Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17760 del 19/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. lav., 19/07/2017, (ud. 21/03/2017, dep.19/07/2017),  n. 17760

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28469/2012 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA C.F.

(OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e

difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI N. 12;

– ricorrente –

contro

G.A.R.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 643/2012 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 20/06/2012 R.G.N. 132/2012.

Fatto

RILEVATO

Che con sentenza in data 11/06/2012 la Corte d’Appello di Genova, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a conferma della sentenza del locale Tribunale n. 172/2012, ha ritenuto sussistente il diritto alla progressione professionale retributiva e alle differenze stipendiali maturate in ragione dell’anzianità di servizio, in capo a G.A.R., collaboratrice scolastica in forza di una successione di contratti di lavoro a termine a partire dall’anno scolastico 2001-2002;

Che avverso la sentenza della Corte d’Appello ha interposto ricorso il MIUR affidato a un unico motivo, al quale ha opposto difesa G.A.R. con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che la domanda originaria era accolta dal giudice di merito in conformità della clausola 4 punto 1 dell’Accordo Quadro sul rapporto di lavoro a tempo determinato, (e della Direttiva 1999/70/CE recepita in Italia dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6), la quale dispone che, per quanto riguarda le condizioni d’impiego i lavoratori a tempo determinato “…non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o un lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive”;

Che il Ministero ricorrente nell’unico motivo deduce violazione e falsa applicazione di una pluralità di norme, (D.Lgs. n. 68 del 2001, art. 6; D.Lgs. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, conv. con modif. in L. n. 106 del 2011 (art. 1, comma 2); L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4; D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 526; Direttiva 1999/70/CE), le quali, sul presupposto della specialità della normativa sul reclutamento del personale docente e amministrativo del settore scolastico, consentirebbero di stipulare contratti a termine per il personale non di ruolo per far fronte a esigenze contingenti, e che, pertanto, l’esclusione della progressione economica legata all’anzianità di servizio sarebbe sorretta da ragioni oggettive tali da escludere qualsiasi profilo di disparità di trattamento con i lavoratori a tempo indeterminato dello stesso comparto;

Che codesta Corte, con sentenza n. 22558/2016 ha riconosciuto che nel settore scolastico, la clausola dell’Accordo Quadro sul rapporto a tempo determinato recepito nella Direttiva n. 1999/70/CE di diretta applicazione “…impone di riconoscere l’anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”;

Che a dette conclusioni, codesta Corte è giunta valorizzando la giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia Europea, sulla clausola 4 dell’Accordo Quadro, che afferma l’illegittimità di qualsiasi disparità di trattamento con riguardo alle condizioni d’impiego in base alla mera natura temporanea di un rapporto di lavoro e pone in capo agli Stati membri l’obbligo di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, prescindendo dal termine apposto al contratto (Corte di Giustizia 13/09/2007 C-307/5 Del Cerro; Corte di Giustizia 22/12/2010 C-444/09 Gavieiro);

Che il motivo di ricorso del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, non prospetta argomenti tali da indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;

Che, in definitiva, il ricorso va rigettato.

PQM

 

Rigetta il ricorso. Nulla spese.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 21 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA