Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1788 del 28/01/2021

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2021, (ud. 05/11/2020, dep. 28/01/2021), n.1788

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25174-2019 proposto da:

G.A., titolare dell’omonima ditta, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE

di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCO CARILE;

– ricorrente –

contro

CURATELA FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona dei

Curatori pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MARIO

FASCETTI 5, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA CAPOROSSI,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIANLUCA CAPOROSSI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 301/2019 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 05/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/11/2020 dal Consigliere Relatore Dott. LAURA

SCALIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. G.A. n.q. di titolare dell’omonima ditta ricorre con tre motivi per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata con cui la Corte di appello di Ancona ha respinto l’impugnazione dal primo proposta avverso il lodo arbitrale in data 29 giugno 2015 con cui il primo, tra l’altro, era stato condannato alla restituzione delle somme ricevute dalla ditta (OMISSIS) in dipendenza del contratto di subappalto con la stessa stipulato e, tra l’altro, della somma di Euro 882.274,25 a titolo di risarcimento parametrato sull’importo della spesa occorrente per la eliminazione dei vizi e difetti costruttivi e sul danno da fermo tecnico della produzione di energia elettrica per il tempo necessario al rifacimento dell’opera commissionata, danno che l’Agrisolar committente reclamava dall’appaltatore S..

La corte di merito ha ritenuto l’inammissibilità dell’azione di nullità del lodo impugnato perchè relativa al merito della controversia – avente ad oggetto un’azione di regresso esercitata dall’appaltatore, (OMISSIS) a r.L, mandataria di Ati ed affidataria in appalto, giusta convenzione del 7 giugno 2012 stipulata con la Agrisol 2 Soc. Agr. a r.l, dei lavori di costruzione di un impianto di produzione di energia elettrica da biogas avverso la subappaltatrice, la Ditta G.A. incaricata di lavori di movimento terra – nella preliminare rilevata applicabilità, giusta il regime transitorio, del D.Lgs. n. 40 del 2006, risultando la convenzione di arbitrato stipulata successivamente all’anno 2006.

Resiste con controricorso la Curatela del fallimento (OMISSIS) S.r.l. in liquidazione. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

2. Con il primo motivo la ricorrente fa valere la falsa applicazione degli artt. 1294,1298 e 1299 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e quindi la violazione dell’ordine pubblico in materia di azione di regresso e suoi presupposti e, ancora, di responsabilità solidale tra condebitori.

La Corte di merito aveva valutato solo un anello della catena di corresponsabilità, quello che legava la committente principale Agrisol 2 alla ditta S. e quest’ultima alle altre ditte, ben undici, subappaltatrici.

La Corte di appello aveva così vagliato l’azione di regresso per cui veniva in gioco l’inadempimento della S. rispetto alla committenza Agrisol 2, inadempimento che veniva addossato al subappaltatore G. e che non poteva invece prescindere, di contro a quanto ritenuto nel lodo, dal fatto che l’appaltatore rivestiva anche il ruolo di condebitore. L’impresa S. aveva richiesto in sede arbitrale un risarcimento ultra vires alla impresa G., il più prossimo subappaltatore, riversando sulla stessa tutta la catena di corresponsabilità propria di tutte le ditte che avevano partecipato alla realizzazione dell’opera, compresi i progettisti, la D.L. e la stessa committente Agrisol 2 per carenze progettuali.

L’impresa G. aveva un ruolo marginale avendo eseguito opere di sbancamento su indicazione della S..

Ciò posto, la Corte di merito avrebbe dovuto valutare se il lodo urtasse con l’ordine pubblico e quindi con i principi fondamentali del nostro ordinamento in materia di obbligazioni da contratto che prevedono la responsabilità, solidale dei condebitori, qui appaltatore, subappaltante e subappaltatrici, nei confronti del creditore, qui la ditta committente, e che il debitore che paga l’intero ha regresso verso i condebitori pro quota.

Gli arbitri avevano condannato la G. a risarcire la S. in regresso senza considerare che l’azione di ripetizione non era venuta ad esistenza non avendo la seconda risarcito i danni alla committente.

3. Con il secondo motivo la ricorrente fa valere in relazione all’art. 360 c.c., comma 1 n. 4, la violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia sulla denuncia da parte dell’impugnante il lodo, di error in procedendo in cui era incorso il collegio arbitrale che non si era pronunciato sulla eccezione di difetto di interesse ad agire della S. per mancata comunicazione della denuncia dei gravi vizi e difetti da parte della committenza Agrisolar.

4. La mancata comunicazione della denuncia dei vizi fatta dalla committenza principale impediva ex art. 1670 c.c., l’azione di regresso della S., appaltatore rispetto alla committente Agrisolar 2 e subappaltante rispetto alla G..

5. Con il terzo motivo la ricorrente deduce in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la mancata applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 2, ed il mancato rilievo del difetto dell’ordinaria diligenza della S. nei confronti del subappaltatore G..

La S. aveva l’obbligo di astenersi dall’utilizzare i materiali difettosi e doveva segnalare alla committenza l’esistenza di vizi e difetti nei materiali prescelti e nelle opere eseguite e non pretendere dalla G. il risarcimento dei danni imputabili alle altre ditte e soggetti coinvolti nell’opera e che avrebbe potuto evitare con l’ordinaria diligenza.

5. I motivi proposti si prestano ad una loro complessiva valutazione in termini di inammissibilità perchè, non contestato il principio della non impugnabilità del lodo arbitrale per ragioni di merito (art. 829 c.p.c., comma 3, prima parte), il ricorso in tutte le sue articolazioni mira ad ottenete una non consentita rivalutazione del fatto deciso dagli arbitri – che hanno accertato l’inadempimento della G., quale subappaltatrice, nei confronti della S., subappaltante -, invocando sul punto l’applicazione del principio dell’ordine pubblico sostanziale che si assume violato dalle rationes decidendi adottate nel lodo arbitrale.

Tanto è destinato a valere: per le regole di governo dell’azione di regresso, esercitata dalla S. nei confronti della subappaltatrice G. senza che sia stata vagliata l’intervenuta denuncia dei vizi e difetti da parte del committente; per il regresso dell’appaltatore nei confronti del subappaltatore che deve operarsi pro quota e non per l’intero di quanto dal primo pagato al committente.

Partitamente.

5.1. Il primo motivo è poi inammissibile per manifesta infondatezza nella parte in cui censura la decisione arbitrale, tramite la sentenza impugnata, per violazione degli artt. 1294,1298,12991227 c.c., e quindi dei principi sull’azione di regresso e sulla solidarietà tra i condebitori solidali e tanto in base alla regola secondo cui è preclusa, ai sensi dell’art. 829 c.p.c., comma 3, u.p., l’impugnazione per nullità del lodo per violazione delle norme di diritto sostanziale, o, in generale, per errores in iudicando, che non si traducano, nell’inosservanza di norme fondamentali e cogenti di ordine pubblico, dettate a tutela di interessi generali e perciò non derogabili dalla volontà delle parti, nè suscettibili di formare oggetto di compromesso.

Il ricorrente non argomenta infatti sul perchè i principi di diritto sostanziale che governano la materia dell’azione di regresso tra debitori solidali e i principi da valere in materia di obbligazioni solidali integrino l’ordine pubblico sostanziale, inteso come quella parte dell’ordinamento giuridico che ha per contenuto i principi fondamentali la cui osservanza e attuazione debbono ritenersi – anche in base al disposto delle norme che le riconoscono – indispensabili all’esistenza di tale ordinamento e al conseguimento dei suoi fini essenziali.

5.2. Il secondo motivo è ancora inammissibile perchè fa valere quale error in procedendo un error in iudicando (così per l’erronea ricostruzione dell’azione di regresso sub specie dell'”l’interesse” dell’appaltatore in quanto essa presuppone una denuncia per vizi del committente principale) e quindi una questione relativa al merito della controversia non deducibile con la denuncia di nullità del lodo (Cass. n. 28997 del 12/11/2018).

5.3. Il terzo motivo è anch’esso inammissibile perchè introduce una questione ancora relativa al merito della controversia non deducibile con la denuncia di nullità del lodo (Cass. n. 28997 del 12/11/2018) e per manifesta infondatezza, per quanto sopra indicato, quanto alla violazione dell’ordine pubblico ex art. 829 c.p.c., comma 3, sub specie della violazione della buona fede contrattuale (art. 1227 c.c., concorso del fatto colposo del creditore), nella incapacità dell’istituto ad integrare la nozione di ordine pubblico sostanziale ed in difetto di argomenti che ne consentano una siffatta attribuzione.

6. Il ricorso è conclusivamente inammissibile. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, si dà atto (ex Cass. SU n. 23535 del 2019) della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente G.A. a rifondere alla Curatela Fallimento (OMISSIS) S.r.l., in liquidazione, le spese di lite che liquida in Euro 9.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi oltre spese generali al 15% forfettario sul compenso ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2021

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