Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17887 del 19/07/2017

Cassazione civile, sez. VI, 19/07/2017, (ud. 07/04/2017, dep.19/07/2017),  n. 17887

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20145/2015 proposto da:

C.B.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato LUCA MESSA;

– ricorrente –

contro

V.C.S., in proprio e quale genitore esercente la potestà

sulla figlia V.M., elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata

e difesa dall’avvocato GIOVANNA FILIPPINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1622/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 12/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 07/04/2017 dal Consigliere Dott. MARIA ACIERNO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con sentenza n. 1622/2015, la Corte d’Appello di Milano – Sezione delle Persone – dei Minori e della Famiglia, ha confermato la sentenza n. 197/2014 emessa dal tribunale per i minorenni di Milano il 23.05.2014, avente ad oggetto la dichiarazione giudiziale di paternità di C.B.M. nei confronti della minore V.M. nonchè la condanna del medesimo al pagamento dell’importo di euro 300 mensili a titolo di contributo al mantenimento della stessa e di Euro 15.000 come rimborso delle spese sostenute dalla madre V.C.S. a partire dalla nascita della figlia, fondando la decisione sulle seguenti ragioni:

a) l’obbligo dei genitori di mantenere i figli sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da qualsivoglia domanda; inoltre la ricorrente chiedeva un assegno di mantenimento “a far data dalla nascita”;

b) il carico di un altro figlio non costituisce ragione di riduzione dall’importo dal momento che lo stesso risulta iscritto ad una scuola dell’infanzia privata, con retta di Euro 723 mensili, emergendo da ciò una non modesta capacità reddituale di C.B. che, evidentemente, può contare anche sulla collaborazione dell’altra compagna;

c) sulle base delle complessive risultanze di causa, non è da ritenere credibile la dichiarazione INPS di C.B. dalla quale risulta un impegno lavorativo per sole 20 ore settimanali, oltre a vitto e alloggio.

Avverso suddetta pronuncia ricorre per cassazione C.B.M., sulla base di quattro motivi. Si costituisce con controricorso V.C.S..

Deduce il ricorrente:

1) violazione e/o falsa applicazione degli artt. 147,148,261 e 316 bis, 1299 c.c., art. 38 disp. att. c.c. (testo previgente la L. n. 219 del 2012), in relazione all’art. 112 c.p.c., sulla base del quale V.C.S. non ha mai proposto alcuna domanda di rimborso delle spese sostenute, al fine di ottenere il rimborso pro quota;

2) violazione e/o falsa applicazione degli artt. 147,148,261 e 316 bis, 1299 c.c., nonchè dell’art. 38 disp. att. c.c. (testo previgente la L. n. 219 del 2012), in relazione agli artt. 28,157 e 158 c.p.c., sulla base del quale spetta al Tribunale ordinario giudicare sulla domanda di regresso proposta da uno dei genitori trattandosi di lite tra due soggetti maggiorenni;

3) violazione art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: l’omesso esame del carico familiare di C.B.M. da parte dei Giudici di secondo grado per la rideterminazione della misura dell’assegno di mantenimento comporta l’annullamento del capo della sentenza impugnata;

4) violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2697,2699,2700 e 2702 c.c., in relazione agli artt. 115 e 116 c.p.c., perchè i Giudici di secondo grado ritengono erroneamente che la produzione da parte del ricorrente del documento INPS si riferisca ad una circostanza basata su una dichiarazione di parte non rilevante e non credibile.

Tutti i motivi di ricorso risultano inammissibili.

In relazione al primo motivo di ricorso, si rileva come nella domanda, promossa fin dal primo grado dalla V.C.S., risulti espressamente richiesta la corresponsione di un assegno di mantenimento in favore della minore, a far data dalla nascita, con conseguente implicita ma inequivoca domanda di ripetizione delle somme già corrisposte prima dell’accertamento giudiziale.

In relazione al secondo motivo di ricorso, si rileva come l’eccezione di incompetenza prospettata dall’appellante non è esaminabile perchè tardivamente proposta oltre il termine perentorio previsto dall’art. 38 c.p.c. (le questioni di competenza per valore, materia e territorio vanno eccepite, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, tempestivamente depositata).

In relazione, infine, al terzo e quarto motivo di ricorso, la Corte “Appello ha svolto una esauriente e complessiva valutazione comparativa dei redditi delle parti pervenendo ad una conclusione diversa da quella prospettata in via alternativa dalla parte ricorrente, che in questa sede chiede un’inammissibile rivalutazione dei fatti di causa.

Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con applicazione del principio della soccombenza in ordine alle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate in Euro 3000 per compensi, 100 per esborsi, oltre accessori di legge.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2017

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