Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17796 del 03/07/2019

Cassazione civile sez. I, 03/07/2019, (ud. 28/03/2019, dep. 03/07/2019), n.17796

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Presidente –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1814/2014 proposto da:

Snam Rete Gas S.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma Via Cicerone n. 44,

presso lo studio dell’avvocato Corbyons Giovanni, rappresentata e

difesa dall’avvocato Todarello Fabio, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

CONTRO

Agricola Valserena S.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma Via Federico Cesi n. 72,

presso lo studio dell’avvocato Buonafede Achille, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Corazza Sebastiano, giusta procura

a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del Ministro in

carica;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. 4947/2013 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

del 21/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/03/2019 dal Cons., Dott.ssa LAURA SCALIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Bologna, pronunciando sull’opposizione alla stima dell’indennità di imposizione coattiva di servitù finalizzata al trasporto di gas naturale attraverso la rete nazionale di gasdotti proposta dalla società SNAM RETE GAS p.a., in accoglimento dell’eccezione preliminare sollevata dall’opposta, società Valserena, proprietaria del terreno asservito, ha dichiarato l’improponibilità dell’azione nella ritenuta inosservanza del termine dilatorio di trenta giorni di cui all’art. 54 TUE, comma 2.

Il ricorso in opposizione era stato proposto il 2 maggio 2013 e quindi entro il 30 giorno successivo alla comunicazione della stima definitiva di cui all’art. 27 TUE, comma 2, intervenuta il 2 aprile 2013, quando il termine dilatorio non era ancora interamente decorso.

Ricorre per la cassazione dell’indicata ordinanza SNAM RETE GAS S.p.a. con tre motivi a cui resiste, con controricorso, l’Azienda agricola Valserena a r.l..

Entrambe le parti hanno illustrato le rispettive posizioni con memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c., comma 2.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 54 e del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, nonchè degli artt. 152 e 155 c.p.c. e la violazione dell’art. 24 Cost..

Il termine di cui all’art. 54, comma 1, cit. non sarebbe termine libero in difetto di una sua espressa qualificazione in tal senso con conseguente esclusione, ai fini della sua computabilità, del dies a quo ex art. 155 c.p.c..

Il deposito del ricorso intervenuto il 30^ giorno successivo alla comunicazione della stima di cui all’art. 27, comma 2, cit. avrebbe così pienamente rispettato il termine.

Là dove il termine di cui all’art. 54 cit. fosse stato inteso come libero, si deduce in ricorso, si perverrebbe ad una esegesi delle norme in contrasto con il diritto di difesa nell’ipotesi in cui, giungendo all’interessato nel medesimo giorno sia la “comunicazione di deposito della relazione di stima” che la “notifica della stima”, nella realizzata sovrapposizione del termine dilatorio di cui all’art. 54, comma 1, con quello perentorio di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3, finalizzato alla proposizione del ricorso in opposizione, ratione temporis applicabile, l’interessato si sarebbe trovato a non poter mai proporre tempestivamente il secondo, perfezionandosi il primo il giorno dopo la scadenza del termine cui al D.Lgs. n. 150 cit., art. 29.

2. Con il secondo motivo, nella rimarcata diversità dei termini di cui all’art. 54, comma 1, in combinato con l’art. 27 TUE, comma 2, e di quello di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3, l’uno dilatorio e l’altro acceleratorio, si evidenzia che là dove l’interessato abbia avuto conoscenza della stima definitiva debba ritenersi integrata la fattispecie sul termine acceleratorio, che fissa in quello di trenta giorni dalla notifica della stima la proposizione dell’opposizione a pena di inammissibilità, e comunque debba darsi prevalenza, nel coevo rappresentarsi delle situazioni di sostegno dei due termini, all’esercizio della difesa, consentendo l’ammissibilità del rimedio.

Ove diversamente volesse invece attribuirsi al termine dilatorio di cui all’art. 54 TUE, nella sottolineata sua mancata qualificazione, un’autonoma rilevanza processuale tale da condizionare la proponibilità dell’azione, siffatta scelta avrebbe avuto gravissime conseguenze e non prevedendo il sistema la sanatoria per sospensione del processo nè la possibilità di recupero dell’azione nel rispetto di un termine di prescrizione, sarebbe rimasto irrimediabilmente sacrificato il diritto di azione, stretto tra il decorso del termine dilatorio di cui all’art. 54 TUE, comma 1, e quello di decadenza processuale di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3.

Richiamando l’esperienza maturata nella giurisprudenza di legittimità in materia di lavoro, la difesa deduce a fronte dell’inosservanza di termini del procedimento amministrativo deputato alla conoscenza dell’interessato della stima dell’indennità in sede amministrativa, la “prevalenza dell’azione giudiziaria”, nella inopponibilità, per la descritta fattispecie, di decadenze di ordine processuale.

In difetto ed in via gradata la difesa sollecita questa Corte a sollevare dinanzi al Giudice delle leggi questione di illegittimità costituzionale dell’art. 54 TUE, comma 3, per gli esiti dell’evidenziata sovrapposizione.

3. Con il terzo motivo, nella diversità delle fattispecie descritte dall’art. 54 TUE, comma 1, e D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29,comma 3, si fa valere l’assoggettabilità dell’ipotesi in esame a quella descritta dall’art. 29 cit. risultando in ogni caso per i contenuti dell’atto comunicato, comprensivo dell’importo della stima, la notifica della stima che avrebbe dovuto ritenersi intervenuta il 2 aprile 2013 successivamente al decreto di esproprio notificato il 3 agosto 2011.

4. Può darsi congiunta trattazione ai tre motivi di ricorso nella stretta connessione dei temi in diritto dagli stessi offerta.

Si chiede a questa Corte di dare definizione al sistema delle impugnazioni da valere in materia di opposizione alla stima dell’indennità di esproprio o di asservimento della proprietà come definito dall’art. 27 TUE, comma 2, e art. 54 TUE, comma 1, e ancora art. 54, comma 2, come sostituito dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3, nella esigenza di armonizzare i rimedi senza lasciare che si registrino vuoti normativi o improprie sovrapposizioni.

5. Due i profili a venire in valutazione: a) quello del rilievo assolto dal decreto di esproprio o impositivo di servitù in una procedura di determinazione delle relative indennità ai fini della loro impugnabilità (D.P.R. n. 327 del 2001, artt. 27 e 54 e D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29); b) quello degli effetti da riconoscersi al decorso o, meglio, al mancato integrale decorso del termine dilatorio previsto dalla legge (D.P.R. n. 327 del 2001, art. 27, comma 3) prima dell’introduzione dell’opposizione alla stima.

5.1. Questa Corte di legittimità (Cass. 28 febbraio 2011, n. 4880, poi ripresa da Cass. 27/10/2016 n. 21731, ma vedi anche: Cass. n. 5104/2018 e Cass. n. 9566/2018) ha avuto modo di chiarire che il termine di cui all’art. 54, comma 1, di trenta giorni dalla comunicazione del deposito della relazione di stima prevista dal D.P.R. n. 327, art. 27, comma 2, ha natura dilatoria, imponendo a tutti di agire per la determinazione giudiziale dell’indennità almeno un mese dopo la comunicazione del deposito della relazione di stima, e che invece il potere di agire fino al termine stabilito a pena di decadenza di cui all’art. 54, comma 2, oggi previsto dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3, che decorre dalla notificazione del decreto di esproprio o della relazione di stima se successiva all’atto ablatorio e che sostanzialmente riproduce quello di cui alla L. n. 865 del 1971, art. 19, si annovera tra quelli perentori di cui all’art. 152 c.p.c. (Cass. n. 442 del 2016).

La fattispecie che ha offerto occasione a questa Corte di legittimità con la sentenza n. 4880 di distinguere la natura degli indicati termini e gli effetti della loro violazione era relativa ad ipotesi in cui i giudici di merito investiti di opposizione alla stima da parte dell’ente espropriante e beneficiario ne avevano dichiarato l’intempestività, e quindi l’inammissibilità, motivando

dall’inosservanza del termine dilatorio di cui all’art. 27, comma 2, cit..

Nelle conclusioni dei giudici di merito, al momento della comunicazione del deposito della relazione di stima curata dall’autorità espropriante, quest’ultima sarebbe già stata a conoscenza della indennità sì da potersi determinare alla sua eventuale impugnazione, con conseguente individuazione a quella data del termine di decorso dell’opposizione alla stima.

La sentenza n. 4880 cit., distinguendo tra natura dilatoria e perentoria dei termini nella loro diversa collocazione nel procedimento amministrativo destinato alla determinazione dell’indennità di esproprio, faceva derivare dall’inosservanza dei primi, effetti diversi.

Poichè il termine dilatorio di cui al D.P.R. n. 327 del 2001, art. 54, comma 1, e D.P.R. n. 327 del 2001, art. 27, comma 2, si inserisce in una fase del procedimento in cui non è stato ancora emanato il decreto di esproprio, al quale soltanto si correla una stima definitiva, avverso l’indennità provvisoria determinata dai tecnici o dalla Commissione provinciale può proporsi azione di accertamento della giusta indennità, soggetta all’ordinario termine di prescrizione decennale, e la violazione del primo non può tradursi in una causa di inammissibilità per tardività dell’opposizione.

Siffatta categoria è invece destinata ad operare, ai sensi del distinto art. 54, comma 2, poi sostituito dal D.Lgs. n. 150 cit., art. 29, comma 3, nella diversa ipotesi in cui intervenuto il decreto di esproprio con lo stesso, o all’esito dello stesso con la successiva relazione peritale, ad essere impugnata risulti l’indennità definitiva di esproprio (Cass. n. 4880 cit.; in termini: Cass. 27/10/2016 n. 21731).

Come, altrimenti, limpidamente affermato, in tema di espropriazione per pubblica utilità, il termine di decadenza di trenta giorni per proporre l’opposizione alla stima di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3, postulando che l’indennità definitiva sia stata determinata, in seno al decreto di esproprio o con l’eventuale stima peritale a questo successiva, non può operare per la diversa ipotesi di azione giudiziale per la determinazione dell’indennità ove non sia intervenuta, invece, alcuna stima definitiva (Cass. 08/02/2018 n. 3074).

La pronuncia del decreto di espropriazione nella disciplina introdotta dal D.P.R. n. 327 del 2001 e, prima ancora, di cui alla L. n. 865 del 1971, art. 19, integra infatti una condizione dell’azione per la determinazione della corrispondente indennità, sicchè il giudice non può esaminar il merito della causa senza che esso venga ad esistenza, costituendo il menzionato decreto la fonte stessa del credito indennitario (Cass. 12/09/2018 n. 22227).

Con l’ulteriore corollario che, in materia di opposizione alla indennità di stima il principio per il quale il decreto di espropriazione costituisce una condizione dell’azione per la determinazione della corrispondente indennità va declinato sia nel senso che non è possibile addivenire ad una statuizione definitiva sull’indennità di esproprio in assenza del provvedimento ablatorio sia nel senso che una volta emanato il decreto di esproprio sorge ed è azionabile il diritto del proprietario a percepire l’indennizzo da determinarsi con riferimento alla data del trasferimento coattivo (Cass. 31 maggio 2016, n. 11261; Cass. n. 22227 cit.).

5.2. Tanto esposto in punto di principio, si apprende dagli incontestati contenuti degli atti processuali che il M.I.S.E. ha emesso in data 21 giugno 2011 il decreto di asservimento, per la realizzazione del metanodotto “(OMISSIS)”, che interessava nel suo passaggio anche i terreni di proprietà della Società Agricola Valserena S.r.l. e che contestualmente è stata determinata l’indennità di provvisoria in via di urgenza D.P.R. n. 327 del 2001, ex art. 22.

SNAM Rete Gas S.p.A., ente beneficiario dell’imposizione di servitù coattiva di metanodotto, ha notificato il decreto di asservimento in data 3 agosto 2011 e la proprietaria dei terreni non avendo accettato l’indennità provvisoria ha avviato il procedimento finalizzato, con la nomina degli esperti, alla determinazione definitiva.

Dopo che Terna Tecnica ha concluso la procedura per la determinazione dell’indennità definitiva, l’ente espropriante, il M.I.S.E., ha provveduto ad inoltrare, ai sensi del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 27, comma 1, a mezzo di raccomandata al soggetto asservito, Società Valserena, ed alla beneficiaria SNAM Rete Gas, comunicazione avente ad oggetto la relazione dei tecnici.

Per l’indicata sequenza di atti ed attività, il decreto di asservimento è intervenuto prima della determinazione dell’indennità definitiva e tanto vale ad escludere che possa in ogni caso venire in applicazione il termine di trenta giorni dalla comunicazione del deposito della relazione di stima di cui al D.P.R. cit., art. 27, comma 2, la cui operatività resta circoscritta alla diversa e precedente fase, finalizzata alla stima definitiva in vista dell’adozione D.P.R. cit., ex art. 27, comma 3, del provvedimento ablatorio (Cass. 12/09/2018, n. 22227, non massimata, p. 2).

Dopo l’adozione del decreto di esproprio varrà la disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3, applicabile alla specie, e quindi il diverso termine acceleratorio, di natura perentoria, di trenta giorni, da computarsi a far data dalla notifica del provvedimento ablatorio o dalla notifica della stima peritale in quanto quest’ultima sia successiva al decreto di esproprio, al fine di apprezzare la tempestività dell’azione.

Là dove in materia di indennità di esproprio sia stato emanato il decreto ablatorio non vi è più spazio per l’operatività del termine dilatorio di cui al D.P.R. n. 327 del 2001, art. 27, comma 3, destinato a valere solo in caso di indennità provvisoria di esproprio, e la parte che intenda opporsi alla determinazione della indennità è tenuta ad osservare solamente il distinto termine, di natura processuale ed acceleratorio, di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, comma 3.

5.3. La Corte di appello felsinea, discostandosi dagli indicati principi, ha errato là dove ha dichiarato l’improponibilità del ricorso in opposizione alla stima definitiva in applicazione del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 27, comma 3, non venendo nella specie in rilievo una siffatta previsione in ragione dell’intervenuta emanazione del decreto di esproprio.

Il ricorso, manifestamente fondato, merita pertanto accoglimento.

6. Il provvedimento impugnato deve essere cassato, con rinvio alla Corte di appello di Venezia che, in diversa composizione, applicherà i principi sopra richiamati, provvedendo, altresì, al regolamento delle spese relative al presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia alla Corte di appello di Venezia, in diversa composizione, anche per il regolamento delle spese relative al presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 28 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2019

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