Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1776 del 28/01/2014


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Civile Sent. Sez. L Num. 1776 Anno 2014
Presidente: LAMORGESE ANTONIO
Relatore: MAISANO GIULIO

SENTENZA
sul ricorso 19221-2010 proposto da:
UNIVERSITA’ STUDI ROMA “TOR VERGATA”, in persona del
Rettore pro tempore, rappresentata e difesa
dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui
Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI, 12;
– ricorrente contro

2013

3276

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE
80078750587, SWIFT COLIN C.F. SWFCNW56A10Z114S;

Nonché da:

intimati

Data pubblicazione: 28/01/2014

SWIFT

COLIN

SWFCNW56A10Z114S,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA OSLAVIA 7, presso lo studio
dell’avvocato FERMANELLI PAOLO, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato PICOTTI LORENZO,
giusta delega in atti;

contro
UNIVERSITA’DEGLI STUDI ROMA TOR VERGATA;
– intimata nonchè contro
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE
C.F. 80078750587, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
ZS
Centrale
presso
l’Avvocatura
dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati
SGROI ANTONINO, CALIULO LUIGI, MARITATO LELIO, giusta
delega in calce alla copia notificata del
controricorso e ricorso incidentale;
– resistente con mandato avverso la sentenza n. 613/2009 della CORTE D’APPELLO
di ROMA, depositata il 11/01/2010 r.g.n. 1703/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 19/11/2013 dal Consigliere Dott. GIULIO
MAISANO;

rrralgg–(–AVVOGAT-ttRA )

uditi gli avvocati PICOTTI LORENZO e DE ROSE EMANUELE

– controricorrente e ricorrente incidentale –

per delega SGROI ANTONINO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO CELENTANO, che ha concluso per
l’estinzione del giudizio limitatamente al ricorso

principale, rigetto dell’incidentale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza del 2 aprile 2005 il Tribunale di Roma ha dichiarato la
sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato fra Swift Colin

e l’Università degli Studi Tor Vergata di Roma a far data dal 15 dicembre
1992, ha condannato la medesima Università al pagamento delle relative
differenze retributive liquidate in E 174.232,26, oltre accessori di legge,
nonché alla regolarizzazione contributiva presso l’INPS, ed ha rigettato la
domanda di risarcimento del danno del lavoratore. Lo Swift era stato
assunto con contratto a tempo determinato per l’anno accademico 19921993 in qualità di lettore di madrelingua straniera, e nel 1995 aveva
stipulato con la stessa Università un successivo contratto a tempo
indeterminato come collaboratore ed esperto linguistico ai sensi della legge
n. 236 del 1995. Con sentenza del 27 gennaio 2009 pubblicata 1’11 gennaio
2010 la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della suddetta
sentenza di primo grado, ha dichiarato la nullità del contratto stipulato ai
sensi della legge n. 236 del 1995, confermando, nel resto, la sentenza di
primo grado. La Corte territoriale ha motivato tale pronuncia condividendo
il giudizio del giudice di primo grado riguardo alla insussistenza delle
ipotesi legittimanti il ricorso all’assunzione a tempo determinato, non
sussistendo alcuna causale dei contratti a termine stipulati tra le parti. In
ordine al trattamento economico riconosciuto, il giudice dell’appello ha
considerato la previsione del d.l. n. 2 del 2004 emanato in esecuzione di
norme comunitarie, in base al quale agli ex lettori di madre lingua straniera
già destinatari di contratti stipulati ai sensi dell’art. 28 del d.p.r. 382 del
1980 abrogato dall’art. 4 comma 5 della legge n. 236 del 1995 è attribuito,
proporzionalmente all’impegno orario assolto, un trattamento economico

/(1/’

corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito. Quale
conseguenza dell’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo determinato
fin dal 1992, è stata dichiarata la nullità del successivo contratto stipulato in
base alla legge n. 236 del 1995 stante l’unicità del rapporto. La Corte
romana ha rigettato l’appello incidentale con cui lo Swift chiedeva il
definito stante la genericità delle allegazioni al riguardo che richiamano
l’art. 36 della Costituzione e la valorizzazione di funzioni didattiche
peraltro presenti anche nella figura del ricercatore confermato.
L’Università degli Studi di Roma Tor Vergata propone ricorso per
cassazione avverso tale sentenza articolato su due motivi.
Resiste con controricorso lo Swift che svolge ricorso incidentale affidato ad
un unico motivo.
Lo stesso Swift ha presentato memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE
I ricorsi vanno riuniti essendo stati proposti avverso la medesima sentenza.
Con il primo motivo del ricorso principale si lamenta violazione e falsa
applicazione dell’art. 3 della Costituzione, della legge n. 236 del 1995, del
d.l. n. 2 del 2004 convertito in legge n. 63 del 2004; omessa e insufficiente
motivazione sui punti decisivi della controversia ai sensi dell’art. 360, nn. 3
e 5 cod. proc. civ. In particolare si deduce che le differenze retributive
sarebbero state erroneamente calcolate sulla base della qualifica di
ricercatore confermato a tempo pieno, in quanto tale trattamento retributivo
è stato considerato a tempo pieno, mentre la citata legge n. 63 del 1964
prevede che il trattamento in questione è attribuito proporzionalmente
all’impegno orario assolto, considerando il tempo pieno corrispondente

riconoscimento del trattamento economico del professore associato a tempo

all’impegno di 500 ore annue, mentre l’impegno orario dello Swift sarebbe
stato quello inferiore di 400 ore annue.
Con secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 28
e 123 d.P.R. n. 382 del 1980, e del d.l. n. 2 del 2004 convertito in legge n.
63 del 2004; omessa e insufficiente motivazione sui punti decisivi della

che il riconoscimento del trattamento corrispondente a quello del
ricercatore confermato sarebbe in contrasto con il mancato riconoscimento
del richiesto trattamento proprio della qualifica di origine, stante il
collegamento di tale status alla funzione di docente-lettore.
Con il ricorso incidentale si lamenta violazione dell’art. 2103 cod. civ. in
relazione all’art. 360, n. 3 cod. proc civ. con riferimento al rigetto della
domanda di risarcimento per dequalificazione proposta con il ricorso
incidentale, per effetto dell’inquadramento unilaterale nella categoria del
personale “tecnico amministrativo”. In particolare si deduce che tale rigetto
non è coerente con il riconoscimento dei fatti posti a fondamento della
domanda, e quindi della dequalificazione subita con il riconoscimento di
una qualifica propria del personale tecnico-amministrativo, a fronte del
riconoscimento dello svolgimento di mansioni superiori proprie del
personale docente.
L’esame del ricorso deve essere preceduto da un’analisi dell’evoluzione del
quadro normativo rilevante nella fattispecie. A seguito delle due sentenze
del 30 maggio 1989 e del 2 agosto 1993, con cui la Corte di giustizia delle
Comunità Europee ha dichiarato che la disciplina contenuta nel D.P.R. n.
382 del 1980, art. 28, comma 3 (nella parte in cui stabiliva che i contratti
tra università e lettori di lingua straniera non potessero protrarsi oltre
l’anno) era contraria alì art. 48 del Trattato CEE, è stata emanata una nuova
normativa nazionale, inizialmente con una serie di decreti legge non
(27

controversia ex art. 360, nn. 3 e 5 cod. proc. civ. In particolare si assume

convertiti e reiterati (a partire dal D.L. 21 dicembre 1993, n. 530) e poi con
il D.L. 21 aprile 1995, n. 120, convertito con modificazioni nella L. 21
giugno 1995, n. 236 (con la quale è stata conservata la validità degli atti e
provvedimenti adottati e sono stati fatti salvi gli effetti prodottisi ed i
rapporti giuridici sorti sulla base dei D.L. non convertiti). Con questa

compatibilmente con le risorse disponibili nei propri bilanci, collaboratori
ed esperti linguistici di madre lingua in possesso di laurea o titolo
universitario straniero adeguato alla funzione da svolgere, con contratto di
lavoro subordinato a tempo indeterminato, ovvero, per esigenze
temporanee, con contratto a termine. In particolare, l’art. 4 ha così disposto:
1. A decorrere dal 1`A gennaio 1994, le università provvedono alle esigenze
di apprendimento delle lingue e di supporto alle attività didattiche, anche
mediante apposite strutture d’ateneo, istituite secondo i propri ordinamenti.
2. In relazione alle esigenze di cui al comma 1, le università possono
assumere, compatibilmente con le risorse disponibili nei propri bilanci,
collaboratori ed esperti linguistici di lingua madre in possesso di laurea o
titolo universitario straniero adeguato alle funzioni da svolgere, e di idonea
qualificazione e competenza, con contratto di lavoro subordinato di diritto
privato a tempo indeterminato ovvero, per esigenze temporanee, a tempo
determinato. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo l’entità
della retribuzione, il regime di impegno e gli eventuali obblighi di
esclusività sono stabiliti dal consiglio di amministrazione delle università,
attraverso la contrattazione decentrata con le rappresentanze sindacali
rappresentative

dei

collaboratori

ed

esperti

linguistici.

3. L’assunzione avviene per selezione pubblica, le cui modalità sono
disciplinate dalle università secondo i rispettivi ordinamenti. Le università,
nel caso in cui si avvalgano della facoltà di stipulare i contratti di cui al
comma 2, hanno l’obbligo di assumere ” prioritariamente i titolari dei Aih

disciplina si è stabilito che le Università possono assumere,

contratti di cui al D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, art. 28 in servizio nell’anno
accademico 1993 -1994, nonché quelli cessati dal servizio per scadenza del
termine dell’incarico, salvo che la mancata rinnovazione sia dipesa da
inidoneità o da soppressione del posto. Il personale predetto, ove assunto ai
sensi del presente comma, conserva i diritti acquisiti in relazione ai

tk. Le università procedono annualmente, sulla base di criteri predeterminati
dagli organi competenti secondo i rispettivi ordinamenti, alla verifica
dell’attività svolta. La continuità del rapporto di lavoro è subordinata al
giudizio sulla verifica dell’attività svolta con riguardo agli obblighi
contrattuali. Resta fermo che la riduzione del servizio deliberata dai
competenti organi accademici costituisce per l’università giustificato
motivo di recesso.
5.11 D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, art. 28 è abrogato/La nuova, disciplina,
dunque, ha soppresso la figura del lettore di lingua straniera, sostituendola
con quella di collaboratore ed esperto linguistico di lingua madre ed ha
imposto alle Università che intendano stipulare tali contratti l’obbligo di
assumere prioritariamente i titolari dei contratti di cui al D.P.R. 11 luglio
1980, n. 382, art. 28 in servizio nell’anno accademico 1993/94 nonché
quelli cessati dal servizio per scadenza del termine dell’incarico, salvo che
la mancata rinnovazione sia dipesa da inidoneità o da soppressione del
posto prevedendo, altresì, che il predetto personale conserva i diritti
acquisiti in relazione ai precedenti rapporti.
Con la sentenza 26 giugno 2001 la Corte di Giustizia ha, però,
nuovamente censurato il nostro Paese per non aver assicurato il
riconoscimento dei diritti quesiti agli ex lettori di lingua straniera, divenuti
collaboratori linguistici, riconoscimento invece garantito alla generalità dei
lavoratori nazionali. Questa pronuncia trae origine da un procedimento di

precedenti rapporti.

infrazione avviato dalla Commissione in relazione al mancato
riconoscimento ai collaboratori linguistici, presso sei università italiane, dei
diritti connessi alla anzianità di servizio acquisita come lettori di lingua
straniera prima dell’entrata in vigore della L. n. 236 del 1995. Si è avuto
successivamente un nuovo intervento del legislatore nazionale, che al fine

italiane ivi considerate – ha così disposto, con il D.L. 14 gennaio 2004, n. 2,
art. 1 convertito con modificazioni nella L. 5 marzo 2004, n. 63: ai
collaboratori linguistici, ex lettori di madre lingua straniera delle Università
degli Studi della Basilicata, di Milano, di Palermo, di Pisa, di Roma “La
Sapienza” e “l’Orientale” di Napoli, già destinatari di contratti stipulati ai
sensi del D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, art. 28, abrogato dal D.L. 21 aprile
1995, n. 120, art. 4, comma 5, convertito, con modificazioni, dalla L. 21
giugno 1995, n. 236, è attribuito, proporzionalmente all’impegno orario
assolto, tenendo conto che l’impegno pieno corrisponde a 500 ore, un
trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore confermato a
tempo definito, con effetto dalla data di prima assunzione, fatti salvi
eventuali trattamenti più favorevoli; tale equiparazione è disposta ai soli
fini economici ed esclude l’esercizio da parte dei predetti collaboratori
linguistici, ex lettori di madre lingua straniera, di qualsiasi funzione
docente.
Nei confronti della Repubblica Italiana è stata, poi, avviata (con ricorso in
data 4 marzo 2004) una procedura per l’irrogazione di sanzioni per
l’inosservanza di obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea,
avendo la Commissione delle Comunità europee ritenuto che l’Italia non
abbia dato piena esecuzione alla citata sentenza 26 giugno 2001. Con
sentenza 18 luglio 2006, in causa C- 119/04, la Corte di Giustizia CE ha
accertato l’inadempimento dei suddetti obblighi – con riferimento alla
situazione esistente prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 2 del 2004 – per

di dare esecuzione a questa sentenza – e con riferimento alle Università

la mancata attuazione da parte dell’Italia dei provvedimenti richiesti dalla
esecuzione della pronuncia 26 giugno 2001, nel termine di due mesi
assegnato dal parere motivato della Commissione del 30 aprile 2003. Ha,
peraltro, escluso la permanenza del suddetto inadempimento, alla data
dell’esame dei fatti da parte della stessa Corte di Giustizia CE, nel quadro

è nuovamente intervenuto con la L. n. 240 del 2010, art. 26, comma 3,
norma di interpretazione autentica del citato D.L. n. 2 del 2004, art. 1,
comma 1, che ha così disposto: il D.L. 14 gennaio 2004, n. 2, art. 1, comma
1 convertito, con modificazioni, dalla L. 5 marzo 2004, n. 63, si interpreta
nel senso che, in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle
Comunità europee 26 giugno 2001, nella causa C-212/99, ai collaboratori
esperti linguistici, assunti dalle università interessate quali lettori di
madrelingua straniera, il trattamento economico corrispondente a quello del
ricercatore confermato a tempo definito, in misura proporzionata
all’impegno orario effettivamente assolto, deve essere attribuito con effetto
dalla data di prima assunzione quali lettori di madrelingua straniera a
norma del D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, art. 28 sino alla data di
instaurazione del nuovo rapporto quali collaboratori esperti linguistici, a
norma del D.L. 21 aprile 1995, n. 120, art. 4 convertito, con modificazioni,
dalla L. 21 giugno 1995, n. 236. A decorrere da quest’ultima data, a tutela
dei diritti maturati nel rapporto di lavoro precedente, i collaboratori esperti
linguistici hanno diritto a conservare, quale trattamento retributivo
individuale, l’importo corrispondente alla differenza tra l’ultima
retribuzione percepita come lettori di madrelingua straniera, computata
secondo i criteri dettati dal citato D.L. n. 2 del 2004, convertito, con
modificazioni, dalla L. n. 63 del 2004, e, ove inferiore, la retribuzione
complessiva loro spettante secondo le previsioni della contrattazione
collettiva di comparto e decentrata applicabile a norma del D.L. 21 aprile

-)-

normativo stabilito dal decreto n. 2 del 2004. Successivamente il legislatore

1995, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla L. 21 giugno 1995, n.
236. Sono estinti i giudizi in materia, in corso alla data di entrata in vigore
della presente legge. Con ordinanza n. 38 del 2012 la Corte costituzionale
ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità
costituzionale della L. n. 240 del 2010, art. 26, comma 3, ultimo periodo,

Cost..
Della più recente disposizione questa Corte deve fare ora applicazione,
dichiarando l’estinzione di questo giudizio di cassazione, con salvezza della
sentenza di merito resa dalla Corte di appello, come disposto dall’art. 310
c.p.c., comma 2. Dell’operatività del meccanismo di cui a tale ultima norma
generale non può, infatti, dubitarsi considerando che laddove il legislatore
ha inteso, con la pronuncia di estinzione, privare anche di effetto i
provvedimenti giudiziari non ancora passati in giudicato lo ha fatto
espressamente (si pensi, ad esempio, alla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma
183, ed alla L. n. 448 del 1998, art. 36, comma 5, nella parte in cui
prevedono l’estinzione d’ufficio, con compensazione delle spese, dei giudizi
pendenti alla data di entrata in vigore delle rispettive leggi e specificano
che restano privi di effetto i provvedimenti giudiziari non ancora passati
ingiudicato). Per ciò che attiene alla disposizione processuale di
estinzione, essa potrebbe generare dubbi di legittimità costituzionale o di
non conformità alle norme UE e CEDU, dubbi che avrebbero qui concreta
rilevanza nel caso in cui si risolvessero in un danno per alcuna delle parti,
costringendola a nuove iniziative processuali per la realizzazione dei suoi
diritti soggettivi (si richiama, sul punto, il principio elaborato dal giudice
delle leggi secondo il quale: “onde escludere che sia stato menomato il
diritto di azione, è necessario e sufficiente accertare, da parte di questa
Corte, che il nuovo assetto dato dal legislatore alla materia non si traduca in
una sostanziale vanificazione dei diritti azionati, ma attui una nuova

sollevata dal Tribunale di Torino in riferimento agli artt. 3, 24, 111 e 117

disciplina del rapporto, tale da far venire meno le basi del preesistente
contenzioso, in quanto realizza – nella misura e con le modalità ritenute dal
legislatore compatibili con i limiti, ragionevolmente apprezzati, consentiti
dalle circostanza e nelle quali esso si è trovato ad operare – le pretese fatte
valere dagli interessati” – Corte cost. sentenza n. 310 del 2000; cfr. anche

D’altra parte, a seguito dell’estinzione del giudizio, non rimangono
comunque travolte le statuizioni su aspetti della lite diversi da quelli il cui
esame è precluso dall’evento estintivo.
In osservanza di tali principi deve essere esaminato il ricorso incidentale
al fine di non vanificare i diritti azionati non considerati dalla norma
intervenuta, nel senso sopra indicato dalla Corte Costituzionale.
Tale ricorso è comunque infondato in quanto generico facendo unico
riferimento all’art. 36 della Costituzione e, comunque, considerando
circostanza non provate quale l’assimilazione delle mansioni del lettore a
quelle del personale docente con conseguente peggioramento
nell’inquadramento nella categoria del personale tecnico.
Stante l’estinzione ex lege del processo per la parte più rilevante della
domanda, sussistono giuste ragioni per compensare le spese di questo
giudizio.
P.Q.M.
La Corte di cassazione riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso incidentale e, per
il resto, dichiara estinto il giudizio;
Compensa fra le parti le spese del presente giudizio.
Così deciso i Roma il 19 novembre 2013.

sentenza n. 223 del 2001.

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