Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1787 del 24/01/2018


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Civile Sent. Sez. U Num. 1787 Anno 2018
Presidente: CANZIO GIOVANNI
Relatore: CIRILLO FRANCESCO MARIA

Data pubblicazione: 24/01/2018

SENTENZA
sul ricorso 28026-2016 proposto da:
SICILIACQUE S.P.A., in persona del legale rappresentante

pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POMPEO MAGNO
23/A, presso lo studio dell’avvocato CARLO COMANDE’, che la
rappresenta e difende;
– ricorrente –

ASSESSORATO DELL’ENERGIA E DEI SERVIZI DI PUBBLICA UTILITA’
DELLA REGIONE SICILIANA, DEMANIO DELLA REGIONE SICILIANA RAMO ACQUE, in persona dei rispettivi legali rappresentanti

pro

tempore,

pro

REGIONE SICILIANA, in persona del Presidente

tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

– controricorrenti e ricorrenti incidentali contro
CARUANA VINCENZA, CARUANA SERAFINO, elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA EMANUELE GIANTURCO 6, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO MOLLICA, rappresentati e difesi
dall’avvocato GIUSEPPE MILAZZO;

– controricorrenti all’incidentale avverso la sentenza n. 249/2016 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE
ACQUE PUBBLICHE, depositata il 9/08/2016.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
05/12/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARCELLO MATERA, che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse;
uditi gli avvocati Marzia Comandè per delega orale dell’avvocato Carlo
Comandè, Marina Russo per l’Avvocatura Generale dello Stato e Maria
Manuela Torna per delega orale dell’avvocato Giuseppe Milazzo.
FATTI DI CAUSA
Ritenuto

che la Siciliacque s.p.a. ha proposto ricorso per

cassazione avverso la sentenza del 9 agosto 2016 con cui il Tribunale
superiore delle acque pubbliche, accogliendo due ricorsi presentati da
Serafino e Vincenza Caruana, ha annullato il decreto definitivo di
esproprio n. 7 del 6 dicembre 2011, emesso dall’ufficio per le

Ric. 2016 n. 28026 sez. SU – ud. 05-12-2017

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12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

espropriazioni Sicilia acque s.p.a., con il quale era stato disposto il
diritto di servitù coattiva di acquedotto, in favore della Regione
Siciliana, su terreni di proprietà dei Caruana;
che hanno resistito al ricorso Serafino e Vincenza Caruana, con
un unico controricorso;

servizi di pubblica utilità della Regione Siciliana, con un controricorso
definito adesivo al ricorso della Siciliacque s.p.a.;
che Serafino e Vincenza Caruana hanno depositato un ulteriore
controricorso per resistere al ricorso incidentale adesivo
dell’Assessorato suindicato;
che, nelle more del procedimento, la Siciliacque s.p.a. ha
depositato un’istanza con cui ha sollecitato la declaratoria di
cessazione della materia del contendere, sottoscritta per adesione da
tutte le altre parti e dai rispettivi difensori;
che in tale istanza si precisa che le parti, con atto di transazione
del 27 luglio 2017 allegato, hanno concluso un accordo che toglie
interesse alla prosecuzione del giudizio, per cui le stesse sollecitano
una pronuncia di compensazione delle spese di lite e di caducazione
della sentenza impugnata.

RAGIONI DELLA DECISIONE
Considerato che dalla lettura dell’atto di transazione allegato
risulta che le odierne parti in causa hanno concordato una definizione
della controversia con impegno reciproco a sollecitare a queste
Sezioni Unite una pronuncia di cessazione della materia del
contendere;
che, alla luce di quanto affermato da queste Sezioni Unite con la
sentenza 28 settembre 2000, n. 1048, poi confermata da una serie di
pronunce successive, la cessazione della materia del contendere
comporta la caducazione di tutte le pronunce emanate nei precedenti
gradi di giudizio e non passati in cosa giudicata;

Ric. 2016 n. 28026 sez. SU – ud. 05-12-2017

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che si è costituito in questa sede l’Assessorato dell’energia e dei

che tale pronuncia non è idonea a passare in giudicato se non
sotto il limitato profilo costituito dal venire meno dell’interesse delle
parti alla definizione del giudizio;
che va disposta anche la compensazione delle spese;
che, attesa la natura della decisione, non sussistono le condizioni

per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso.
P.Q.M.
La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere e
compensa integralmente le spese del giudizio di cassazione tra tutte
le parti.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio delle Sezioni Unite
Civili, il 5 dicembre 2017.

di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115,

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