Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1787 del 27/01/2020

Cassazione civile sez. I, 27/01/2020, (ud. 26/11/2019, dep. 27/01/2020), n.1787

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35734/2018 proposto da:

J.U., domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la Cancelleria

Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’Avvocato Marco Romagnoli, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto n. 8800/2018 del TRIBUNALE di BARI, depositato il

05/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/11/2019 dal cons. Dott. TRICOMI LAURA.

Fatto

RITENUTO

CHE:

J.U., nato in (OMISSIS), – premesso che aveva già conseguito il riconoscimento del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a seguito di pronuncia della Corte di appello di Bari in data 19/3/2015 ha impugnato il provvedimento della Commissione territoriale che in data 20/10/2017 ha espresso parere negativo alla richiesta di rinnovo.

Il Tribunale di Bari in composizione monocratica ha respinto il ricorso ritenendolo infondato perchè non risultava comprovata l’integrazione socio economica in Italia, in ragione della recente instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, e perchè, comunque, il ricorrente non aveva fornito, nemmeno come deduzioni, gli elementi concernenti le personali ragioni di vulnerabilità, la situazione del Paese di origine e le sue condizioni personali, necessarie per operare il bilanciamento tra l’integrazione raggiunta in Italia, la situazione esistente nel Paese di origine e la sua condizione personale in detto Paese, atteso che egli stesso aveva dichiarato di svolgere attività di meccanico nel suo Paese di origine percependo regolare stipendio.

Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione con un mezzo. Il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. E’ superfluo dar conto del motivo di impugnazione, giacchè il ricorso va dichiarato inammissibile.

Nella vigenza del D.L. n. 13 del 2017, art. 3, comma 1, lett. d) e comma 4, convertito nella L. 46 del 2017, successivamente modificato dal D.L. n. 113 del 2018, art. 1, comma 3, lett. a) conv., con modif., nella L. n. 132 del 2018, qualora sia stata proposta esclusivamente la domanda di protezione umanitaria – come nel caso in esame -, la competenza per materia appartiene alla sezione specializzata del Tribunale in composizione monocratica, che giudica secondo il rito ordinario ex art. 281-bis c.p.c. e ss. o, ricorrendone i presupposti, secondo il procedimento sommario di cognizione ex art. 702-bis c.p.c. e ss. e pronuncia sentenza o ordinanza impugnabile in appello, atteso che il rito previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis con le peculiarità che lo connotano (composizione collegiale della sezione specializzata, procedura camerale e non reclamabilità del decreto), ha un ambito di applicazione espressamente limitato alle controversie di cui del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 e a quelle relative all’impugnazione dei provvedimenti adottati dall’Unità Dublino (Cass. n. 16458 del 19/06/2019).

Ne consegue che la presente impugnazione avrebbe dovuto essere proposta dinanzi alla Corte di appello e non mediante ricorso in cassazione che va, pertanto, dichiarata inammissibile.

2. In conclusione, decidendo sul ricorso, lo stesso va dichiarato inammissibile.

In assenza di attività difensiva della parte intimata non si provvede sulle spese.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019).

P.Q.M.

– Decidendo sul ricorso, lo dichiara inammissibile;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2020

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