Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1788 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. III, 20/01/2022, (ud. 13/10/2021, dep. 20/01/2022), n.1788

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24985/2019 proposto da:

S.S., nella qualità di socio e legale rappresentante della

società Sace di S.S. & C. s.n.c., elettivamente

domiciliati in Roma, Via Enrico Mizzi n. 19; presso lo studio

dell’avvocato Nicola Corteggiano, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato Anna D’agostino;

– ricorrenti –

contro

F.P., nella qualità di legale rappresentante della

società L.A.S. di F. & P. s.n.c., elettivamente

domiciliata in Roma Via G. G. Belli n. 96, presso lo studio

dell’avvocato Paolo Mereu, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato Antonio Malattia;

Unipol Sai Assicurazioni Spa, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Francesco Orestano n. 21, presso lo studio dell’avvocato Fabio

Pontesilli, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

Giancarlo Zannier;

– controricorrenti –

e contro

F.P., nella qualità di socio e successore della società

L.A.S. di F. & P. s.n.c.;

P.E., nella qualità di socio illimitatamente responsabile e

successore della società L.A.S. di F. & P. s.n.c.;

Pi.Al., C.S., F.M., M.A.,

Mi.An.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 19/2019 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 22/1/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/10/2021 dal Cons. Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 22/1/2019 la Corte d’Appello di Trieste, quale giudice del rinvio disposto da Cass. n. 19389/2016, in parziale accoglimento del gravame interposto dalla società LAS s.r.l. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Pordenone 25/7/2008, ha accolto la domanda dalla medesima nei confronti della società Sace di S.S. & C. s.n.c. originariamente proposta di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di incendio sviluppatosi nell’immobile sito in (OMISSIS), di proprietà della società LAS s.n.c. e condotto in locazione dalla società LAS s.r.l., oggetto di lavori impermeabilizzazione del tetto alla medesima da quest’ultima appaltati, cagionato dai subappaltatori sigg. M.E. e Pi.Al. nell’effettuazione della “posa in opera della guaina con fiamma libera”.

Avverso la suindicata decisione della corte di merito la società Sace di S.S. & C. s.n.c. e il sig. S.S. nella qualità di socio, propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 7 motivi.

Resistono con separati controricorsi la società Unipolsai Assicurazioni s.p.a. e la società LAS s.r.l..

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano “violazione e/o falsa applicazione” dell’art. 2909 c.c., artt. 112,324,329,346,383,392,393,394 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5.

Si dolgono che la corte di merito abbia condannato la società Sace di S.S. & C. s.n.c. “al pagamento dei danni in favore della società LAS s.n.c. nonostante il relativo giudicato interno formatosi sulla sentenza n. 459/2012 emessa dalla Corte d’Appello il 12.06.2012”, atteso che la relativa affermazione secondo cui “nessuna responsabilità per i danni che vennero arrecati… pure alla L.A.S. s.n.c. può essere addebitata alla suddetta subcommittente” non è stata mai impugnata da tale società, la sentenza essendo stata a suo tempo gravata solo dalla diversa società L.A.S. s.r.l..

Con il 2 motivo denunziano “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 2312,2909 c.c., artt. 112,324,329,346,383,392,393,394 c.p.c., artt. 75,110,137,138,139,140,143,145,182 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5.

Si dolgono che la pronunzia di condanna a carico della società L.A.S. s.n.c. è “frutto di un vizio di ultra/extra petizione”.

Lamentano non essersi dalla corte di merito considerato che “la società L.A.S. s.n.c. risulta cancellata in data 09.01.2007”, sicché “essa non ha più capacità processuale (e/o legittimazione attiva e passiva) per poter partecipare al giudizio, né l’aveva nel momento in cui la società L.A.S. s.r.l. le ha notificato la citazione in riassunzione del 07.04.2017”.

Con il 3 motivo denunzia “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 1218,2043 c.c., artt. 112,132,383,394 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5.

Si dolgono non essersi dalla corte di merito considerato che la società L.A.S. “e’ estranea al giudizio in cassazione e al rapporto contrattuale di appalto”.

Lamentano che “il capo della sentenza che condanna SACE a risarcire LAS s.n.c. è nullo perché completamente privo di motivazione”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono fondati e vanno accolti nei termini e limiti di seguito indicati.

E’ rimasto nel giudizio di merito accertato che nel corso del lavori di impermeabilizzazione del tetto dell’immobile de quo dalla conduttrice società LAS s.r.l. appaltati alla società Sace s.n.c., e da questa subappaltati agli artigiani M. e Pi., a causa dell’imprudente utilizzazione di un cannello da parte di questi ultimi è scaturito un incendio che ha danneggiato tutto l’immobile e le merci in esso contenute.

All’esito del rinvio disposto da Cass. n. 19389 del 2016, pur dando atto che “la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19389/2016 pubblicata in data 30 settembre 2016, accolse il secondo motivo del ricorso affermando il principio di diritto in forza del quale il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si vale dell’opera di terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro, principio questo applicabile anche nei rapporti tra appaltatore e subappaltatori nei confronti della responsabilità verso il committente”, con disposto rinvio “a questa Corte perché… giudicasse sull’appello proposto in applicazione del principio di diritto sopra enunciato”, nell’impugnata sentenza la corte di merito ha erroneamente condannato l’odierna ricorrente al risarcimento dei danni in favore della proprietaria dell’immobile di cui trattasi società LAS s.n.c., atteso che come emerge ex actis (e riconosciuto anche dall’odierna ricorrente nel sottolineare che la società Las s.n.c. risulta “da tempo cancellata” e “nessuna domanda aveva più rivolto alla Corte d’Appello nel giudizio di rinvio”) la medesima non ha invero proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di rigetto della propria domanda di risarcimento danni n. 459/2012 della Corte d’Appello di Trieste poi come sopra cassata, né ha partecipato al giudizio di cassazione conclusosi con la sentenza Cass. n. 19389/2016, al giudizio di rinvio e al presente giudizio.

Con il 4 motivo denunzia “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 1218,1228,2043 c.c., artt. 324,329,383,392,393,394 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5.

Si duole che la corte di merito abbia affermato la responsabilità della società L.A.S. s.r.l. pur non sussistendo “i presupposti per qualificare come ausiliari i due artigiani autori dell’illecito”, relativamente ai quali non è configurabile alcuna sua responsabilità in eligendo e in vigilando e non contemplando l’art. 1228 c.c. “a carico del debitore una responsabilità oggettiva senza possibilità di scriminanti”, l’accaduto integrando semmai il fortuito.

Con il 5 motivo denunzia “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 112,115,116,324,329,346,389,392,393,394 c.p.c., art. 2909 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5.

Si duole che la corte di merito abbia “completamente ignorato gli atti di causa”, e dato “per “certe” circostanze che invece sono risultate diverse”.

Con il 6 motivo denunzia “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 112,383,389,392,393,394 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5.

Si duole che la corte di merito non si sia pronunciata in ordine all’eccepita tardività dell’atto di riassunzione in quanto effettuata oltre i 3 mesi.

Con il 7 motivo denunzia “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 1362,1363,1365,1366,1369,1370,1371,1469 bis e segg. c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5.

Si duole che la corte di merito abbia erroneamente interpretato la clausola n. 41 del contratto di assicurazione, giacché se deve essere ritenuta responsabile ex art. 1228 c.c., per essersi avvalsa di ausiliari, in quanto civilmente responsabile va tenuta indenne dalla compagnia di assicurazioni.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono inammissibili.

Le mosse censure risultano invero apoditticamente formulate – in violazione del requisito a pena di inammissibilità del ricorso prescritto all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, contrapposizione con l’accertamento e l’affermazione della corte di merito di cui all’impugnata sentenza in applicazione del principio ex art. 384 c.p.c., comma 2, formulato dalla suindicata Cass. n. 19389/2016.

Censure prospettanti una rivalutazione del merito della vicenda e del compendio probatorio comportanti accertamenti di fatto invero preclusi a questa Corte di legittimità, atteso che solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova.

Con particolare riferimento al 5 motivo va ulteriormente posto in rilievo che là dove apoditticamente deduce in particolare che la corte di merito ha dato “per “certe” circostanze che invece sono risultate diverse” l’odierna ricorrente inammissibilmente prospetta in realtà un vizio revocatorio ex art. 395 c.p.c., comma 4.

Quanto al 6 motivo va sottolineato come risulti inammissibilmente censurata una pronunzia implicita.

Avuto riguardo al 7 motivo va evidenziato come, a fronte dell’interpretazione delle clausole n. 41 e 45 della “polizza stipulata da SA.CE con Nuova MAA s.p.a., poi diventata Milano Assicurazioni s.p.a. e ora Unipol Sai Assicurazione s.p.a.” offerta dalla corte di merito nell’impugnata sentenza argomentando in particolare dal relativo tenore testuale (stante l’espressamente contemplato riferimento – ai “danneggiamenti a cose in conseguenza di un fatto accidentale verificatosi in relazione allo svolgimento dell’attività aziendale dichiarata e dei servizi ad essa connessi”), nessun argomento risulta dall’odierna ricorrente dedotto a sostegno della mossa censura idoneo a confutarla, tale non potendo invero ritenersi l’assunto in base al quale “se le parti hanno ricompreso persino il dolo delle persone delle quali rispondere (senza specificazione alcuna di un rapporto di dipendenza lavorativa), a maggior ragione ai sensi degli artt. 1365,1366,1369 e 1370 c.c.,deve farsi rientrare anche la colpa o il fatto accidentale”.

Attesa la fondatezza dei primi tre motivi di ricorso nei suesposti termini e limiti, inammissibili gli altri, l’impugnata sentenza va cassata in relazione, con rinvio alla Corte d’Appello di Trieste, che in diversa composizione procederà a nuovo esame.

Il giudice del rinvio provvederà anche alle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie p.q.r. i primi 3 motivi di ricorso, nei sensi di cui in motivazione. Dichiara inammissibili gli altri motivi. Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Trieste, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 13 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

 

 

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