Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17749 del 29/07/2010

Cassazione civile sez. lav., 29/07/2010, (ud. 17/06/2010, dep. 29/07/2010), n.17749

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. DI CERBO Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso

lo studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la rappresenta e difende,

giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4309/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 07/09/2005 R.G.N. 1612/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/06/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO DI CERBO;

udito l’Avvocato MICELI MARIO per delega FIORILLO LUIGI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FEDELI Massimo che ha concluso per inammissibilità del ricorso.

La Corte:

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. la Corte d’appello di Roma ha confermato la sentenza di prime cure che aveva dichiarato l’illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro con decorrenza 5 agosto 1998 stipulato da Poste Italiane s.p.a. con M.A.;

2. per la cassazione di tale sentenza Poste Italiane s.p.a. ha proposto ricorso; il lavoratore è rimasto intimato;

3. come si evince dalla sentenza impugnata i M. è stato assunto con contratto a termine con decorrenza 5 agosto 1998; il suddetto contratto è stato stipulato per sostituire una dipendente in maternità (circostanza che la sentenza impugnata afferma essere documentalmente provata);

4. la Corte territoriale, premesso che il suddetto contratto era sottoposto alla disciplina prevista dalla L. n. 230 del 1962, art. 1, lett. b), attribuiva rilievo decisivo, tra l’altro, al fatto che non erano stati specificamente indicati nè il nominativo della lavoratrice sostituita nè la causale della sostituzione; in ogni caso era stata omessa ogni indicazione relativa al collegamento causale tra la carenza, sia pure temporanea, concernente il settore interessato all’assunzione a termine de qua e l’assunzione stessa;

5. il ricorso, articolato su quattro motivi, denuncia violazione della L. n. 230 del 1962, della L. n. 56 del 1987, art. 23, degli artt. 1362 e segg. cod. civ.;

tutti i motivi sono peraltro inconferente in quanto fanno riferimento a fattispecie diverse da quella oggetto del giudizio (contratto stipulato per sostituire una dipendente in maternità) e, conseguentemente, a rationes decidenti diverse da quella posta a base della decisione accolta nella sentenza impugnata;

in particolare, il primo e il secondo motivo fanno riferimento alle ipotesi di contratto stipulato ai sensi dell’art. 23 sopra citato, che troverebbe quindi la sua giustificazione nella previsione di una apposita disciplina collettiva e, in particolare, nell’accordo integrativo del 25 settembre 1997 che prevede, quale ipotesi legittimante la stipulazione di contratti a termine, la presenza di esigenze eccezionali, conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi e in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane;

il terzo ed il quarto motivo riguardano la diversa fattispecie, disciplinata dall’art. 8 del c.c.n.l. 26 novembre 1994 che, sempre nell’ambito della previsione della citata L. n. 56 del 1987, art. 23, prevede il contratto di lavoro a termine stipulato per la necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno-settembre in sostanza, poichè le censure del ricorso non contengono alcun riferimento al problema della legittimità, o meno, di un contratto a termine stipulato per sostituire una lavoratrice in maternità, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

6. nulla deve essere stabilito in tema di spese del giudizio di cassazione, atteso il mancato svolgimento di attività processuale da parte del M. rimasto intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2010

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