Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17821 del 03/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 03/07/2019, (ud. 20/02/2019, dep. 03/07/2019), n.17821

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30292-2017 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APPIA NUOVA

N. 37, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLO LIARDI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE SPAGNUOLO;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, in proprio e quale procuratore speciale della

SOCIETA’ DI CARTOIARIZZAZIONE DEI CREDITI INPS (SCCI) SPA,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

avvocati ESTER ADA VITA SCIPLINO, EMANUELE DE ROSE, CARLA D’ALOISIO,

ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, GIUSEPPE MATANO;

– controricorrente –

e contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO (OMISSIS), in persona del Dirigente Generale,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso la

Sede legale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati

RAFFAELA FABBI, LORELLA IRASCONA’;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS);

-intimata –

avverso la sentenza n. 493/2017 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 19/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/02/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

RIVERSO.

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte di Appello di Salerno con sentenza 493/2017 rigettava il gravame proposto da P.A. avverso la pronuncia che aveva dichiarato inammissibile le opposizioni ad estratto di ruolo svolte nei confronti di Equitalia sud S.p.A, INPS ed INAIL.

Per quanto ancora d’interesse in relazione alla questione di prescrizione, la Corte affermava che quando, come nella specie, la cartella esattoriale fosse stata a suo tempo già notificata, e quindi il debitore fosse a conoscenza dell’esistenza del credito e non avesse tempestivamente opposto la cartella, l’impugnazione diretta del ruolo, da parte del debitore che chiedeva procedersi ad un accertamento negativo del credito ivi risultante ed asseritamente prescritto, doveva ritenersi inammissibile per difetto di interesse, non prospettandosi tale accertamento come l’unico strumento volto ad eliminare la pretesa impositiva dell’amministrazione poichè il debitore avrebbe potuto rivolgersi direttamente all’amministrazione chiedendo lo sgravio. Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso per cassazione da M.R. con un motivo; l’INPS ed INAIL hanno resistito con controricorso; Agenzia delle Entrate Riscossione, già Equitalia Sud S.p.A. è rimasta intimata.

E’ stata comunicata alle parti la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale non partecipata; parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RITENUTO

CHE:

1.- con l’unico motivo di ricorso si deduce “Prescrizione; omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, nullità c/o inesistenza della ritualità della notifica della cartella esattoriale indicata assunta notificata il 31.01.2003; violazione dell’art. 112 c.p.c. in correlazione con l’art. 615 c.p.c., comma 1; omessa prova di atti interruttivi della prescrizione, art. 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 4) per avere la Corte d’appello omesso di esaminare la ritualità della notifica della cartella di pagamento impugnata, nonchè la mancanza di atti interruttivi della prescrizione da parte dei convenuti, al fine della declaratoria di prescrizione del credito; la Corte d’appello aveva omesso di pronunciarsi sulla specifica eccezione di prescrizione sollevata dalla parte opponente ex art. 615 c.p.c., comma 1 ed aveva errato laddove aveva ritenuto che, poichè la cartella esattoriale era stata a suo tempo già notificata ed il debitore non aveva tempestivamente proposto l’impugnazione, dovesse affermarsi la inammissibilità dell’azione di accertamento negativo del credito per prescrizione per difetto di interesse, prospettandosi invece tale accertamento come unico strumento volto ad eliminare la pretesa impositiva dell’amministrazione.

2.- Il motivo è manifestamente infondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 22946/2016 e n. 20618/2016) in base alla quale risulta che la prescrizione non possa essere eccepita in via di azione per difetto di interesse ex art. 100 c.p.c. in quanto non è ammessa l’azione di accertamento dell’estinzione per prescrizione del credito portato nella cartella quando il ricorrente ha già ricevuto la notifica della cartella e sostenga di esserne venuto a conoscenza solo attraverso un atto successivo come l’estratto di ruolo. Ciò in quanto, con riferimento alla prescrizione del credito maturata precedentemente alla notifica della cartella, una diversa tesi implicherebbe rimettere in termini il ricorrente che non aveva opposto la cartella a suo tempo. Mentre, in relazione alla prescrizione del credito maturata successivamente alla notifica della cartella, deve appunto ritenersi che, in mancanza di successive iniziative esecutive da parte dell’ente creditore, il debitore difetti di interesse ad agire non prospettandosi tale accertamento come unico strumento volto ad eliminare la pretesa impositiva della Amministrazione, alla quale, invece, il debitore può rivolgersi in via amministrativa, domandando l’eliminazione del credito in autotutela mediante il cd. sgravio.

3.- Solo nell’ipotesi in cui la cartella esattoriale non sia stata mai notificata e la prescrizione non interrotta, questa può essere sempre fatta valere dal momento della conoscenza comunque acquisita; ciò in quanto come affermato dalle Sezioni Unite n. 19704/2015 (cui adde Cass. n. 27799 del 31/10/2018) il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale – a causa dell’invalidità della relativa notifica – sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario della riscossione; ed a ciò non osta del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, u.p., in quanto una lettura costituzionalmente orientata impone di ritenere che l’impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato – impugnabilità prevista da tale norma – non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque venuto legittimamente a conoscenza e quindi non escluda la possibilità di far valere l’invalidità stessa anche prima, giacchè l’esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale non può essere compresso, ritardato, reso più difficile o gravoso, ove non ricorra la stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo, rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione.

4.- Tale corretta ricostruzione sistematica non può essere rimessa in discussione in questa sede non potendosi perciò dare seguito alla ordinanza n. 10809/2017, richiamata nella memoria depositata dalla parte ricorrente, la quale non si confronta con la giurisprudenza della terza sezione di questa Corte (sentenze n. 22946/ e n. 20618/2016) nè con quella delle Sez. Unite (sentenza n. 19704/2015) prima ricordate; come invece fa la recente ordinanza n. 5446/2019 alla quale questo Collegio intende dare invece continuità.

5.- Va infine osservato che non risulta proposto nessun specifico motivo di censura avverso la affermazione dei giudici di merito relativa alla ritualità della notifica della precedente cartella. In ogni caso un’eventuale censura in tal senso difetterebbe di specificità posto che il ricorso per cassazione non riproduce al suo interno il contenuto degli atti relativi all’eccezione di nullità della notifica (come ad esempio la cartella di pagamento, la relata di notifica, gli atti introduttivi del giudizio di primo grado e di secondo grado), che comunque non indica nè produce col ricorso medesimo (Class. nn. 15936/2018; 5001/2018, 29093/2018; 7513/2018; 2271/2017; 17049/2015).

6. In definitiva il ricorso deve essere dichiarato inammissibile ex art. 360 bis, n. 1 c.p.c.. Le spese seguono la soccombenza come in dispositivo.

7. Deve darsi atto che sussistono le condizioni richieste dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater per il raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nei confronti di INPS ed INAIL liquidate, per ciascuno, in Euro 1200 complessive di cui C 1000 per compensi professionali, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2019

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