Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17753 del 25/08/2020

Cassazione civile sez. II, 25/08/2020, (ud. 30/01/2020, dep. 25/08/2020), n.17753

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20089-2019 proposto da:

H.A., rappresentato e difeso dall’avvocato CLEMENTINA DI

ROSA e domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 473/2019 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 03/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/01/2020 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

H.A., cittadino del Bangladesh, impugnava il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Salerno con il quale era stata rigettata la sua richiesta volta ad ottenere, in via principale, lo status di rifugiato, in subordine la protezione sussidiaria ed in ulteriore subordine il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. A sostegno dell’istanza il ricorrente deduceva di essere fuggito dal Bangladesh a causa dell’incendio della libreria che egli gestiva, occorso durante una manifestazione degli “aifisat islam”. Poichè il ricorrente aveva contratto un prestito per aprire il proprio esercizio commerciale, era stato costretto ad emigrare prima in Libia e poi in Italia per reperire i fondi necessari a far fronte a detto debito.

Si costituiva il Ministero resistendo al ricorso ed invocandone il rigetto.

Con ordinanza del 13.3.2018 il Tribunale di Salerno rigettava il ricorso, ritenendo insussistenti i requisiti previsti per il riconoscimento di una delle forme di tutela invocate dal ricorrente.

Interponeva appello lo H. e si costituiva il Ministero resistendo al gravame.

Con la sentenza oggi impugnata, n. 473/2019, la Corte di Appello di Salerno rigettava l’impugnazione.

Propone ricorso per la cassazione della decisione di rigetto H.A. affidandosi a quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno, intimato, non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,5,6,7,8 e 14 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 perchè la Corte di Appello avrebbe erroneamente denegato il riconoscimento dello status di rifugiato disapplicando il principio del cd. onere della prova attenuato e svalutando il senso delle sue dichiarazioni.

La censura è inammissibile in quanto non attinge in modo adeguato la valutazione di non adeguatezza della storia riferita dal richiedente, il quale -secondo quanto emerge dalla decisione impugnata- avrebbe narrato in sede di audizione dinanzi alla Commissione di aver lasciato il suo Paese per motivazioni economiche. Siddetta argomentazione avrebbe dovuto essere specificamente censurata dal ricorrente, che invece si limita a formulare una doglianza generica, che come tale va disattesa.

Con il terzo motivo, che per ragioni logiche va esaminato prima degli altri, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27 bis in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 perchè il Tribunale non avrebbe attivato le facoltà istruttorie ufficiose per ricostruire l’effettiva condizione esistente in Bangladesh. Ad avviso del ricorrente, il giudice di merito avrebbe dovuto fare riferimento alle Country of Origin Information (cd. C.O.I.) mentre nel caso specifico nessun approfondimento è stato condotto sul punto.

La censura è fondata.

Dalla lettura della sentenza impugnata risulta infatti che la Corte salernitana ha apprezzato la situazione interna del Bangladesh facendo riferimento alle risultanze del sito “Viaggiare sicuri” gestito dal Ministero degli Affari Esteri (cfr. pag.8 della sentenza). In argomento, questa Corte ha ritenuto insufficiente il solo riferimento alle risultanze del sito predetto, in quanto esso è destinato all’informazione turistica e quindi contiene informazioni rivolte all’utenza di coloro che intendono recarsi nel Paese oggetto di indagine, non idonee a descrivere l’effettiva condizione di vita dei cittadini del predetto Paese (Cass. Sez.6-1, Ordinanza n. 16202 del 24/09/2012, Rv. 623728). Al contrario, merita di essere ribadito il principio per cui il giudice di merito, nel fare riferimento alle cd. fonti privilegiate di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve indicare la fonte in concreto utilizzata nonchè il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità dell’informazione predetta rispetto alla situazione concreta dei Paese di provenienza del richiedente la protezione (su punto, Cass. Sez.1, Ordinanza n. 13449 del 17/05/2019, Rv.653887; conformi, Cass. Sez.1, Ordinanze n. 13450, n. 13451 e n. 13452, tutte del 17/05/2019, nonchè Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 11312 del 26.4.2019, non massimate).

Nel caso di specie, la decisione impugnata non soddisfa i suindicati requisiti, posto che essa non indica le fonti in concreto utilizzare dal giudice di merito, nè il contenuto delle notizie sulla condizione del Paese tratte da dette fonti, non consentendo in tal modo alla parte la duplice verifica della provenienza e della pertinenza dell’informazione, ma si limita a richiamare le non idonee risultanze del sito “Viaggiare Sicuri”.

Ne deriva l’accoglimento del motivo in esame, che comporta l’assorbimento del secondo e del quarto, la cassazione della decisione impugnata in relazione alla censura accolta ed il rinvio della causa alla Corte di Appello di Salerno, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

la Corte rigetta il primo motivo del ricorso, accoglie il terzo e dichiara assorbiti gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Salerno in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della seconda sezione civile, il 30 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 agosto 2020

 

 

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