Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17744 del 25/08/2020

Cassazione civile sez. II, 25/08/2020, (ud. 15/01/2020, dep. 25/08/2020), n.17744

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20337/2019 proposto da:

N.E.A., elettivamente domiciliato in Roma,

Circonvallazione Clodia 88, presso lo studio dell’avvocato Giovanni

Arilli, rappresentato e difeso dall’avvocato Carla Pennetta;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), rappresentato e difeso

dall’avvocatura Generale dello Stato con sede in Roma, Via Dei

Portoghesi 12;

– resistente –

avverso la sentenza n. 858/2018 della Corte d’appello di Perugia,

depositata il 14/12/2018;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/01/2020 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– il presente giudizio di legittimità trae origine dal ricorso proposto da N.E.A., cittadino (OMISSIS), avverso la sentenza della Corte d’appello di Perugia che decide sul gravame proposto nei confronti dell’ordinanza ex art. 702 bis c.p.c., con cui il Tribunale di Perugia ha rigettato la richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, quella di protezione sussidiaria e quella di protezione umanitaria;

– la corte territoriale ha confermato il provvedimento appellato argomentando l’infondatezza del gravame in ragione della contraddittorietà e genericità del racconto del richiedente che ha giustificato il mancato rientro nel Ghana in considerazione della sua omosessualità che lo esporrebbe a persecuzione;

– la corte territoriale ha poi ritenuto infondata la domanda di protezione umanitaria stante l’insussistenza di una particolare situazione di pericolo e di instabilità politica;

-la cassazione della sentenza d’appello è chiesta sulla base di quattro motivi;

– il Ministero resiste con atto di costituzione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, nonchè della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, del Protocollo relativo allo status dei rifugiati e della direttiva 2004/83/CE ora 2011/95/UE nonchè della direttiva 2005/85/CE per non avere la corte territoriale proceduto all’integrazione officiosa della prova circa i fatti descritti dal richiedente;

– con il secondo motivo si denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio, oggetto di discussione fra le parti per avere la corte territoriale omesso ogni indagine circa la ragione della persecuzione denunciata dal ricorrente;

– i primi due motivi possono essere esaminati congiuntamente perchè riguardanti entrambi i poteri del giudice nella delibazione della richiesta di protezione e sono fondati;

– in tema di accertamento del diritto ad ottenere una misura di protezione internazionale, il giudice non può formare il proprio convincimento esclusivamente sulla base della credibilità soggettiva del richiedente e sull’adempimento dell’onere di provare la sussistenza del “fumus persecutionis” a suo danno nel paese d’origine (anche nel quadro normativo, applicabile “ratione temporis” vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3), essendo, invece, tenuto a verificare la condizione di persecuzione di opinioni, abitudini, pratiche sulla base di informazioni esterne e oggettive relative alla situazione reale del paese di provenienza, mentre solo la riferibilità specifica al richiedente del “fumus persecutionis” può essere fondata anche su elementi di valutazione personale quali, tra i quali, la credibilità delle dichiarazioni dell’interessato (Sez. 1, Sentenza n. 26056 del 23/12/2010, Rv. 615675;

– ciò posto nel caso di specie, la corte di merito ha erroneamente esaminato la domanda di protezione sotto l’ottica prevalente della credibilità soggettiva del richiedente, astenendosi dall’acquisire anche in via officiosa complete informazioni e di valutare complessivamente la situazione reale del Ghana in attuazione dei doveri imposti dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, emanato in attuazione della direttiva 2005/85/CE, norma alla stregua della quale ciascuna domanda deve essere esaminata alla luce di informazioni aggiornate sulla situazione del paese di origine del richiedente asilo, informazioni che la Commissione Nazionale fornisce agli organi giurisdizionali chiamati a pronunciarsi su impugnazioni di decisioni negative;

– si tratta di obblighi sanciti anche dalle Sezioni Unite di questa Corte, che hanno statuito che, in tale materia, anche il giudice deve svolgere un ruolo attivo nella istruzione della domanda di protezione internazionale, del tutto prescindendo dal principio dispositivo proprio del giudizio civile e dalle relative preclusioni, e di contro fondandolo sulla possibilità di acquisizione officiosa di informazioni e documentazione necessarie (in tal senso S.U. n. 27310 del 2008);

– con il terzo motivo si denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per avere la corte territoriale respinto la domanda di concessione di permesso di soggiorno per motivi umanitari giustificando il diniego sulla scorta della non credibilità oggettiva e soggettiva delle dichiarazioni rese, senza considerare la serietà e gravità delle circostanza dedotte dal richiedente;

– con il quarto motivo si denuncia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza del procedimento per violazione dell’art. 112 c.p.c., in ragione dell’omessa pronuncia su un motivo di gravame non avendo la pronuncia esaminato la domanda tesa al riconoscimento del diritto di asilo, avanzata in via subordinata dal ricorrente e costituente esplicito motivo di gravame del provvedimento di primo grado che nulla aveva stabilito in proposito;

– ritiene il collegio che l’accoglimento dei primi due motivi di ricorso, con conseguente cassazione del provvedimento impugnato e rinvio alla Corte d’appello di Perugia, in diversa composizione, per quanto di competenza alla luce dei principi di diritto sopra richiamati, sia assorbente rispetto alla disamina del terzo e quarto motivo, atteso che la richiesta di protezione umanitaria – cui essi si riferiscono – è stata formulata subordinatamente a quella di status di rifugiato ovvero di protezione sussidiaria (cfr. Cass. 28663/2013);

– la Corte d’appello di Perugia deciderà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo, assorbiti gli altri; cassa il provvedimento impugnato e rinvia alla Corte d’appello di Perugia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 15 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 agosto 2020

 

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