Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1779 del 24/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 24/01/2017, (ud. 15/09/2016, dep.24/01/2017),  n. 1779

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1517/2014 proposto da:

S.E., (C.F. (OMISSIS)), P.M. (C.F. (OMISSIS))

S.A. (C.F. (OMISSIS)) S.F. (C.F. (OMISSIS)),

elettivamente domiciliate in ROMA, VIA MONTE DELLE GIOIE 13, presso

lo studio dell’avvocato CAROLINA VALENSISE, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato GIULIO CARACCIOLO, giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

AVV. T.G.A., domiciliato presso in ROMA PIAZZA

CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso da sè

stesso medesimo;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 298/2013 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, emessa il 15/9/2013 e depositata il 31/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MILENA FALASCHI;

udito l’Avvocato Carolina Valensise per le ricorrenti che chiede

l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato Giovanni Antonio Tedesco per sè stesso che si

riporta al controricorso.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

Con sentenza n. 298 del 2013 (depositata il 31/07/2013 e non notificata) la Corte d’Appello di Reggio Calabria accoglieva l’appello proposto da T.G.A., avvocato proponente il decreto ingiuntivo per onorari professionali, avverso la sentenza n. 28/04 del Tribunale di Locri, sezione distaccata di Siderno, con la quale era stata accolta l’opposizione al decreto ingiuntivo da parte di P.M., S.E., S.A..

P.M. (in proprio e nella qualità di genitore esercente la potestà sulla figlia minore S.F.), S.E., S.A., S.F. propongono ricorso per cassazione avverso la predetta sentenza formulando con unico motivo, la censura di violazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

T.G.A. resiste con controricorso.

Il consigliere relatore, nominato a norma dell’art. 377 c.p.c., ha depositato la relazione di cui all’art. 380 bis c.p.c., proponendo la reiezione del ricorso.

In prossimità dell’adunanza camerale parte ricorrente ha depositato memoria illustrativa ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Vanno condivise e ribadite le argomentazioni e le conclusioni di cui alla relazione ex art. 380 bis c.p.c. che di seguito si riporta: “Le ricorrenti lamentano la violazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendo di avere contestato già in sede d’opposizione sia gli esiti dell’attività, sia la quantificazione della parcella.

Il motivo è privo di pregio.

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di diritti ed onorari di avvocato o procuratore, la contestazione mossa dell’opponente circa la pretesa fatta valere dall’opposto sulla base della parcella corredata dal parere del Consiglio dell’Ordine non deve necessariamente avere carattere specifico, essendo sufficiente una contestazione anche di carattere generico ad investire il giudice del potere – dovere di dar corso alla verifica della fondatezza della contestazione e, correlativamente, a determinare l’onere probatorio a carico del professionista in ordine tanto all’attività svolta quanto alla corretta applicazione della pertinente tariffa (v. Cass. n. 10150 del 2003).

Il professionista che agisca per ottenere il soddisfacimento di crediti inerenti ad attività asseritamente prestata a favore del cliente ha l’onere di dimostrare l’an del credito vantato e l’entità delle prestazioni eseguite al fine di consentire la determinazione quantitativa del suo compenso (cfr., in termini, Cass. sent. n. 2176 dell’11.03.1997). La parcella predisposta dal professionista, nel giudizio ordinario di cognizione, è priva di intrinseca valenza probatoria al considerato riguardo gr., ex aliis, Cass. n. 1513 del 19.02.1997, id., sent. n. 3972 del 7.5.1997).

La verifica della sussistenza dei fatti integranti il fondamento del diritto oggetto della pretesa, pur nell’assenza di contestazioni specifiche sul tema di colui che tale pretesa è chiamato a contraddire, rientra fra i compiti del giudice alla cui cognizione la pretesa medesima sia stata devoluta. L’avere la corte territoriale operato la verifica considerata, con esito positivo, pertanto, non può dar luogo al denunciato vizio.

Giacchè ha ritenuto congruo il quantum esposto per ciascuna voce, per essere ricompreso fra il minimo e il massimo di tariffa, ed ha anche chiarito che di nessuna rilevanza appariva la deduzione di avere il professionista richiesto al giudice penale la liquidazione del minore compenso di Lire 4.750.000, trattandosi di una sola delle voci richieste in parcella (difesa nel giudizio penale), mentre il compenso è stato riconosciuto anche per l’attività stragiudiziale. Rispetto a dette argomentazioni le ricorrenti non hanno svolto alcuna critica.

In conclusione, non avendo le opponenti contestato le singole voci esposte in parcella, nè prospettato un’ eventuale erronea applicazione della tariffa professionale, il Giudice della Corte di Appello di Reggio Calabria ha legittimamente ritenuto dimostrata sia l’attività svolta dal professionista, sia la legittimità della pretesa economica ad essa relativa”.

Gli argomenti e le proposte contenuti nella relazione di cui sopra sono condivisi dal Collegio e le critiche formulate dalle ricorrenti nella memoria illustrativa non hanno alcuna incidenza su dette conclusioni, giacchè ribadiscono difese che – per le ragioni sopra esposte – sono state superate dalle argomentazioni predette, oltre ad essere generiche, e non rappresentano alcuna lacuna motivazionale, non apportando alcun ulteriore elemento di valutazione, e conseguentemente il ricorso va respinto.

Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono il principio della soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte, rigetta il ricorso;

condanna parte ricorrente in solido alla rifusione delle spese processuali del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 1.700,00 di cui Euro 200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 15 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2017

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