Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17826 del 09/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 09/09/2016, (ud. 01/04/2016, dep. 09/09/2016), n.17826

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

S.S., elettivamente domiciliato in Roma, via Baldo degli

Ubaldi n. 66, presso l’avv. Simona Rinaldi Gallicani, rappresentato

e difeso dall’avv. Silvano Nannipieri, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Toscana n. 72/13/09, depositata l’11 maggio 2009;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza dell’1

aprile 2016 dal Relatore Cons. Biagio Virgilio;

udito l’avvocato dello Stato Sergio Fiorentino per la ricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

DEL CORE Sergio, il quale ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana indicata in epigrafe, con la quale, in parziale accoglimento dell’appello di S.S., ha affermato la validità della definizione dei carichi di ruolo pregressi prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 12 della quale il contribuente si era avvalso versando solo la prima rata dell’importo dovuto.

Il giudice d’appello, premesso che il potere di controllo su dette definizioni agevolate spetta al concessionario della riscossione e non all’Agenzia delle entrate (nei cui confronti era stato proposto il ricorso), ha comunque affermato la validità del condono, dichiarando dovuta la seconda rata, maggiorata di sanzioni e interessi, con restituzione delle somme introitate in eccesso dall’Ufficio.

2. Il B. resiste con controricorso, illustrato con memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1. Con l’unico motivo, la ricorrente denuncia la violazione della L. n. 289 del 2002, art. 12 e formula il quesito se la definizione agevolata ivi prevista “si perfezioni esclusivamente con il pagamento di tutte le rate del dovuto da effettuarsi nel rispetto dei termini di legge e dunque se, nel caso di specie in cui era stato impugnato un preavviso di fermo relativo all’importo integrale delle cartelle che il contribuente asseritamente affermava di aver condonato ai sensi dell’art. 12 con il pagamento della sola prima rata del dovuto, violi il disposto del soprarichiamato art. 12 la sentenza della CTR che affermi che il condono ai sensi di tale norma risulta perfezionato con il solo pagamento della prima rata”.

1.2. Vanno disattese le eccezioni sollevate dal controricorrente: la prima, relativa alla idoneità del quesito, perchè lo stesso, sopra riportato, risponde ai requisiti prescritti dall’art. 366 bis c.p.c., come interpretato dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte, in quanto contiene una adeguata sintesi logico-giuridica della questione con riferimento alla concreta fattispecie; la seconda, con la quale si deduce la carenza di interesse della ricorrente, perchè l’affermazione del giudice d’appello, secondo cui il potere di controllo delle definizioni agevolate ex art. 12 cit. “spetta al concessionario, che ne risponderà all’Agenzia”, non costituisce la ratio decidendi della pronuncia (altrimenti la CTR avrebbe rigettato l’appello del contribuente), nella quale è poi esaminato il merito della controversia.

1.3. Il ricorso è fondato, in applicazione del consolidato principio in virtù del quale l’efficacia della sanatoria prevista dalla L. n. 289 del 2000, art. 12 in relazione ai carichi di ruolo pregressi, essendo pienamente certo il quantum da versarsi per la definizione agevolata, è condizionata al pagamento dell’intero importo dovuto e l’omesso o ritardato versamento delle rate successive alla prima escludono il verificarsi della definizione medesima (Cass. n. 20746 del 2010 e, tra le tante altre, da ult., Cass. n. 11669 del 2016).

2. Il ricorso deve essere, pertanto, accolto, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.

3. In considerazione dell’epoca di formazione della giurisprudenza citata, vanno compensate le spese dell’intero giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente.

Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 1 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2016

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