Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17829 del 03/07/2019

Cassazione civile sez. I, 03/07/2019, (ud. 09/05/2019, dep. 03/07/2019), n.17829

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 23596/17 proposto da:

D.D., elettivamente domiciliato ad Ascoli Piceno, Rua

del Papavero n. 6, presso l’avvocato Paolo Alessandrini, che lo

rappresenta e difende in virtù di procura speciale apposta in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello de L’Aquila 28.2.2017 n.

402;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 9

maggio 2019 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. D.D., cittadino maliano, chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(b) in via subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5,comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis).

Secondo quanto riferito nel ricorso, a fondamento dell’istanza dedusse di essere rimasto orfano a 12 anni; di essersi perciò trasferito dalla sua regione di origine, nel sud del Mali, da uno zio nella citta di (OMISSIS), sita nel nord del Paese; di essere stato ivi rapito da ribelli armati che uccisero lo zio, e lo costrinsero lavorare come cuoco nella loro milizia; di essere riuscito fortunosamente a fuggire e verso la Libia, dove trascorso oltre un anno lavorando ma subendo violenze; di essersi infine dalla Libia imbarcato verso l’Italia.

2. La Commissione Territoriale rigettò l’istanza con provvedimento datato 23.7.2015.

Avverso tale provvedimento D.D. propose opposizione dinanzi al Tribunale de L’Aquila, che la rigettò con ordinanza ex art. 702 bis c.p.c. del 30.4.2016.

L’ordinanza venne impugnata dal soccombente.

3. La Corte d’appello del L’Aquila, con sentenza 16.3.2017, rigettò il gravame.

La Corte d’appello ritenne che:

-) la mancata nomina di un traduttore non avesse arrecato alcun pregiudizio concreto al ricorrente, assente in aula;

-) il racconto del ricorrente non era coerente, nè plausibile, nè attendibile; in particolare, non era chiaro come un bambino di 12 anni potesse recarsi dal sud al nord del Paese; perchè mai si recò proprio in un’area teatro di scontri armati; il ricorrente non aveva neanche indicato il nome dello zio presso cui risiedeva, nè il luogo esatto della loro residenza;

-) nel sud del Mali, regione di origine del richiedente asilo, non vi era in atto una situazione di violenza indiscriminata.

La sentenza è stata impugnata per cassazione da D.D. con ricorso fondato su tre motivi.

Il Ministero dell’Interno non si è difeso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Ordine delle questioni.

1.1. Va esaminato per primo il secondo motivo di ricorso, ai sensi dell’art. 276 c.p.c., comma 2.

Con tale censura, infatti, il ricorrente prospetta un error in procedendo, che come tale assorbe e rende superfluo l’esame del “fondo” della originaria domanda

2. Il secondo motivo di ricorso.

2.1. Prima di esaminare il merito delle censure proposte dal ricorrente, va rilevata l’irricevibilità della memoria di cui all’art. 380 bis.1 c.p.c., spedita dal ricorrente per posta, e pervenuta il 6.5.2019.

Questa Corte ha infatti ripetutamente affermato che nel giudizio di legittimità le memorie ex art. 380 bis c.p.c., non possono essere depositate a mezzo posta, poichè a tale giudizio non è applicabile l’art. 134 disp. att. c.p.c., dettato esclusivamente per il deposito del ricorso e del controricorso (ex multis, Sez. 6-3, Ordinanza n. 8835 del 10/04/2018, Rv. 648717-01).

2.2. Col secondo motivo il ricorrente lamenta l’omesso esame d’un fatto decisivo, ex art. 360 c.p.c., n. 5.

Deduce che la Corte d’appello non avrebbe preso in esame la circostanza che egli aveva depositato, in grado di appello, un certificato di residenza, dal quale risultava che egli risiedeva effettivamente a (OMISSIS), nel nord del Mali.

Il ricorrente sostiene che se la Corte d’appello avesse esaminato quel documento, avrebbe dovuto concludere che il ricorrente proveniva da un luogo (il nord del Mali) in cui vi era un conflitto armato in corso, sicchè avrebbe dovuto concludere per la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria. Aggiunge che la possibilità di spostarsi in una parte dello Stato di provenienza non interessata dal conflitto non costituisce, per la legge italiana, causa di negazione del diritto alla protezione sussidiaria.

2.3. Il motivo è fondato.

La Corte d’appello, infatti, ha ritenuto in punto di fatto che sussistono allo stato “situazioni emergenziali legate a conflitti armati nel nord del Mali”; ha soggiunto, tuttavia, di non ritenere verosimile che, nel caso lasciasse l’Italia, l’odierno ricorrente dovrebbe fare ritorno nella città di (OMISSIS), sita appunto nel nord di quel Paese africano.

La Corte d’appello, tuttavia, ha trascurato di considerare il “fatto materiale” rappresentato dalla residenza anagrafica dell’odierno ricorrente, per come documentato dal suddetto certificato anagrafico.

La sentenza impugnata è dunque effettivamente incorsa nel vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Va da sè che il giudice di merito, tornando ad esaminare la questione, resta sovrano nel valutare sia la ammissibilità della produzione documentale dimostrativa del fatto che non esaminato, avvenuta in grado di appello; sia la sua intrinseca attendibilità.

3. Gli ulteriori motivi di ricorso restano assorbiti.

4. Le spese.

Le spese del presente grado di giudizio saranno liquidate dal giudice del rinvio.

P.Q.M.

la Corte di Cassazione:

(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello de L’Aquila, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte di Cassazione, il 9 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2019

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