Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17811 del 09/09/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. trib., 09/09/2016, (ud. 20/07/2015, dep. 09/09/2016), n.17811

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1720-2010 proposto da:

RCI EUROPE, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLE QUATTRO FONTANE 15,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE TINELLI, che lo rappresenta

e difende giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 124/2008 della COMM.TRIB.REG. del VENETO

depositata il 31/12/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/07/2015 dal Consigliere Dott. ETTORE CIRILLO;

udito per il ricorrente l’Avvocato DE LORENZI per delega

dell’Avvocato TINELLI che ha chiesto l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato COLELLI che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Il fisco notificò in danno della società britannica RCI EUROPE atti impositivi per il recupero di maggiore IVA derivante dalla accertata esistenza in Italia dal 1993 al 1997 di una stabile organizzazione ovvero dalla ritenuta attrazione territoriale di prestazioni di servizi rese per immobili ubicati in Italia. Riguardo all’anno d’imposta 1997 la società si avvalse immediatamente del condono delle liti potenziali ai sensi della Legge Finanziaria 2003, art. 15. Riguardo agli altri anni d’imposta la società, risultata vincitrice dei ricorsi proposti al giudice tributario, si avvalse del condono per chiusura delle liti fiscali pendenti ai sensi dell’art. 16 stessa legge. Indi, ritenendo che le definizioni agevolate avessero prodotto l’eliminazione delle contestazioni e dei rilievi contenuti negli atti impositivi, la società chiese il rimborso dei crediti IVA risultanti dalle dichiarazioni fiscali per gli anni dal 1993 al 1997, ottenendone dinieghi poi impugnati in sede giurisdizionale.

2. I cinque ricorsi sono stati rigettati dalla commissione tributaria provinciale di Verona con sentenza n. 90-2007-01, confermata in appello dalla commissione tributaria regionale del Veneto (sez. Verona) con sentenza n. 124-2008-21. Il giudice ha osservato che il ricorso al condono fiscale preclude la possibilità di chiedere il rimborso di somme che si riferiscono a vicende che ormai risultano chiuse per effetto di tale definizione agevolata. Infatti, nel momento in cui la società ha presentato le istanze di condono, ha definito quegli atti che non le riconoscevano affatto somme esposte a credito nelle dichiarazioni fiscali, anzi le chiedevano ulteriori somme a titolo di maggior imponibile accertato e di conseguente maggiore imposta liquidata. Quindi, la società, aderendo alle definizioni agevolate, ha definitivamente estinto qualsiasi rapporto col fisco originato dall’aver esposto somme a credito nelle dichiarazioni fiscali e sono stati corretti i dinieghi dei rimborsi da parte del fisco. Infine, il giudice di appello ha osservato che, se è vero che in occasione dell’emissione degli originari avvisi di rettifica, l’amministrazione era incorsa in alcuni errori di calcolo, è pur vero che ciò si è riverberato solo sulla determinazione delle somme dovute per le definizioni agevolate.

3. Per la cassazione della decisione, la parte privata propone ricorso affidato a otto motivi. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo di ricorso, denunciando la violazione di norme di diritto sostanziali e processuali (art. 56 Decreto IVA; art. 7 statuto del contribuente; art. 112 c.p.c.) la RCI EUROPE censura la sentenza d’appello laddove ritiene l’effetto preclusivo del condono Legge Finanziaria 2003, ex art. 16 con argomentazione diversa da quella esposta dal fisco nei quattro atti di diniego per gli anni d’imposta dal 1993 al 1996 e riferita al solo comma 5 dell’art. 16 (Fuori dai casi di soccombenza dell’amministrazione finanziaria dello Stato previsti al comma 1, lett. b), la definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorchè eccedenti rispetto a quanto dovuto per il perfezionamento della definizione stessa).

2. Con il secondo motivo, denunciando la violazione di norme di diritto sostanziali e processuali (art. 56 Decreto IVA; art. 7 statuto del contribuente; art. 112 c.p.c.), la RCI EUROPE censura la sentenza d’appello laddove ritiene l’effetto preclusivo del condono ex art. 15 Legge Finanziaria 2003, con argomentazione diversa da quella esposta dal fisco nell’atto di diniego per l’anno d’imposta 1997 e riferita al solo rilievo che il credito esposto in dichiarazione fosse stato “assorbito” dalla imposta da condono.

2.1. I primi due motivi non sono fondati. Nel giudizio di merito, per contrastare i ricorsi, l’Agenzia delle entrate ha affermato: “Partendo proprio dalla natura transattiva del condono (…) l’ufficio rinuncia a una parte della propria pretesa fiscale è ciò di riflesso comporta il riconoscimento (…) da parte del contribuente del minor debito d’imposta. Pertanto, la dichiarazione originaria dalla quale emergeva, secondo la parte, il credito chiesto a rimborso non ha più valore vincolante tra le parti” (contro deduzioni trascr. ric. pag. 13, nota 8).

2.2. Orbene, nel giudizio avente a oggetto il rigetto di un’istanza di rimborso di un tributo, all’Amministrazione finanziaria resistente è consentito prospettare argomentazioni giuridiche ulteriori rispetto a quelle espresse in sede amministrativa nella motivazione del provvedimento negativo, rivestendo una posizione processuale diversa da quella che essa assume nella controversia vertente sulla impugnazione di un avviso di accertamento o di liquidazione o di un provvedimento d’irrogazione di una sanzione, dove la materia del contendere resta circoscritta alla pretesa effettivamente avanzata con l’atto impugnato. Nel primo caso, infatti, il contribuente è attore sostanziale e, pertanto, l’Amministrazione ha la facoltà di formulare le proprie controdeduzioni ai sensi dell’art. 23 proc. trib., purchè nell’ambito oggettivo della controversia. Sicchè il giudice tributario ben può rigettare l’istanza di rimborso reputando legittimo ll provvedimento di diniego sulla base di un motivo esposto dall’Amministrazione in sede di controdeduzioni (Sez. 5, Sentenza n. 22567 del 01/12/2004, Rv. 578612; conf. 15026/14, 29613/11, 10797/10).

3. Con il terzo motivo, denunciando violazione di norme di diritto sostanziali (art. 16 Legge Finanziaria 2003; artt. 17 sesta direttiva e 168 della direttiva “rifusa”), la RCI EUROPE censura la sentenza d’appello laddove, per gli anni d’imposta dal 1993 al 1996, ritiene che, a seguito dell’adesione alla definizione delle liti pendenti, sia preclusa la possibilità di richiedere il rimborso di crediti originari riportati in dichiarazione e nascente dal diritto alla deduzione dell’imposta assolta inderogabilmente prevista dal diritto dell’UE.

3.1. Il motivo è infondato, poichè il recupero delle maggiori somme versate anteriormente alla definizione agevolata della lite non è consentito e spetta nel solo caso eccezionale e derogatorio, di cui al comma 5 del citato art. 16, di totale soccombenza dell’Amministrazione finanziaria nel giudizio di merito, stante il principio generale, informatore della disciplina del condono, per cui la definizione del rapporto tributario litigioso estingue le pendenze tra le parti (Sez. 5, Sentenza n. 16339 del 17/07/2014, Rv. 632190). Il condono fiscale pone il contribuente di fronte ad una libera scelta fra trattamenti distinti che non si intersecano fra loro: o coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo, ove del caso, i rimborsi di somme indebitamente pagate o comunque spettanti, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata ma senza la possibilità di riflessi o interferenze con quanto già corrisposto sulla linea del procedimento fiscale ordinario. Ne discende che l’adesione del contribuente alle sanatorie fiscali su liti pendenti (art. 16), così come su quelle potenziali (art. 15), è ostativa al rimborso del credito d’imposta asseritamente spettante e che, pertanto, l’Amministrazione deve disconoscere i crediti esposti nella dichiarazione relativa ad una annualità d’imposta oggetto di definizione agevolata. (Sez. 5, Sentenza n. 22559 del 08/09/2008, Rv. 604453).

3.2. Sui profili di compatibilità comunitaria degli effetti della chiusura delle liti fiscali si rinvia all’esame dell’ottavo motivo.

4. Con il quarto motivo, denunciando violazione della Legge Finanziaria 2003 e dell’art. 112 c.p.c.., la RCI EUROPE censura la sentenza d’appello laddove, per l’anno d’imposta 1997, omette di considerare l’accesso della contribuente alla diversa modalità condonistica dell’art. 15 in luogo di quella dell’art. 16, adoperata invece per gli anni d’imposta dal 1993 al 1996.

5. Con il quinto motivo, denunciando violazione di norme di diritto sostanziali (art. 15 Legge Finanziaria 2003; art. 17 sesta direttiva e art. 168 direttiva “rifusa”), la ricorrente censura la sentenza d’appello laddove, per l’anno d’imposta 1997, ritiene che, a seguito dell’adesione alla definizione delle liti pendenti, sia preclusa la possibilità di richiedere il rimborso dei crediti originari riportati in dichiarazione e nascenti dal diritto alla deduzione dell’imposta assolta, inderogabilmente prevista dal diritto dell’UE.

5.1. I collegati motivi, da trattarsi congiuntamente, vanno entrambi disattesi poichè, quando è chiesto il rimborso dell’IVA, non è inibito al fisco l’accertamento diretto a dimostrare l’inesistenza del diritto a conseguirlo, atteso che il condono elide in tutto o in parte, per sua natura, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del fisco, che restano soggetti – anche nell’ipotesi minore di cui alla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 15 in cui l’oggetto di definizione non è il tributo, ma la lite potenziale – all’eventuale contestazione da parte dell’ufficio. (Sez. 5, Sentenza n. 6982 del 08/04/2015, Rv. 635115).

5.2. Nel resto si rinvia all’esame del terzo e dell’ottavo motivo.

6. Con il sesto motivo denunciando violazione dello statuto del contribuente (art. 10), la RCI EUROPE censura la sentenza d’appello sostenendo che i principi di affidamento e buona fede di cui all’art. 10 precludano al fisco di emettere dinieghi di rimborsi sulla cui spettanza la parte contribuente possa fare legittimo affidamento sulla scorta del comportamento stesso dell’ufficio nell’erroneo calcolo dell’imposta da condono.

6.1. Il motivo è inammissibile poichè dal tenore del ricorso per cassazione si evince che la questione non facesse parte del perimetro impugnatorio disegnato dai ricorsi introduttivi ma sia stata introdotta nel giudizio di merito solo in successiva memoria.

7. Con il settimo motivo, denunciando violazione di disposizioni condonistiche e statutarie, la RCI EUROPE censura la sentenza d’appello sostenendo che, se la parte privata ha aderito alla definizione delle liti pendenti (art. 16) o potenziali (art. 15) secondo legge (289/02), i principi di collaborazione, buona fede e affidamento sanciti dallo statuto del contribuente (art. 10) impongano al fisco l’obbligo di rimborsare la maggiore imposta da condono indebitamente pretesa.

7.1.11 motivo è inammissibile perchè nuovo. Non risulta, infatti, che alcuna domanda di restituzione di somme pagate in più, per erroneo conteggio del dovuto per condono, fosse contenuta nei ricorsi introduttivi.

8. Con l’ottavo motivo, denunciando violazione degli artt. 2 e 22 sesta direttiva e dell’art. 10 Trattato CE la RCI EUROPE censura la sentenza d’appello sostenendo che, laddove dovesse precludere l’esercizio del diritto al rimborso dei crediti IVA esposti in dichiarazione, la disciplina interna (L. n. 289 del 2002) sulla definizione delle liti pendenti (art. 16) o potenziali (art. 15) sarebbe contraria al diritto comunitario e andrebbe disapplicata.

8.1. Il motivo non è fondato. L’art. 16, nella parte in cui prevede la definizione delle liti pendenti e le relative condizioni, non comporta una rinuncia dell’Amministrazione all’accertamento dell’imposta (già effettuato e contestato nella sua legittimità), bensì la definizione di una lite in corso con il contribuente, in funzione della riduzione del contenzioso in atto, secondo parametri rapportati allo stato della lite al momento della domanda di definizione, garantendo la riscossione di un credito tributario incerto, sulla base dl un trattamento paritario tra i contribuenti; esso, pertanto, nella parte in cui si riferisce alle controversie in materia di IVA, non può essere disapplicato per contrasto con la sesta direttiva (Sez. U, Sentenza n. 3676 del 17/02/2010, Rv. 611632).

8.2. Analogamente il condono premiale ex art. 15 non comporta una rinuncia del fisco all’accertamento dell’imposta, nè la rinuncia definitiva a un credito erariale già accertato, trattandosi di definizione di liti meramente potenziali (conf. Sez. 5. Sentenza n. 5072 del 13 marzo 2015). Si tratta di principi di diritto ripetutamente affermati da questa Corte tenendo conto dei requisiti generali di tenuta comunitaria delle norme di condono enunciati dalla Corte di giustizia in cause C-174/07 e C-132/06 (sugli artt. 8 e 9 della legge 27 dicembre 2002, n. 289) e ribaditi in causa C-417/10 (sulla definizioni agevolata delle liti fiscali pendenti in ultimo grado D.L. n. 40 del 2010, ex art. 3, comma 2bis).

8.3. Nè risulta in alcun modo violato il principio comunitario di non discriminazione trattandosi di rimedio non selettivo e rimesso alla libera scelta del contribuente fra proporre e/o coltivare la controversia nei modi ordinari oppure corrispondere quanto previsto per la definizione agevolata ma senza la possibilità di riflessi o interferenze con quanto già corrisposto. Inoltre, anche sul piano della tenuta costituzionale, la stessa Corte delle leggi ha legittimato le disposizioni interne laddove prevedono il perfezionamento del condono non preclude all’amministrazione finanziaria la possibilità di effettuare accertamenti tributari per contestare la debenza del rimborso e non rende affatto incontestabili le somme richieste dai contribuenti quale rimborso dell’IVA e ciò in quanto il condono, per sua natura, vale a elidere debiti verso l’erario e non vale di per sè stesso a consolidare i crediti richiesti a rimborso (C. Cost. 340/2005).

9. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società RCI EUROPE alle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 13.000 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 20 luglio 2015.

Depositato in Cancelleria il 9 settembre 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA