Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17785 del 19/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 19/07/2017, (ud. 28/03/2017, dep.19/07/2017),  n. 17785

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4835-2012 proposto da:

DUE EMME DI C.M. E S.M. SNC (OMISSIS),

elettivamente domiciliatO in ROMA, PIAZZA VENEZIA N 11, presso lo

studio dell’avvocato LAMBERTO LAMBERTINI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE BRESCIA UFFICIO

TERRITORIALE SALO’, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrenti –

nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 58/2011 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 12/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/03/2017 dal Consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO RITA udito l’Avvocato.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

CHE:

La società Due Emme S.n.c. di C.M. e S.M. vendeva alla società “I Pancera Immobiliare S.a.s.” una unità immobiliare adibita a negozio sita nel comune di Peschiera del Garda e condotta in locazione dall’impresa individuale “Swingo Sport di B.M.”. Il relativo atto di vendita prevedeva la cessione tra le stesse parti del ramo di azienda avente ad oggetto il commercio al dettaglio di articoli sportivi e per il tempo libero.

Con avviso di liquidazione di imposta suppletiva, l’Agenzia delle Entrate contestava alla società la liquidazione delle imposte relative al contratto, ritenendo che tale cessione dovesse essere sottoposta non ad IVA, ma ad imposta di registro, in particolare alle imposte indirette previste per la cessione a titolo oneroso di fabbricati. L’atto veniva impugnato dalla società contribuente e la Commissione Tributaria Provinciale di Brescia annullava l’avviso di liquidazione. L’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza. L’appello veniva accolto dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia. Propone ricorso per la cassazione della sentenza la società Due Emme s.n.c. di C.M. e S.M., svolgendo tre motivi. Ha resistito con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. Con il primo motivo, la società ricorrente censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 2, comma 3, lett. b), del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 40, nonchè dell’art. 2555 c.c., per non aver considerato che non occorreva nesso funzionale tra i beni venduti ed essi non costituivano azienda”, in quanto la sentenza della CTR sarebbe contraria alla giurisprudenza della Corte di legittimità, laddove ritiene la sussistenza di una cessione di azienda nella sola circostanza che l’attività di vendita degli articoli sportivi fosse esercitata nell’immobile ceduto e che, pertanto, tale fabbricato dovesse essere considerato funzionale all’azienda, e come tale, compreso tra i beni dell’azienda stessa.

2. Con il secondo motivo, il società ricorrente censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 20, comma 1, nonchè degli artt. 1362 e 1366 c.c., per non avere considerato l’intenzione delle parti stipulanti la cessione, con errata ricostruzione fattuale che ha reso illogica, contraddittoria e insufficiente la motivazione della sentenza impugnata”, in quanto la CTR non avrebbe tenuto in adeguata considerazione le peculiarità soggettive del caso che si poneva al suo esame, male interpretando l’intenzione perseguita dalle parti nel contratto.

3. Con il terzo motivo, la società ricorrente censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione per avere tralasciato la necessaria indagine in ordine al fattore organizzativo e alla attitudine produttiva di beni”, in quanto la sentenza della CTR manca di qualsiasi riferimento alla fattispecie concreta, con la conseguenza che la motivazione è carente in punto di diritto.

4. I motivi di ricorso possono essere esaminati in una prospettiva unitaria perchè gli stessi convergono in un’unica sostanziale censura della sentenza impugnata, in ordine alla attività di riqualificazione del contratto svolta dall’Agenzia delle Entrate, all’esito della quale lo stesso era stato identificato come contratto di cessione di ramo d’azienda.

4.1. Il ricorso è fondato.

La società ricorrente deduce che la scarna motivazione sostenuta dalla CTR nella sentenza impugnata risulta contraria all’orientamento accolto dalla giurisprudenza di legittimità, ove si ravvisa la sussistenza di una cessione di azienda nella sola circostanza che l’attività di vendita di articoli sportivi fosse esercitata nell’immobile ceduto e che, pertanto, tale fabbricato dovesse “essere considerato funzionale all’azienda, e come tale, compreso tra i beni dell’azienda stessa”.

Come questa Corte ha avuto modo di precisare, si ha cessione di azienda, soggetta ad imposta di registro proporzionale (e non ad IVA), quando le parti non hanno inteso trasferire una semplice somma di beni, ma un complesso organico unitariamente considerato, dotato di una potenzialità produttiva, tale da farne emergere ex ante la complessiva attitudine anche solo potenziale all’esercizio dell’impresa (Cass. n. 13580 del 2007, Cass. n. 1913 del 2007, Cass. n. 11769 del 2008), ovvero quando i beni strumentali ceduti siano atti, nel loro complesso e nella loro interdipendenza, all’esercizio di una impresa, anche se non si richiede che tale esercizio sia attuale, essendo sufficiente l’attitudine potenziale all’utilizzo per un’attività di impresa, nè che la cessione comprenda anche le relazioni finanziarie, commerciali e personali.

4.2. Ai fini fiscali, il criterio fissato dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, per la qualificazione di un atto di trasferimento come cessione di azienda non rileva la circostanza che i singoli beni aziendali siano stati ceduti globalmente o con più atti separati, nè la circostanza che il cedente sia un soggetto non munito di autorizzazioni all’esercizio di una attività dell’azienda, e nemmeno la circostanza che al momento della cessione l’azienda fosse concretamente esercitata, perchè rileva unicamente la causa reale del negozio e la regolamentazione degli interessi effettivamente perseguiti dai contraenti (Cass. n. 13580 del 2007). La causa reale del contratto e la regolamentazione degli interessi possono essere ovviamente desunti esclusivamente dalla lettura delle conferenti disposizioni negoziali intervenute tra i paciscenti.

L’imposta di registro ha per oggetto il negozio giuridico e non l’atto documentale, con la conseguenza che essa richiede l’interpretazione unitaria del negozio, anche se frazionata, come nella specie, in atti distinti. La prevalenza della natura intrinseca dell’atto e dei suoi effetti giuridici sul suo titolo e sulla sua forma apparente, vincolano l’interprete a privilegiare, nell’individuazione della struttura del rapporto giuridico tributario, la sostanza sulla forma, comportando la necessità di verificare se sia configurabile “il risultato di un comportamento sostanzialmente unitario rispetto ai risultati parziali e strumentali di una molteplicità di comportamenti formali “(Cass. 25 febbraio 2002, n. 2713).

4.3. In tema di determinazione dell’imposta di registro, in caso di pluralità di atti non contestuali, va attribuita preminenza, in applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, alla causa reale dell’operazione economica rispetto alle forme negoziali adoperate dalle parti, sicchè, ai fini della individuazione del corretto trattamento fiscale, è possibile valutare, ai sensi dell’art. 1362 c.c., comma 2, circostanze ed elementi di fatto diversi da quelli emergenti dal tenore letterale delle previsioni contrattuali.

Il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, non detta una regola antielusiva, ma una regola interpretativa, che impone una qualificazione oggettiva dei dati secondo la causa concreta dell’operazione negoziale complessiva, a prescindere dall’eventuale disegno o intento elusivo delle parti. (Cass. Sez. 5, n. 6758 del 2017).

4.4. Orbene, il giudice di appello non ha fatto buon governo dei suindicati principi, in quanto con motivazione incongrua ha interpretato il contratto posto in essere dalle parti come una cessione di ramo d’azienda, affermando testualmente che: “in precedenza, l’attività di commercio di articoli sportivi veniva esercitata nei locali facenti parte dell’immobile de quo, come anche successivamente e quindi si è trattato della vendita di una azienda tra i cui componenti esisteva pure l’immobile in cui era esercitata l’impresà.

E’ quindi errata per violazione di legge, la sentenza della commissione regionale che, rigettando senza motivazione (implicitamente) l’istanza d’indagine sulla reale intenzione delle parti, desumibile dal risultato finale ottenuto mediante la stipula dei due contratti, dimostra di avere falsamente interpretato, o comunque disatteso, il precetto contenuto nel citato art. 20.

La sentenza è, inoltre, errata, per violazione di legge, anche con riguardo all’art. 2555 c.c., laddove afferma che: “ricorre la cessione d’azienda, agli effetti dell’imposta di registro, quando, a prescindere dalla volontà delle parti, dalla quantità e dal momento dei beni ceduti permanga nel complesso dei beni oggetto del trasferimento un residuo di organizzazione che dimostri la complessiva attitudine all’esercizio dell’impresa” facendo così derivare, dalla nozione civilistica di azienda, conseguenze immediate e dirette in campo tributario, senza la mediazione dei principi, sopra enunciati, validi particolarmente in ordine all’interpretazione degli atti da sottoporre a registrazione, dove la reale volontà delle parti, che integra la causa concreta del contratto, al contrario assume significativo rilievo.

Infine, la sentenza impugnata presenta evidenti lacune argomentative, laddove non consente di comprendere l’iter logico seguito dal giudicante, essendo state omesse le premesse logiche, desumibili dalla illustrazione, pur sintetica, della regolamentazione pattizia del rapporto, dal quale comprendere la formazione del suo convincimento.

5. Consegue da quanto sopra l’accoglimento del ricorso, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, per il riesame e per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, per il riesame e per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 28 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2017

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