Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17762 del 29/07/2010

Cassazione civile sez. lav., 29/07/2010, (ud. 19/02/2010, dep. 29/07/2010), n.17762

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

L.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA VITE

7, presso lo studio dell’avvocato MASINI MARIA STEFANIA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato NESPOR STEFANO, giusta

delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

nonche’ contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, AVVOCATURA DISTRETTUALE DI

MILANO;

– intimate –

avverso la sentenza n. 1094/2007 della CORTE D’APPELLO di MILANO del

31.10.07, depositata il 05/12/2007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. FILIPPO CURCURUTO;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. FEDELI Massimo.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che:

1. L.F., gia’ dipendente dell’Ente Poste Italiane, poi Poste italiane S.p.A., dal 19 settembre 1981, successivamente comandato presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano, ed ivi definitivamente trasferito dal 2 ottobre 2001, con inquadramento nell’area (OMISSIS), posizione economica (OMISSIS), prevista dalla C.C.N.L. Comparto ministeri 16 febbraio 1999 ha convenuto in giudizio l’Avvocatura dello Stato rivendicando il diritto ad essere inquadrato nella superiore area (OMISSIS) posizione economica (OMISSIS).

2. La Corte d’Appello di Milano, riformando la sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda ritenendo in sintesi che l’inquadramento attribuito al L. presso l’Avvocatura dello Stato corrispondesse alle specifiche professionali proprie della sesta qualifica funzionale di dirigente di esercizio, posseduta dal L. nel precedente rapporto di lavoro, e che anche le mansioni da lui svolte in concreto prima presso l’Ente Poste e poi presso l’Avvocatura fossero sostanzialmente conformi a quelle della qualifica attribuitagli.

3. L.F. chiede la cassazione di questa sentenza con ricorso fondato su un unico motivo, illustrato anche da memoria.

4. L’Avvocatura resiste con controricorso, chiedendo in via preliminare che il ricorso sia giudicato inammissibile per non conformita’ a quanto disposto dall’art. 366 bis c.p.c..

5. L’unico motivo di ricorso denunzia omessa, contraddittoria, illogica e insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia.

6. La giurisprudenza di questa Corte si e’ orientata nel senso che nella norma dell’art. 366-bis c.p.c., nonostante la mancanza di riferimento alla conclusivita’ (presente, invece, per il quesito di diritto), il requisito concernente il motivo di cui all’art. 360, c.p.c., n. 5 – cioe’ la “chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione della sentenza impugnata la rende inidonea a giustificare la decisione” – deve consistere in una parte del motivo che si presenti a cio’ specificamente e riassuntivamente destinata, di modo che non e’ possibile ritenerlo rispettato allorquando solo la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo riveli, all’esito di un’attivita’ di interpretazione svolta dal lettore e non di una indicazione da parte del ricorrente, deputata all’osservanza del requisito del citato art. 366 bis, che il motivo stesso concerne un determinato fatto controverso, riguardo al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione e si indichino quali sono le ragioni per cui la motivazione e’ conseguentemente inidonea sorreggere la decisione (Sez. 3, Ordinanza n. 16002 del 18/07/2007).

Nel medesimo ordine di idee e’ stato quindi affermato che in tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, poiche’ secondo l’art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall’art. 360 cod. proc. civ., n. 5 l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’.

(Sez. U, Sentenza n. 20603 del 01/10/2007).

7. Come esattamente notato dal controricorrente, il motivo di ricorso non contiene l’indicato momento di sintesi, ne’ le argomentazioni della memoria inducono a mutare tale opinione, visto che in esse ci si sforza di individuare il suddetto momento valorizzando taluni passaggi del ricorso, ossia suggerendo alla Corte di effettuare proprio l’operazione di ricerca del fatto controverso che l’art. 366 bis ha inteso evitare.

8. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente alle spese del giudizio.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile; condanna il ricorrente alle spese del giudizio liquidate in Euro 30,00 per esborsi ed in Euro 2000,00 per onorari, nonche’ accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 19 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2010

 

 

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