Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17889 del 31/08/2011

Cassazione civile sez. III, 31/08/2011, (ud. 13/07/2011, dep. 31/08/2011), n.17889

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 23042/2009 proposto da:

S.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA POMPEO UGONIO 3, presso lo studio dell’avvocato PAVIA

Carlo, che lo rappresenta e difende giusto mandato in atti;

– ricorrente –

contro

P.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA EMANUELE FILIBERTO 100, presso lo studio dell’avvocato GRISCIOLI

Umberto, che lo rappresenta e difende giusto mandato in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2908/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 02/09/2008 R.G.N. 6137/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/07/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LUCIANA BARRECA;

udito l’Avvocato PAVIA CARLO;

udito l’Avvocato GRISCIOLI UMBERTO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

IANNELLI Domenico, che ha concluso con il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

S.C. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Roma con la quale è stato rigettato l’appello dello stesso S. avverso la sentenza del Tribunale di Roma con la quale era stata rigettata la sua domanda di condanna della locatrice P.A. alla restituzione delle somme che assumeva di avere versato in eccedenza a titolo di canoni di locazione. Il S., quale conduttore del rapporto di locazione intrattenuto con la P., aveva dedotto, sia in primo che in secondo grado, che avrebbe dovuto pagare un canone iniziale di L. 238.000 in luogo di quello di L. 450.000, effettivamente corrisposto, sicchè avrebbe maturato nei confronti della P. un credito di L. 35.763.072, oltre accessori.

Il ricorso per cassazione è proposto a mezzo di cinque motivi, alcuni dei quali, a loro volta, contenenti più di una censura. Si difende P.A. con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Il Collegio ha raccomandato la motivazione semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Il presente ricorso per cassazione è soggetto, quanto alla formulazione dei motivi, al regime dell’art. 366 bis c.p.c. (inserito dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6, ed abrogato dalla L. 18 giugno 2008, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d), applicabile in considerazione della data di pubblicazione della sentenza impugnata (2 settembre 2008).

I motivi di ricorso sono inammissibili per la mancanza nei quesiti di diritto, formulati ai sensi della norma appena citata, dei requisiti da questa richiesti.

Il quesito di diritto, cui la Corte deve rispondere con l’enunciazione di un corrispondente principio di diritto, va formulato in modo che non si risolva in un’enunciazione di carattere generale e astratto, priva di qualunque indicazione sul tipo della controversia e sulla sua riconducibilità alla fattispecie in esame, tale da non consentire alcuna risposta utile a definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non potendosi desumere il quesito dal contenuto del motivo o integrare il primo con il secondo (cfr. Cass. S.U. n. 6420/08).

2.- Nella specie il ricorrente propone quattro motivi di ricorso per violazione di norme di diritto:

il primo sub 1) a. in relazione all’art. 2909 c.c., artt. 1591 e 1597 c.c. (con quesito alle pagg. 10-11);

il secondo sub 2) in relazione alla L. n. 392 del 1978, art. 79 ed all’art. 1362 c.c. (commi 1 e 2 “in particolar modo”), artt. 1363, 1366, 1371 c.c. e art. 1966 c.c. (con quesito alla pag. 20);

il terzo sub 3) in relazione all’art. 1230 c.c. (con quesito alla pag. 24);

il quarto sub 5) a. in relazione all’art. 1362 c.c., comma 1 (con quesito alla pag. 28).

Orbene, i quesiti corrispondenti ai primi tre motivi contengono l’enunciazione di fattispecie astratte (il primo, relativamente alla portata del giudicato formatosi sull’ordinanza di convalida di licenza per finita locazione; il secondo, relativamente agli effetti di un “accordo conciliativo” ed all’interpretazione di questo “alla luce del comportamento complessivo delle parti posteriore alla conclusione”; il terzo, relativamente alla qualificazione in termini di novazione dell'”accordo tra le parti successivo all’intimazione di licenza per finita locazione e formalizzato in udienza con il quale è stata estinta l’originaria locazione per esigenze abitative di carattere transitorio e sostituita con una nuova locazione di natura abitativa”), senza alcun riferimento al caso concreto, in modo che, anche rispondendo ai quesiti formulati dal ricorrente sotto forma di domanda, nel senso auspicato dallo stesso ricorrente, non si potrebbe certo addivenire alla formulazione di una regola da applicare al caso in esame, in quanto si tratterebbe di una enunciazione astratta; al fine di adeguare siffatta enunciazione alle peculiarità del caso di specie sarebbe necessario integrare i quesiti con l’illustrazione dei relativi motivi: ciò che rende i motivi medesimi inammissibili.

Il quarto quesito corrispondente al motivo indicato sub 5) a., è, a sua volta, non conforme alle prescrizioni dell’art. 366 bis cod. proc. civ., perchè denuncia, sotto forma di quesito di diritto riferito al vizio di cui all’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, non la violazione dell’art. 1362 cod. civ., comma 1 (richiamato nell’intitolazione del motivo, ma non nel quesito), ma il vizio della motivazione della sentenza impugnata con riferimento all’interpretazione del verbale di conciliazione indicato nel quesito medesimo, poichè non precisa nel quesito quale sia il canone interpretativo violato e che si sarebbe dovuto applicare e quale sia stato invece quello che, per asserito errore, ha applicato il giudice a quo.

3.- Il ricorrente ha impugnato la sentenza anche per i vizi di cui all’art. 360 cod. proc. civ., n. 5.

In tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, è stato affermato che, poichè secondo l’art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, “la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità” (Cass. sez. un., 1 ottobre 2007, n. 20603).

L’indirizzo interpretativo prevalente richiede un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo di ricorso, che consista in un’indicazione riassuntiva e sintetica del fatto controverso in riferimento al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria ovvero delle ragioni di insufficienza della motivazione, che, essendo autonomamente valutabile, rispetto alle argomentazioni che illustrano la censura, consenta, di per sè, la valutazione dell’ammissibilità del ricorso (cfr. Cass. n. 8897/2008, n. 22502/2010, nonchè Cass. ord. nn. 2652/2008 e 27680/2009, che hanno escluso che la norma dell’art. 366 bis c.p.c., seconda parte, interpretata nei termini appena esposti, possa essere censurata di illegittimità costituzionale).

Dal momento che la norma dell’art. 366 bis c.p.c., detta un requisito funzionale all’immediata verifica da parte del giudice di legittimità della ammissibilità del ricorso (per come è reso evidente dall’inciso “a pena di inammissibilità”, dettato a proposito dei quesiti di diritto, ma ripetuto anche per la censura dell’art. 360 c.p.c., n. 5), ritiene questa Corte che vadano ribaditi i principi espressi dai precedenti da ultimo richiamati.

3.1.- Nessuno dei motivi con i quali si denuncia il vizio di motivazione – motivo sub 1) b. (pagg. 11-12); motivo sub 1) c. (pagg.

12-14); motivo sub 2 a) (pagg. 14-19); motivo sub 3 a) (pagg. 20-24);

motivo sub 4 (pagg. 24-25); motivo sub 5 (pagg. 25-28)- contiene un “momento di sintesi” che possa distinguersi agevolmente dall’illustrazione di ciascun motivo – peraltro spesso relativa anche a vizi di violazione di legge ritenuti “connessi” al vizio di motivazione – in modo che da esso risulti chiaramente il fatto controverso e le ragioni che rendono inidonea la motivazione a giustificare la decisione.

4.- Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida, in favore di P.A., nella somma di Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA