Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17747 del 29/08/2011

Cassazione civile sez. lav., 29/08/2011, (ud. 16/06/2011, dep. 29/08/2011), n.17747

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 20359/2007 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso

lo studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, rappresentata e difesa

dall’Avvocato CARRIERI Mario, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.D.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3757/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/07/2006 R.G.N. 6184/05;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

16/06/2011 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;

udito l’Avvocato BUTTAFOCO ANNA per delega CARRIERI MARIO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza depositata il 17 luglio 2006, la Corte d’appello di Roma, accoglieva il gravame proposto dal M., dichiarando la nullità della clausola appositiva del termine al contratto di lavoro stipulato con la società Poste Italiane il 6 giugno 2000 ex art. 8 del c.c.n.l. 1994 e successive integrazioni; l’esistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato da tale data.

Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione la società Poste Italiane, affidato a tre motivi, poi illustrati con memoria.

Il M. è rimasto intimato.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

E’ stata autorizzata la motivazione semplificata della presente sentenza.

1. -Con il primo e secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 56 del 1987, art. 23 e art. 1362 c.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio, lamentando che la corte territoriale non aveva correttamente valutato che le parti sociali, a seguito dell’ampia delega loro conferita dall’art. 23 L. cit., erano libere di prevedere nuove e diverse ipotesi di assunzione a termine rispetto a quelle previste dalla L. n. 230 del 1962, e non potevano ritenersi soggette ad alcun limite temporale sino all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 368 del 2001, e relativa norma transitoria.

Ad illustrazione dei motivi formulava il prescritto quesito di diritto.

I motivi sono infondati.

La sentenza impugnata, infatti, non ha ritenuto le pattuizioni collettive, in tema di individuazione di nuove ipotesi di contratto a tempo determinato L. n. 56 del 1987, ex art. 23, soggette ai requisiti di cui alla L. n. 230 del 1962, art. 1, ma solo che esse avessero inteso prevedere un limite temporale alle specifiche esigenze organizzative legittimanti le assunzioni a termine di cui al c.c.n.l. 26 novembre 1994 e successivi accordi integrativi.

L’assunto è pienamente conforme al consolidato orientamento di questa Corte (ex plurimis, Cass. 9 giugno 2006 n. 13458, Cass. 20 gennaio 2006 n. 1074, Cass. 3 febbraio 2006 n. 2345, Cass. 2 marzo 2006 n. 4603), conseguendone l’illegittimità dei contratti a termine stipulati, per la causale in questione e come nel caso oggetto del presente giudizio, oltre il 30 aprile 1998.

2. -Con il terzo motivo la ricorrente denuncia omessa motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ravvisato nella mancata valutazione, ai fini del riconosciuto risarcimento del danno, della possibilità che il dipendente avesse espletato attività retribuita presso terzi una volta cessato di fatto il rapporto con la società Poste Italiane.

Il motivo è inconferente, non avendo la corte di merito condannato la ricorrente al risarcimento di alcun danno.

Per tale ragione è inammissibile anche la richiesta, contenuta nella memoria ex art. 378 c.p.c., di applicazione in materia dello ius superueniens costituito dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5, 6 e 7, essendo il perimetro del controllo di legittimità limitato dagli specifici motivi di ricorso (cfr. Cass. 8 maggio 2006 n. 10547, Cass. 27 febbraio 2004 n. 4070).

3. – Il ricorso deve essere pertanto respinto. Nulla per le spese, essendo il M. rimasto intimato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 agosto 2011

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