Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1775 del 28/01/2014


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Civile Sent. Sez. L Num. 1775 Anno 2014
Presidente: LAMORGESE ANTONIO
Relatore: MAROTTA CATERINA

SENTENZA

sul ricorso 21003-2008 proposto da:
POSTE

ITALIANE

S.P.A.,

in persona

del

legale

rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA,
PIAZZA MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato
STUDIO TRIFIRO’ & PARTNERS, rappresentata e difesa
dall’avvocato TRIFIRO’ SALVATORE, giusta delega in
2013

atti,
– ricorrente –

3201
contro

DI STEFANO LUIGI MARIA C.F. DSTLMR81C15F205R, già
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LEONE IV 38,

Data pubblicazione: 28/01/2014

presso lo studio dell’avvocato CARUSO ANTONIO,
rappresentata

e

difesa

dall’avvocato

SIRACUSA

ANTONINO, giusta delega in atti e da ultimo
domiciliatokipresso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA
DI CASSAZIONE;

avverso la sentenza n. 794/2007 della CORTE D’APPELLO
di MILANO, depositata il 24/08/2007 r.g.n. 6/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 07/11/2013 dal Consigliere Dott. CATERINA
MAROTTA;
udito l’Avvocato GIVA LORENZO per delega TRIFIRO’
SALVATORE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PAOLA MASTROBERARDINO, che ha concluso
per l’accoglimento del primo e secondo motivo
assorbiti gli altri.

– controricorrente –

R. Gen. N. 21003/2008
Udienza 7/11/2013
Poste Italiane c/ Di Stefano
Luigi Maria

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza pubblicata il 24/8/2007 la Corte di appello di Milano rigettava il
gravame interposto contro la sentenza con cui il Tribunale della stessa sede,

tra Poste Italiane S.p.A. e Luigi Maria Di Stefano dal 19 novembre 2001 al 31
gennaio 2002 ffier esigenze organizzative, anche di carattere straordinario
conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più funzionale
riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni
tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione e o sperimentazione di nuove
tecnologie, prodotti o servizi nonché all’attuazione delle previsioni di cui agli accordi
del 17, 18 e 23 ottobre, 11 dicembre 2001), aveva dichiarato la sussistenza di un
rapporto di lavoro a tempo indeterminato fra le parti, condannando la società a
riassumere il lavoratore ed a pagargli le retribuzioni maturate dal 20/1/2004.
Rilevava la Corte territoriale che il contratto di lavoro a tempo determinato in esame
era stato stipulato dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 368 del 2001 con
il quale erano stati liberalizzati i motivi che consentivano di apporre un termine al
contratto e tuttavia rilevava la necessità della reale ed oggettiva esistenza di
specifiche esigenze temporanee per la legittimità di tale apposizione. Osservava che,
nella specie, il difetto del collegamento causale e del limite temporale entro il quale
doveva avvenire il processo di ristrutturazione rendeva nulla l’apposizione del
termine evidenziando che negli accordi richiamati non era indicato un ben preciso
arco temporale di durata di tali processi di ristrutturazione nell’ambito del quale
.■■••

sarebbe stato possibile effettuare assunzioni a termine nella percentuale indicata.

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dichiarata l’illegittimità del termine finale apposto al contratto stipulato

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Udienza 7/11/2013
Poste Italiane c/ Di Stefano
Luigi Maria

Per la cassazione di tale sentenza ricorre Poste Italiane S.p.A. affidandosi a
quattro motivi.
Resiste con controricorso Luigi Maria Di Stefano.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo Poste Italiane denuncia: “Omessa, insufficiente
motivazione, (art. 360, n. 5, cod. proc. civ.)”. Censura la sentenza in quanto non ha
fornito una motivazione in ordine alla ritenuta nullità del termine limitandosi ad
affermare il difetto del collegamento causale e del limite temporale. Osserva che
soltanto con riferimento al limite temporale la Corte ha spiegato che negli accordi
sindacali non era indicato un ben preciso arco temporale di durata dei processi di
ristrutturazione, ma nulla ha motivato con riferimento al collegamento causale.
2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia: “Violazione e falsa applicazione
dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 368 del 2001 (art. 360, n. 3, cod. proc. civ.)”.
Censura la sentenza nella parte in cui, sul presupposto che negli accordi richiamati in
contratto non fosse indicato un ben preciso arco di durata temporale del processo di
ristrutturazione, ha ritenuto nella sostanza priva di specificità la causale ivi riportata.
Rileva che, a fronte della disposizione di cui all’art. I del d.lgs. n. 368 del 2001, la
causale indicata in contratto andava ritenuta sufficientemente specifica poiché aveva
precisato le ragioni giustificative dell’apposizione del termine in modo
circostanziato, facendo riferimento ai processi riorganizzativi in corso, riportati nella
lettera di assunzione. Rileva che la disposizione citata non prevede che le ragioni di
carattere tecnico, produttivo o organizzativo debbano avere un termine di durata ben
preciso o addirittura predeterminato. Evidenzia che la temporaneità di tali esigenze

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Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 cod. proc. civ..

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Udienza 7/11/2013
Poste Italiane ci Di Stefano
Luigi Maria

deve sussistere al momento della stipula anche se il datore di lavoro non sia in grado
di sapere la data esatta in cui l’esigenza temporanea terminerà.
3. Con il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 2697

insufficiente motivazione, (art 360, n. 3 e 5, cod. proc. civ.). Censura la sentenza
nella parte in cui ha ritenuto che vi sarebbe difetto di collegamento causale
omettendo di considerare che la società aveva dedotto che l’assunzione in questione
rientrava tra quelle a termine per far fronte alle esigenze aziendali e comunque
errando nel valutare tutte le prove sia documentali che testimoniali offerte dalla
società nel giudizio di primo grado. Rileva che le richieste istruttorie erano state
reiterate in sede di appello.
4. Con il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli
1206, 1207, 1217, 1219, 2094, 2099, 2697 cod. civ., nonché dell’articolo 18 della
legge n. 300 del 1970 (art. 360, n. 3, cod. proc. civ.). Lamenta, in particolare, la non
corretta applicazione dei principi in tema di corrispettività delle prestazioni e
l’erronea individuazione di un atto idoneo a determinare la mora accipiendi.
5. I primi tre motivi, da trattarsi congiuntamente in ragione della intrinseca
connessione, sono infondati.
6. Va innanzitutto rilevato che non è posta dalla società ricorrente alcuna
questione circa la riconducibilità del contratto a termine per cui è causa all’art. 25 del
c.c.n.l. dell’Il gennaio del 2001. Tale disposizione pattizia è solo indicata nella parte
del ricorso in cui è riprodotto il contenuto della lettera di assunzione del De Stefano
ma in relazione ad essa non è formulata alcuna doglianza.

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cod. civ. e degli articoli 115 e 116 codice procedura civile. Omessa, contraddittoria e

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Poste Italiane c/ Di Stefano
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7. Ciò precisato, va rilevato che, pur se fondatamente la società si duole della
ritenuta mancanza di specificità del contratto a termine (dovendosi ritenere, da un
punto di vista formale, sufficiente ad assicurare la trasparenza e veridicità delle

riferimento ad altri testi scritti accessibili alle parti e così, come nella specie, delle
previsioni di cui agli accordi del 17, 18 e 23 ottobre, 11 dicembre 2001 – si veda
quanto riportato nella sentenza impugnata circa le ragioni dell’assunzione di cui al
contratto del 19 novembre 2001, non oggetto di specifica doglianza -), la società non
ha idoneamente contrastato l’ulteriore ratio decidendi della Corte milanese secondo
la quale non vi sarebbe stato, in concreto, alcun collegamento causale tra
l’assunzione del lavoratore e le concrete esigenze della società.
Dunque, se è vero che la specificazione delle ragioni appositive del termine, di
cui è onerato il datore di lavoro, può risultare anche indirettamente dal contratto di
lavoro e per relationem da altri testi scritti accessibili alle parti cui nel contratto
stesso si faccia riferimento, deve osservarsi che, essendo l’onere della prova a carico
del datore di lavoro (cfr. Cass. 1 febbraio 2010, n. 2279), nel caso in esame non
risulta che tale onere sia stato soddisfatto.
Il ricorso è carente laddove la società pretende di far derivare dal contenuto degli
indicati accordi anche l’esistenza di detto collegamento senza, però, precisare, in
concreto, la portata ed i termini delle determinazioni pattizie. Se è vero, infatti, che la
sussistenza di una esigenza temporanea necessitante l’assunzione a termine deve
essere verificata al momento della stipula del contratto, nella specie, è del tutto
mancata la dimostrazione che tale esigenza potesse ricavarsi dagli accordi citati in
contratto. Questi ultimi, infatti, non sono stati depositati in giudizio ovvero riprodotti

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ragioni giustificatrici, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto, il

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Poste Italiane c/ Di Stefano
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nel ricorso per cassazione, quantomeno nelle parti rilevanti ai fini del rispetto del
principio di autosufficienza.
Non si evince, pertanto, a quale preventiva valutazione delle parti contrattuali

Del pari carenti sono le doglianze riferite alla omessa valutazione di tutte le prove
– documentali e testimoniali – offerte dalla società in primo grado volte a dimostrare
l’effettiva sussistenza dei processi riorganizzativi in atto al momento dell’assunzione
a termine.
Al riguardo la ricorrente sostiene che sia stata immotivatamente disattesa una
richiesta di prova volta a dimostrare la sussistenza del suddetto collegamento causale
con l’assunzione del Di Stefano. Il rilievo è tuttavia privo di indicazioni idonee ad
inferirne la decisività.
8. Il quarto motivo è inammissibile.
Il quesito (“Se per il principio di corrispettività della prestazione, il lavoratore – a
seguito dell’accertamento giudiziale dell’illegittimità del contratto a termine stipulato
abbia diritto al pagamento delle retribuzioni soltanto dalla data di riammissione in
servizio”) risulta, infatti, del tutto generico e non pertinente rispetto alla fattispecie,
in quanto si risolve nella enunciazione in astratto delle regole vigenti nella materia,
senza enucleare il momento di conflitto rispetto ad esse del concreto accertamento
operato dai giudici di merito (in tal senso, tra le altre, Cass. 4 gennaio 2011, n. 80). In
base alla giurisprudenza consolidata di questa Corte, il quesito di diritto, richiesto a
pena di inammissibilità del relativo motivo, deve infatti essere formulato in maniera
specifica e deve essere chiaramente riferibile alla fattispecie dedotta in giudizio (v.

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fosse da ricollegare l’esigenza posta a base dell’assunzione temporanea.

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Udienza 7/11/2013
Poste italiane c/ Di Stefano
Luigi Maria

ad es. Cass. S.U. 5 gennaio 2007 n. 36), dovendosi pertanto ritenere come inesistente
un quesito generico e non pertinente.
Peraltro neppure può ignorarsi che nella fattispecie anche la illustrazione del

doglianza della mancata verifica da parte della Corte territoriale sul punto, senza che
la ricorrente indichi se e in che modo il punto stesso sia stato oggetto di specifico
motivo di appello da parte della società (cfr. Cass. 15 febbraio 2003, n. 2331, Cass.
10 luglio 2001, n. 9336).
9. Così risultato inammissibile il quarto motivo, riguardante le conseguenze
economiche della nullità del termine, neppure potrebbe incidere in qualche modo nel
presente giudizio lo ius superveniens, rappresentato dall’art. 32, commi 5°, 6° e 7°
della legge 4 novembre 2010 n. 183, in vigore dal 24 novembre 2010.
Al riguardo, infatti, come questa Corte ha più volte affermato, in via di principio,
costituisce condizione necessaria per poter applicare nel giudizio di legittimità lo ius

superveniens che abbia introdotto, con efficacia retroattiva, una nuova disciplina del
rapporto controverso, il fatto che quest’ultima sia in qualche modo pertinente rispetto
alle questioni oggetto di censura nel ricorso, in ragione della natura del controllo di
legittimità, il cui perimetro è limitato dagli specifici motivi di ricorso (cfr. Cass. 8
maggio 2006, n. 10547, Cass. 27 febbraio 2004, n. 4070).
In tale contesto, è altresì necessario che il motivo di ricorso che investe, anche
indirettamente, il tema coinvolto dalla disciplina sopravvenuta, oltre ad essere
sussistente, sia altresì ammissibile secondo la disciplina sua propria (v. fra le altre
Cass. 4 gennaio 2011 n. 80, cit.).
10. Il ricorso va, pertanto, respinto.

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motivo risulta del tutto generica e priva di autosufficienza in quanto si incentra sulla

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Luigi Maria

11. La regolamentazione delle spese processuali segue la soccombenza.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento, in favore

100,00 per esborsi ed euro 3.500,00 per compensi, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 7 novembre 2013.

di Luigi Maria Di Stefano, delle spese del presente giudizio, che liquida in euro

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