Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17770 del 19/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 19/07/2017, (ud. 20/04/2017, dep.19/07/2017),  n. 17770

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MACIOCE Luigi – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11116/2012 proposto da:

F.G., C.F. (OMISSIS), B.R. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE XXI APRILE 11, presso lo

studio dell’avvocato CORRADO MORRONE (STUDIO ROMANO – PANUZIO),

rappresentati e difesi dall’avvocato LUIGI MORRONE, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI CROTONE P.I. (OMISSIS), in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA TARANTO 58, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO

FARSETTI, rappresentata e difesa dagli avvocati TERESA BRUNETTI,

GIULIA FERRANTE, giusta Delib. 17 luglio 2012 e delega in atti;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 455/2011 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 12/05/2011 R.G.N. 363/2008.

Fatto

RILEVATO

Che con sentenza in data 12/05/2011 la Corte d’Appello di Catanzaro, riunendo i giudizi, ha confermato le sentenze del Tribunale di Crotone n. 357 e n. 358/2007, con le quali erano stati rigettati i ricorsi, separatamente proposti da B.R. e F.G., il primo Collaboratore amministrativo (7^ livello), il secondo Vice Direttore amministrativo (9^ livello), presso l’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone, subentrata alla disciolta A.S.L. n. (OMISSIS), rivolti a ottenere l’esecuzione della transazione da parte dell’Azienda con la quale quest’ultima, a fronte della rinuncia alle varie azioni giudiziarie in atto intraprese dai dipendenti, si impegnava a dar luogo alla ricostruzione della carriera degli stessi, a tutti gli effetti retributivi e previdenziali, includendovi il periodo di servizio 10/03/1982 – 10/03/1992, durante il quale il rapporto era stato sospeso in via cautelare in pendenza di un procedimento penale a loro carico, conclusosi nel 1991 con applicazione della pena su richiesta, in seguito al quale era stato aperto un procedimento disciplinare, esauritosi nel 1992 (Delib. n. 331 del 1992) con irrogazione della sanzione della sospensione dal servizio per sei mesi e revoca della prima sospensione cautelare irrogata nel 1982;

Che l’accordo transattivo, da cui si rileva che l’accordo delle parti avrebbe avuto attuazione “…una volta completato il procedimento inteso al perfezionamento” dello stesso, si era raggiunto in data 15/07/1999, in pendenza del contenzioso disciplinare, connotato dall’ampia attività difensiva dei ricorrenti, che avevano impugnato dinanzi al Tar Calabria la Delib. n. 331 del 1992, dell’Amministratore Straordinario dell’ASL, la stessa in seguito revocata per l’emanazione di altra Delib. (n. 448 del 1992), anch’essa impugnata dinanzi al TAR, con cui l’Amministratore Straordinario ripristinava la sospensione cautelare dal servizio in attesa della risposta del Dipartimento della Funzione Pubblica al quesito circa l’applicabilità al caso esaminato della sopravvenuta L. n. 16 del 1992;

Che il Direttore generale dell’ASL n. (OMISSIS), anche nella qualità di Commissario liquidatore della Gestione stralcio dell’USL n. (OMISSIS) di Crotone, nei cui rapporti attivi e passivi l’ASL era subentrata, revocava infine la Delib. n. 448 del 1992, riconosceva la validità della prima Delib. (n. 331 del 1992) e s’impegnava alla ricostruzione della carriera dei ricorrenti riconoscendo l’anzianità di servizio a far data dal 10/03/1982, ma che a tale impegno non era stata data mai esecuzione;

Che la sentenza d’Appello ha respinto il ricorso dei dipendenti volto all’adempimento dell’accordo transattivo, ritenendo che tale atto fosse rimasto di natura esclusivamente privatistica per l’assenza di svolgimento dell’intera fase integrativa dell’efficacia del procedimento a evidenza pubblica, solo a seguito della quale l’amministrazione procedente avrebbe potuto ritenersi vincolata a dare esecuzione all’accordo sottoscritto;

Che avverso la sentenza della Corte d’Appello interpongono ricorso F.G. e B.R. affidato a sei censure. L’azienda Sanitaria Nazionale di Crotone si costituisce in giudizio attraverso i propri difensori muniti di procura speciale, validamente conferita con allegata Delib. n. 389 del 2012, ma non presenta controricorso;

Che la memoria ex art. 378 c.p.c., depositata da A.S.P. di Crotone va ammessa in base alla sentenza n. 4906/2017 di codesta Corte, la quale ha affermato che “Al procedimento relativo ai ricorsi depositati prima del 30/10/2016 ed avviati al giudizio camerale introdotto dalla L. n. 197 del 2016 – che ha convertito con modificazioni il D.L. n. 168 del 2016 – non essendo prevista una discussione orale della controversia, non può applicarsi il principio del divieto di deposito di memorie scritte sancito nei confronti di chi abbia notificato tardivamente il controricorso”.

Diritto

CONSIDERATO

Che col primo motivo si censura la pronuncia d’Appello per aver violato il D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 3, nel non aver ritenuto perfezionato l’accordo transattivo, dato che, la predetta norma, avrebbe affidato al Direttore Generale – ancorchè organo monocratico – tutti i poteri di gestione e di rappresentanza in assenza di organi deliberativi;

Che nel secondo motivo si lamenta che la sentenza avrebbe violato i principi generali in materia di pubblicità degli atti amministrativi, per non aver indicato quale norma prevedesse l’obbligo di pubblicazione dell’atto autorizzativo alla stipulazione della transazione;

Che il terzo motivo di ricorso contesta che l’atto transattivo sia rimasto allo stato di negozio di natura privatistica per mancanza dell’impegno di spesa, avendo il giudice dedotto d’ufficio la nullità della transazione senza che neanche tale patologia negoziale fosse stata sollevata dalle parti dinanzi al giudice di prime cure;

Che col quarto motivo si deduce che l’art. 1418 c.c., sarebbe stato erroneamente riferito all’assenza dell’impegno di spesa, requisito, quest’ultimo, riferibile, semmai, alla fase esecutiva e non genetica dell’atto transattivo;

Che il quinto motivo di censura si appunta sull’apoditticità della motivazione in merito al significato da attribuire all’inciso “…completato il procedimento inteso al perfezionamento dell’accordo transattivo”, che la Corte d’Appello, rinunciando così a ricostruire la reale intenzione delle parti, ha interpretato come espressa volontà di rimandare l’efficacia dell’accordo transattivo a un futuro completamento del procedimento;

Che la sesta e ultima censura deduce la violazione del criterio dell’interpretazione complessiva delle clausole (art. 1363 c.c.), dalla cui corretta applicazione la Corte avrebbe dovuto escludere la volontà dei contraenti di rinviare ad un futuro perfezionarsi dell’iter amministrativo l’esecutività e l’efficacia della transazione;

Che il primo e il secondo motivo, che vanno trattati congiuntamente per l’analogia delle prospettazioni, sono infondati, in quanto, nei contratti di diritto privato stipulati da un ente pubblico, se è vero che la volontà negoziale deve essere tratta unicamente dalle pattuizioni intercorse tra le parti contraenti o risultanti dal contratto, interpretato secondo i canoni di ermeneutica stabiliti dagli artt. 1362 c.c. e segg., è altresì vero che, ai fini del procedimento formativo della volontà del contraente pubblico, ciò che rileva sono le deliberazioni dei competenti organi dell’ente, così come risultanti da un procedimento amministrativo integralmente compiuto che, secondo la Corte di merito non ha, invece, avuto luogo nel caso in esame (Cass., 1 sez. civ., n. 17946/2013);

Che il terzo motivo, riguardante la presunta violazione dell’art. 183 c.p.c., comma 4, per non avere la Corte d’Appello, nell’udienza di trattazione, indicato come rilevabile d’ufficio la questione relativa alla nullità dell’atto transattivo per mancanza di impegno di spesa, è inammissibile, in quanto mai proposta da parte ricorrente in appello;

Che il quarto motivo è infondato in primo luogo perchè generico, mancando di argomentare la censura in merito alla presunta volontà delle parti di dare esecuzione all’accordo nonostante l’assenza di un atto d’impegno di spesa da parte dell’amministrazione, e inoltre perchè, come afferma esattamente la sentenza gravata, l’esigenza di prevedere la copertura economica di qualunque spesa per la pubblica amministrazione contraente, si pone quale presupposto per la formazione di una valida volontà negoziale. Che in assenza d’imputazione economica della spesa, quando uno dei contraenti è una p.a., l’accordo transattivo rimane allo stato di atto privatistico non in grado di produrre alcun effetto tra le parti;

Che il quinto motivo è inammissibile perchè, censurando l’apprezzamento e il convincimento del giudice dell’Appello in quanto diverso da quello auspicato, mira ad ottenere un riesame del merito non consentito in sede di legittimità (Cass. n. 25332/2014);

Che il sesto motivo è infondato, poichè la sentenza d’Appello motiva adeguatamente sul valore primario e assorbente del rinvio agli atti di perfezionamento dell’accordo transattivo da parte della p.a. al fine di ottenerne l’esecuzione da parte dei ricorrenti, dei quali l’impegno di spesa è sicuramente tra quelli indispensabili alla formazione di una valida volontà negoziale, valendo il principio secondo cui, ogni obbligazione di pagamento assunta dalla p.a., anche in veste di contraente privato deve avere l’attestazione della relativa copertura finanziaria;

Che tale scelta ermeneutica da parte della sentenza gravata rende esatta applicazione dei principi affermati da questa Corte, la quale ritiene necessario – ai fini della validità dell’atto transattivo – il completamento del procedimento amministrativo, da cui soltanto può scaturire la formazione di una valida volontà negoziale da parte della pubblica amministrazione, e che di tale procedimento l’impegno di spesa, mancato nel caso esaminato, è parte costitutiva a tutti gli effetti di legge, tant’è che la L. n. 142 del 1990, art. 55, comma 5, si spinge fino a sanzionare con la nullità gli atti di impegno di spesa privi della copertura finanziaria (Cass., 1 sez. civ., n. 24655/2016; Cass. sez. lav., n. 6777/2017);

Che, pertanto, il ricorso va rigettato.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte soccombente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2000 per compensi, stante la limitata attività difensiva della parte controricorrente di cui in premessa, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza Camerale, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2017

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