Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17791 del 26/08/2020

Cassazione civile sez. lav., 26/08/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 26/08/2020), n.17791

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23066-2014 proposto da:

S.S., elettivamente domiciliata in ROMA VIA FLAMINIA

334, presso lo studio dell’avvocato CARLO FERRUCCIO LA PORTA, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente principale –

I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati

ANTONIETTA CORETTI, VINCENZO STUMPO, VINCENZO TRIOLO;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 7937/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 21/10/2013 R.G.N. 6612/2009.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1.La Corte d’appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale di rigetto della domanda di S.S. volta ad ottenere l’indennità di disoccupazione ordinaria di cui al D.L. n. 86 del 1988 convertito in L. n. 160 del 1998 per l’anno 2004.

Secondo la Corte non era fondata l’eccezione di decadenza di cui al D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, come modificato dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4 convertito in L. n. 438 del 11992, sollevata dall’Inps ed accolta dal Tribunale, in quanto la S. aveva proposto ricorso al comitato provinciale in data 7/12/2005 e questo avrebbe dovuto decidere in 90 giorni ma ciò non era mai avvenuto e, pertanto, al termine annuale andava aggiunto quello di 90 giorni con la conseguenza che il termine per la proposizione della domanda giudiziale scadeva il 6/3/2007 ed il ricorso era stato depositato il 31/1/2007.

Ha osservato che, comunque, la domanda era infondata mancando la prova del versamento dei contributi per disoccupazione involontaria nel biennio anteriore all’anno 2004 per il quale era richiesto il trattamento di disoccupazione, nè potendo trovare accoglimento l’ordine di esibizione richiesto in quanto la ricorrente avrebbe potuto dare facilmente la prova chiedendo un estratto contributivo all’Inps e, inoltre, l’Istituto aveva depositato un estratto contributivo da cui risultava che soltanto nel 2003 aveva versamenti per indennità di disoccupazione.

2.Avverso la sentenza ricorre la S. con due motivi. Resiste l’Inps che deposita ricorso incidentale condizionato, nonchè memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3.Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 210, 213, 421 e dell’art. 111 Cost, nonchè vizio di motivazione per avere la Corte rigettato le istanze istruttorie e dato una motivazione contraddittoria. Deduce che l’Inps non aveva mai contestato che essa aveva lavorato come insegnante fuori ruolo presso asili comunali.

Con il secondo motivo denuncia violazione D.L. n. 86 del 1988, conv in L. n. 160 del 1988. Afferma che aveva ampiamente documentato la situazione lavorativa e che la contestazione dell’Inps secondo cui gli asili nido non sono tenuti al versamento della contribuzione era inaccettabile.

4. Il ricorso è infondato.

La Corte territoriale, superata l’eccezione di decadenza proposta dall’Inps, ha ritenuto non provato il requisito di cui al D.L. n. 86 del 1988, art. 7 ossia del versamento di contribuzione per la disoccupazione involontaria nel biennio anteriore all’anno per il quale è richiesta l’indennità.Sulla base dell’estratto contributivo prodotto dall’Inps la Corte ha, infatti, escluso la sussistenza di detto requisito.

Il ricorrente si duole della mancata ammissione dell’ordine di esibizione da rivolgersi all’Inps ed avente ad oggetto l’estratto contributivo.

A riguardo va rilevato che secondo giurisprudenza oramai consolidata della Cassazione, il rigetto da parte del giudice di merito dell’istanza di esibizione proposta al fine di acquisire al giudizio documenti ritenuti indispensabili dalla parte non è sindacabile in Cassazione, poichè, trattandosi di strumento istruttorio residuale, utilizzabile soltanto quando la prova del fatto non sia acquisibile aliunde e l’iniziativa non presenti finalità esplorative, la valutazione della relativa indispensabilità è rimessa al potere discrezionale del giudice di merito e non necessita neppure di essere esplicitata nella motivazione con la conseguenza che il mancato esercizio di tale potere non è sindacabile neppure sotto il profilo del difetto di motivazione. (cfr in tal senso da ultimo Cass. n. 9020/2019, n. 4504/2017).

Nella specie la Corte territoriale ha ritenuto di non esercitare tale potere istruttorio, sia in quanto la parte avrebbe potuto agevolmente acquisire il documento richiesto, sia in quanto l’estratto contributivo era già in atti prodotto dall’Inps. La motivazione della Corte risulta ineccepibile.

5.Quanto alle ulteriori argomentazioni difensive svolte dalla ricorrente circa la mancata contestazione da parte dell’Inps dell’attività lavorativa svolta dalla S. va rilevato che l’onere di contestazione – la cui inosservanza rende il fatto pacifico e non bisognoso di prova – sussiste soltanto per i fatti noti alla parte, non anche per quelli ad essa ignoti quale quello in esame e dunque il principio di non contestazione non risulta richiamabile nella specie (cfr Cass. N. 26028/2018; 31704/2019) considerato, inoltre, le diverse informazioni in possesso dell’Istituto risultanti dall’estratto contributivo.

6. Il ricorso, pur attraverso la formale denuncia della violazione di diverse disposizioni codicistiche, risulta sostanzialmente inteso a sollecitare una rivisitazione del quadro probatorio, inibita a questa Corte in presenza di una congrua e non illogica valutazione dello stesso da parte del giudice di merito.

7. L’Inps ha proposto un ricorso incidentale condizionato con il quale ha riproposto l’eccezione di eccezione di decadenza. Tale ricorso resta assorbito a seguito del rigetto di quello principale.

Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale; condanna la ricorrente a pagare le spese processuali che liquida in Euro 1.500,00 per compensi professionali oltre 15% per spese generali ed accessori di legge nonchè Euro 200,00 per esborsi.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente e dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 19 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 26 agosto 2020

 

 

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