018, che ha dichiarato inammissibile l’impugnazione da essi proposta avverso sentenza del Tribunale della stessa sede, di accoglimento della domanda di revocatoria ordinaria proposta da Banca nazionale del Lavoro, in nome e per conto di BNP Paribas S.A., nella sua qualità di Servicer della stessa BNP Paribas S.A., ed avente ad oggetto il fondo patrimoniale da essi costituito, per atto notarile, nel giugno del 2006.

Resiste con controricorso, seguito da istanza di remissione in termini, Business Partner Italia Società consortile per azioni, quale mandataria, con rappresentanza, della BNP Paribas S.A.

A seguito di rituale comunicazione della proposta del relatore, di definizione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., non sono state depositate memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

In via preliminare deve rilevarsi che la notifica del controricorso di B.N. P. Paribas è tempestiva, in quanto la ricevuta di accettazione del sistema di posta elettronica certificata reca la data del 10 ottobre 2018, ore 18.01 e seguenti (18.02, 18.54 e così via, ossia delle ore successive di effettuazione delle notifiche ulteriori), e, quindi, la notifica del controricorso relativo ad un ricorso notificato il 02/0//2018, con decorrenza del termine di quaranta giorni dal 01/09/2018, è stata tentata nell’ultimo giorno utile: la Corte Costituzionale, con sentenza n. 75 del 09/04/2019, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3,24 e 111 Cost., del D.L. n. 179 del , art. 16 septies (conv., con modif., in L. n. 221 del 2012), inserito dall’art. 45 bis, comma 2, lett. b), del D.L. n. 90 del 24/06/2014 (conv., con modif., in L. n. 114 del 11 agosto 2014), nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anzichè al momento di generazione della predetta ricevuta.

Deve, quindi, in applicazione del richiamato D.L. n. 179 del 2012, art. 16 septies (conv., con modif., in L. n. 221 del 2012), come risultante dall’intervento della Corte Costituzionale, ritenersi che la notifica si sia ritualmente perfezionata per la controricorrente il 10/10/2018, con conseguente tempestività del controricorso per cassazione (in termini, recentissimamente, si veda: Cass. n. 04712 del 21/02/2020 Rv. 657243 – 01 e, in precedenza, Cass. n. 28988 del 11/11/2019).

L’unico motivo di ricorso dei coniugi Caporali-Battistoni è formulato per nullità della sentenza o del procedimento, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 342 c.p.c.

Giova precisare che il ricorso è poco comprensibile nella sua generale esposizione, in quanto vi sono frequenti errori, evidentemente di battitura, frutto di una non adeguata revisione e collazione.

In punto di stretto diritto ritiene il Collegio che il motivo come formulato è, esso stesso, inammissibile sin dalla sua prospcttazione, in quanto la Corte territoriale ha compiutamente motivato sulle ragioni di inammissibilità dell’appello proposto dagli attuali ricorrenti, affermando che i tre motivi di appello, presi in considerazione i primi due congiuntamente e il terzo a parte, proposti dai coniugi C.- B., non censuravano tutte le ragioni decisorie poste a fondamento della sentenza di primo grado.

Il ricorso per cassazione in esame affronta, come sopra tratteggiato, il percorso motivazionale del giudice di appello con un unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, evidentemente in relazione all’art. 132 c.p.c., senza specificare se si intende far valere un vizio di nullità del procedimento della sola sentenza o di entrambi.

A fronte di detta non esaustiva ed aspecifica prospettazione, che in alcuni punti si riduce a una mera trascrizione dei passi del provvedimento impugnato ovvero dell’atto di appello vi è l’impianto motivazionale della sentenza della Corte territoriale, che, dopo avere trascritto gran parte della sentenza di primo grado, individua, accuratamente, pur valutando l’impugnazione secondo i criteri della più recente giurisprudenza nomofilattica (Sez. U n. 27199 del 16/11/2017 Rv. 645991 – 01), le ragioni di inammissibilità dell’impugnazione, in quanto non risultavano censurate adeguatamente le affermazioni decisorie riguardanti la circostanza che il credito a tutela del quale la BNL S.p.a. agiva in revocatoria non fosse ancora accertato nel suo esatto ammontare, essendo comunque la costituzione del fondo patrimoniale, ad opera dei coniugi C.- B. atto idoneo a pregiudicarlo.

La Corte d’Appello ha, inoltre, esaminato, al fine di pervenire alla decisione d’inammissibilità dell’impugnazione anche la mancata disposta sospensione del giudizio di revocatoria ordinaria in relazione al giudizio relativo al credito contestato, affermando che ai fini dell’esperimento dell’azione revocatoria è sufficiente che vi sia una ragione di credito, anche soltanto eventuale e che sul credito sia intervenuto un accertamento giudiziale, sia esso definitivo o ancora da definire (pag. 9, par. 5 della sentenza impugnata). In tal modo la Corte territoriale ha adeguatamente assolto l’onere motivazionale, dichiarando inammissibile il motivo di appello, relativo alla mancata sospensione del giudizio in primo grado, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., al fine di attendere la definizione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto dagli stessi coniugi C.- B. a fronte dell’escussione da parte della banca della garanzia fideiussoria e l’omessa pronuncia sulla domanda riconvenzionale di dichiarazione di nullità ai sensi dell’art. 1346 c.c., e comunque di estinzione, ai sensi dell’art. 1957 c.c., della fideiussione da essi prestata alla Banca Nazionale del Lavoro S.p.a. e in favore della SMC & Co. S.r.l.

Ulteriore ragione di inammissibilità dell’appello è stata individuata dalla Corte territoriale (pag. 11 e seguente della sentenza) dalla non esaustiva prospettazione dell’impugnazione in punto di adeguata deduzione, sin dal primo grado di giudizio relativa all’esistenza di altri mezzi patrimoniali, nella sfera di disponibilità giuridica dei coniugi C.- B., per fare fronte all’esposizione debitoria, stante la tardività con cui essi avevano tentato di assolvere l’onere probatorio su di essi incombente, in quanto debitori, nel primo grado di giudizio (in quanto vi era stata l’indicazione sul punto soltanto nella comparsa conclusionale dinanzi al Tribunale) e l’inadeguatezza, e, anche in questo caso, aspecificità della prospettazione del terzo motivo dell’impugnazione di merito.

In conclusione, l’unicq motivo di ricorso, proposto dal C. e dalla B., è affetto mancanza di specificità e da carenza di adeguata prospettazione sull’affermazione di inammissibilità adottata dalla Corte territoriale.

Il ricorso è pertanto, manifestamente inammissibile.

Le spese di lite seguono la soccombenza della parte ricorrente e sono liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti, consistenti nell’inammissibilità dell’impugnazione, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso;

condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in Euro 3.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 4 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 agosto 2020

 

 

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