Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17762 del 29/08/2011

Cassazione civile sez. lav., 29/08/2011, (ud. 06/07/2011, dep. 29/08/2011), n.17762

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. BRONZINI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

R.L., R.G., nella qualità di eredi di

R.M., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLA

STAZIONE DI MONTE MARIO 9, presso lo studio dell’avvocato GULLO

ALESSANDRA, rappresentati e difesi dall’avvocato MAGARAGGIA GIUSEPPE,

giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentanto e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, PULLI CLEMENTINA, VALENTE NICOLA, giusta delega in calce

alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1282/2008 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 03/07/2008, r.g.n. 1807/06;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/07/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE BRONZINI;

udito l’Avvocato PULLLI CLEMENTINA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

R.M., titolare di pensione SO con decorrenza 1.8.1955 e di pensione di vecchiaia dal 1.4.76, corrisposte la prima sino al 30.9.83 al valore di base e la seconda integrata al trattamento minimo chiedeva la condanna dell’INPS al pagamento della somma di L. 39.711.085 a titolo di integrazione al trattamento minimo sulla seconda pensione oltre accessori.

Si costituiva l’INPS contestando la fondatezza della domanda e quindi si costituivano gli eredi della R..

Il Tribunale di Brindisi con sentenza del 21.2.2005 rigettava la domanda.

Interponevano appello i detti eredi allegando l’errata interpretazione della L. n. 683 del 1983, art. 6, alla luce delle sentenze della Corte costituzionale; l’INPS chiedeva il rigetto dell’appello. La Corte di appello di Lecce disponeva consulenza tecnica e con sentenza del 20.6.2008 rigettava l’appello.

La Corte si riportava agli accertamenti disposti: i ricorrenti agivano per la ripetizione dell’indebito trattenuto dall’INPS assumendo che, in occasione dell’integrazione al minimo della pensione SO, era stato loro trattenuto quanto corrisposto erroneamente per l’erronea integrazione al minimo della pensione VO. La ricorrente aveva ottenuto il diritto alla cristallizzazione di quest’ultima pensione e l’INPS era stato condannato alla restituzione della somma di lire 21.576.850. La Corte ricordava che la L. n. 638 del 1983, art. 6, prevede dal 1.10.1983 l’integrazione di una sola pensione, quella a carico della gestione che eroga il trattamento minimo più elevato o, a parità, della gestione che ha liquidato la pensione con decorrenza più remota. Alla luce degli interventi della Corte costituzionale è pacifico che chi gode di due pensioni con decorrenza prima del 1.10.1983 ha diritto all’integrazione su entrambe le pensioni sino al 30.9.1983 e poi solo su una sola, mentre sull’altra ha diritto all’importo cristallizzato. Tuttavia era intervenuta tra le parti la sentenza del Pretore di Brindisi (che fa stato tra le parti) del 15.1.1996 per la quale si sarebbe dovuto cristallizzare dal 1.10.1983 la pensione SO, mentre si era cristallizzato la VO, spostando l’integrazione della pensione VO sulla SO e cristallizzando l’altra.

Tenuto conto pertanto del precedente del Tribunale di Brindisi, l’INPS avrebbe dovuto mantenere l’integrazione sulla VO e si sarebbe dovuto cristallizzare la SO, la pensionata non avrebbe dovuto quindi percepire gli arretrati di integrazione al minimo sulla SO dal 17.7.1983 al 1.12.1993 per L. 50.603.000 da compensare con gli arretrati riconosciuti alla pensionata medesima pari a L. 39.764.053.

Pertanto la pensionata avrebbe dovuto continuare a percepire la pensione diretta integrata al minimo pari alla somma richiesta con “l’obbligo del rimborso del netto ottenuto dalla riliquidazione della integrazione rinveniente dalla differenza di imposte tra 50.603.00 e L. 39.711.085”.

Ricorrono gli eredi con due motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo si allega la violazione della L. n. 638 del 1983, art. 6. Il CTU aveva accertato l’errore contabile dell’INPS che avrebbe dovuto cristallizzare la pensione SO e lasciare l’integrazione al minimo sulla VO. Conseguentemente si sarebbe dovuto accertare l’importo spettante sulla pensione SO sino al 30.9.1983 e sulla detta pensione cristallizzata sino al decesso. La norma di cui alla L. n. 338 del 1983, art. 6, è stata scorrettamente richiamata dal CTU e dalla sentenza perchè il disposto è inapplicabile alle pensioni di reversibilità concesse sino al settembre 1983.

Il motivo appare inammissibile; il quesito formulato a pag. 12 del ricorso non è idoneo a risolvere la controversia in quanto si tratta di un principio del tutto pacifico, affermato anche nella sentenza impugnata e richiamato (a stare al provvedimento impugnato) anche nella consulenza espletata in appello. La controversia è stata invece decisa in rapporto alle statuizioni di cui alla sentenza del Pretore di Brindisi (che gli stessi ricorrenti assumono essere passata in cosa giudicata) ed ai pagamenti effettuati in base a tale sentenza, che il provvedimento impugnato e la consulenza assumono indebiti, che non vengono affatto richiamati nel motivo e dei quali non si tiene alcun conto, posto che la somma richiesta in ricorso deriva da una ripetizione di indebito da parte dell’INPS come detto in premessa. Va sottolineato che in ricorso non si riportano compiutamente gli accertamenti della CTU che non è stata prodotta (e neppure è rinvenibile nel fascicolo) e neppure in modo preciso le statuizioni e gli accertamenti effettuati nella sentenza del Pretore di Brindisi (anch’essa non prodotta e non presente nel fascicolo).

Con un secondo si deduce che, anche alla luce della consulenza tecnica effettuata, spettavano comunque delle differenze. Sul punto la sentenza impugnata avrebbe omesso ogni motivazione.

Anche tale motivo appare inammissibile; il quesito formulato ai sensi del capoverso dell’art. 366 bis c.p.c. recita “i giudici di appello dopo aver affermato che da parte dell’INPS non si è proceduto a conteggiare la cristallizzazione sulla pensione SO come da giudicato della sentenza del Pretore di Brindisi n. 38/96, indicandone financo l’importo sia pure sino al 1998 e dopo aver affermato che la dante causa aveva diritto a percepire la pensione diretta VO integrata al minimo: ha poi ritenuto esatta l’applicazione della normativa operata dall’INPS e quindi la contabilizzazione rigettando l’appello e la domanda”. Si tratta di un quesito che non offre una chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, posto che la sentenza impugnata ha ricostruito analiticamente, sulla scorta della relazione del CTU, i pagamenti indebiti ricevuti dal dante causa dei ricorrenti e li ha confrontati con quanto avrebbe dovuto percepire alla luce della sentenza del Pretore di Brindisi, e che nelle stesse premesse del motivo si assumono fatti non comprovati e comunque non integrati nel quesito come la mancata percezione della somma di 22,281.440, della quale non vi è alcun riscontro neppure nel provvedimento impugnato. Pertanto il quesito non offre una ricostruzione chiara ed univoca del fatto controverso tale da individuare da un lato il punto in cui la motivazione appare carente o contraddittoria e dall’altro anche le ragioni per cui tale punto sarebbe determinate ai fini della decisione.

Va quindi dichiarato inammissibile il ricorso; nulle sulle spese.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso; nulle sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 agosto 2011

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