Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17859 del 03/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 03/07/2019, (ud. 08/05/2019, dep. 03/07/2019), n.17859

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – rel. Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 21554-2016 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LIMA 20,

presso lo studio dell’avvocato VINCENZO IACOVINO, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELA

CAPANNOLO, MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 193/2016 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 30/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’08/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DORONZO ADRIANA.

Fatto

RILEVATO

che:

con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Campobasso ha confermato la sentenza del Tribunale che ha dichiarato il ricorrente, C.G., decaduto D.L. n. 269 del 2003 ex art. 42, comma 3, conv. nella L. n. 326 del 2003, dal diritto di impugnare il provvedimento di sospensione dell’indennità di accompagnamento, comunicato in data 4/5/2012, per mancata presentazione dell’assistito alle visite di revisione ed avendo il C. depositato il ricorso introduttivo del giudizio in data 1/7/2014;

avverso la sentenza il C. ricorre per cassazione con due motivi, illustrati da memoria;

l’I.N.P.S. resiste con controricorso;

la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio nonchè la violazione e la falsa applicazione del D.L. n. 269 del 2003, art. 42, convertito in L. n. 326 del 2013 cit.;

lamenta che la Corte territoriale non ha valutato che il provvedimento amministrativo di sospensione della prestazione assistenziale, a lui comunicato in data 4/5/2012, non era stato seguito dalla revoca della prestazione; l’Inps aveva continuato ad erogare l’indennità fino a tutto il mese di novembre 2015 ed aveva continuato a chiamare il ricorrente per la visita di revisione; il provvedimento di sospensione non era stato seguito da un accertamento sulle condizioni sanitarie, sicchè esso doveva ritenersi meramente provvisorio; non erano stati indicati i gravami proponibili contro il provvedimento; inoltre, non si verteva in materia di verbali sanitari di accertamento medico-legali, per i quali soltanto è prevista la decadenza;

con il secondo motivo, proposto sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, si denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo, costituito dal rilievo che nel calcolare il termine semestrale di decadenza la Corte non aveva considerato che, prima del ricorso di merito del 1^ luglio 2014, egli aveva depositato un ricorso ai sensi dell’art. 700 c.p.c.e che, inoltre, il dies a quo del 4/5/2012 era stato da lui contestato, in mancanza di prova certa della comunicazione in tale data;

il primo motivo di ricorso prospetta, sotto il profilo della violazione di legge, una questione – quella dell’applicabilità dell’istituto della decadenza semestrale ai sensi del DL. n. 269 del 2003, art. 42, comma 3, convertito con modificazioni dalla L. n. 326 del 2003, ai provvedimenti di sospensione di prestazioni assistenziali – che non trova una unitaria soluzione nella giurisprudenza di questa Corte;

in particolare si riscontra una difformità di vedute tra Cass. 29/1/2018, n. 2119, secondo cui “In materia di invalidità civile, il termine di decadenza semestrale di cui al D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 3, conv., con modif., dalla L. n. 326 del 2003, per la proposizione della domanda giudiziale di invalidità, decorrente dalla data di comunicazione all’interessato del provvedimento emesso in sede amministrativa, non si applica in caso di impugnazione del provvedimento di sospensione della erogazione della prestazione assistenziale, in quanto tale atto non costituisce un provvedimento emesso all’esito di una procedura di riconoscimento del beneficio, ma un provvedimento di natura cautelare dell’ente erogatore rispetto ad un beneficio in precedenza concesso” e il meno recente Cass. 14/11/2014, n. 24.362 (non massimata), in cui invece si è applicata la decadenza semestrale ad un provvedimento di sospensione della pensione di inabilità, sulla base della seguente affermazione: “Nè possono nutrirsi dubbi – dato l’ampio tenore letterale dell’art. 42, comma 1, cit. – sulla applicabilità della normativa anche alle ipotesi di ricorso avverso la sospensione dell’erogazione della provvidenza a seguito di visita medica di revisione (che ricorre nella specie)”;

in ragione della mancanza di un univoco e consolidato orientamento e del rilievo nomofilattico della questione, non si ravvisano i presupposti per una decisione ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, con la conseguenza che la causa deve essere rimessa alla quarta sezione.

P.Q.M.

letto l’art. 380 bis c.p.c., u.c., rimette la causa alla sezione semplice (IV lavoro).

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 8 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2019

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