Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17837 del 09/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 09/09/2016, (ud. 12/05/2016, dep. 09/09/2016), n.17837

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 299/2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

VALLEVERDE SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA VALLISNERI 11, presso lo

studio dell’avvocato PAOLO PACIFICI, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ELIDO GUERRINI giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 62/2009 della COMM. TRIB. REG. della TOSCANA,

depositata il 12/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/05/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI;

udito per il ricorrente l’Avvocato MARCHINI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CUOMO Luigi, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

La società Valleverde ha presentato istanza di definizione di ritardati ed omessi versamenti ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis.

L’Agenzia delle Entrate ha riscontrato il ritardato pagamento dell’ultima rata di condono, ed ha negato quindi il perfezionamento della istanza di definizione.

Avverso tale diniego ha proposto ricorso la contribuente, accolto dalla Commissione provinciale di Lucca con sentenza 12.3.2007, confermata poi in appello con sentenza del 12.11.2009.

L’Agenzia propone ora ricorso per cassazione denunciando erronea interpretazione dell’art. 9 bis cit., che invece presuppone per il perfezionamento della istanza di definizione del carico fiscale che ogni rata sia corrisposta in tempo.

Resiste con controricorso la società.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La sentenza impugnata ritiene che, al pari di ogni altra forma di condono, anche per quella prevista dalla L. n. 282 del 2002, art. 9 bis, si debba fare un’interpretazione di favore per il contribuente, quanto al tardivo pagamento della rata, ritenendo cioè perfezionato il condono con il pagamento di quella iniziale. Si tratta in entrambi i casi (gli altri condoni e questo) di forme premiali che ammettono la definizione rateale del carico fiscale.

1.- Con l’unico motivo di ricorso, l’Agenzia denuncia erronea interpretazione della L. n. 282 del 2002, art. 9 bis.

L’Agenzia censura la decisione di merito nella parte in cui ha ritenuto che, sebbene non espressamente previsto dalla norma, l’art. 9 bis, contiene una regola o un principio di conservazione dell’efficacia del condono in ragione del pagamento della prima rata.

Secondo l’Agenzia l’assunto sarebbe errato poichè la fattispecie prevista dall’art. 9 bis è diversa da quelle previste dagli artt. 7, 8 e 9 della medesima legge, che invece collegano il perfezionamento del condono al pagamento della prima rata. E queste non possono applicarsi analogicamente a quella.

Il motivo è fondato.

L’art. 9 bis, prevede che l’efficacia del condono sia subordinata all’integrale pagamento delle somme. Dal tenore letterale della norma, si ricava che le sanzioni non si applicano ai contribuenti che provvedono al pagamento delle imposte, regola da cui non si può arguire che le sanzioni non scattano se il pagamento, pur effettuato, sia tardivo.

Il silenzio della norma non va inteso nel senso che essa esclude dalle ipotesi di decadenza il tardivo pagamento.

Invero, il legislatore, che nei precedenti articoli ha adottato espressamente la regola dell’efficacia della singola rata, non avere espresso, in una ipotesi immediatamente successiva, la stessa regola in modo tacito. E deve ritenersi che l’omissione è voluta, se paragonata all’espressa previsione degli articoli precedenti.

Ritiene poi la decisione impugnata che si debba fare applicazione analogica della disciplina prevista dagli articoli precedenti il 9 bis cit..

In linea di principio, le norme che prevedono condoni sono da ritenersi eccezionali rispetto al principio generale della tassazione dei redditi, il che esclude la possibilità di applicazione analogica (Cass. n. 25238 del 2013).

Comunque sia, la fattispecie prevista dall’art. 9 bis, come ripetutamente affermato da questa Corte (v. Cass. n. 379 del 2016; Cass. ord. 10650 del 2013), è diversa da quella di cui agli artt. 7, 8 e 9 della stessa legge, che dunque non possono applicarsi analogicamente, proprio per la diversità di ratio. Infatti, mentre negli altri casi, il condono riguarda tributi ancora controversi, o in via di accertamento o contestati, in questa seconda ipotesi (art. 9 bis), invece il condono riguarda tributi accertati in via definitiva, rispetto ai quali, quale provvedimento di clemenza, l’Erario ha rinunciato anche alle sanzioni, consentendo un pagamento rateale.

Ciò rende ragione della mancata menzione nella norma dell’efficacia del pagamento tardivo, avendo il legislatore subordinato la rinuncia alle sanzioni e la concessione del pagamento rateale, all’intera e tempestiva definizione del debito tributario.

In questo senso vanno i precedenti già affermati da questa Corte (Cass. n. 379 del 2016) che ha espressamente dichiarato che in tema di condono fiscale, incorre nella decadenza dalle agevolazioni di cui della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9 bis, il contribuente che abbia provveduto al versamento delle somme dovute con ritardo, qualora questo, anche se modesto, non sia giustificato.

In ragione della novità della questione al momento dell’insorgenza della lite, vanno compensate le spese dell’intero giudizio.

PQM

La Corte accoglie, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo. Compensa interamente le spese di giudizio.

Così deciso in Roma, il 12 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2016

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