Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17739 del 18/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 18/07/2017, (ud. 20/04/2017, dep.18/07/2017),  n. 17739

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18860/2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO MARESCA,

che la rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

B.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 6621/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 26/07/2010 R.G.N. 4764/2008.

Fatto

RILEVATO

1. Con la sentenza del 10.7.2014 la Corte di appello di Roma rigettava l’appello proposto da Poste Italiane avverso la sentenza del Tribunale di Roma che aveva dichiarato l’illegittimità dell’apposizione del termine apposto al contratto stipulato tra B.M. e Poste Italiane dal 19.7.2002 al 30 settembre 2002 e condannato le Poste a versare le retribuzioni non percepite dalla messa in mora della società. La Corte territoriale rilevava, in sintesi, l’illegittimità della clausola di apposizione del termine al detto contratto stipulato con l’appellata in quanto il contratto aveva richiamato una serie di Accordi di riorganizzazione aziendale ma da parte delle Poste non era stata offerta la prova che l’assunzione della lavoratrice fosse avvenuta in relazione ai detti processi riorganizzativi o alle altre causali dedotte. La prova richiesta era del tutto generica non consentendo di accertare il nesso tra la concreta assunzione e le complesse vicende riorganizzative (o di ordine sostitutivo per le ferie dei dipendenti a tempo pieno) delle Poste con riferimento all’Ufficio ove la lavoratrice era stata impiegata.

2. Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la società Poste Italiane con quattro motivi corredati da memoria; la parte intimata è rimasta tale.

Diritto

CONSIDERATO

3. che con il primo motivo si allega la contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: non si era ammessa la prova circa lo svolgimento da parte della B. di attività lavorativa presso terzi prima di promuovere la controversia;

4. che il motivo appare infondato posto che parte ricorrente non dimostra di avere impugnato sul punto la sentenza di primo grado che aveva già escluso che il rapporto si fosse sciolto per mutuo consenso (la sentenza di primo grado è stata confermata) non essendo sufficiente la mera riproposizione di istanze istruttorie già formulate e non ammesse in primo grado. Inoltre non viene spiegata la decisività della prova non ammessa posto che certamente l’avere la B. svolto attività lavorativa prima di promuovere la presente controversia non dimostra lo scioglimento del rapporto per mutuo consenso.

5. che il secondo motivo si allega la violazione e falsa applicazione dell’art. 1372 c.c., comma 1: il rapporto si era sciolto per mutuo consenso.

6. che il motivo appare infondato in virtù di considerazioni già espresse da questa Corte, con le quali si è rilevato nel senso che “nel giudizio instaurato ai fini del riconoscimento della sussistenza di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, sul presupposto dell’illegittima apposizione al contratto di un termine finale ormai scaduto, affinchè possa configurarsi una risoluzione del rapporto per mutuo consenso, è necessario che sia accertata – sulla base del lasso di tempo trascorso dopo la conclusione dell’ultimo contratto a termine, nonchè del comportamento tenuto dalle parti e di eventuali circostanze significative – una chiara e certa comune volontà delle parti medesime di porre definitivamente fine ad ogni rapporto lavorativo e che la valutazione del significato e della portata del complesso di tali elementi di fatto compete al giudice di merito, le cui conclusioni non sono censurabili in sede di legittimità se non sussistono vizi logici o errori di diritto” (v. Cass. 10-11-2008 n. 26935, Cass. 28-9-2007 n. 20390, Cass. 17-12-2004 n. 23554, Cass. 11/12/2001 n. 15621). Tale principio va enunciato anche in questa sede, rilevando, inoltre che, come pure è stato precisato, “grava sul datore di lavoro, che eccepisca la risoluzione per mutuo consenso, l’onere di provare le circostanze dalle quali possa ricavarsi la volontà chiara e certa delle parti di volere porre definitivamente fine ad ogni rapporto di lavoro” (v. Cass. 2-12-2002 n. 17070). Nella specie la Corte d’Appello ha accertato l’insufficienza di elementi in base ai quale ritenere che il rapporto si fosse sciolto per mutuo consenso al di fuori del mero decorso del termine come tale insufficiente: la motivazione è coerente con la giurisprudenza di questa Corte.

7. che con il terzo motivo si deduce la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs n. 368 del 2001, artt. 1 e 2, del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 4, comma 2, art. 12preleggi, artt. 1362 c.c. e segg. e dell’art. 1325 c.c.. La sussistenza delle ragioni, tecniche, organizzative produttive o sostitutive di cui al Decreto n. 368 del 2001 potevano essere ricostruire indirettamente in base all’indicazione nel contratto degli Accordi che disciplinano i processi di ristrutturazione aziendale delle Poste.

8. che il motivo appare infondato. Va premesso che il contratto è stato stipulato “ai sensi della vigente normativa, per esigenze tecniche, organizzative produttive anche di carattere straordinario conseguenti a processo di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione di nuove tecnologie, prodotti o servizi nonchè all’attuazione delle previsioni di cui agli accordi del 17, 18 e 23 ottobre, 11.12.2001 e 11 gennaio 2002, 13 febbraio e 17 aprile 2002 e congiuntamente alla necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie contrattualmente dovute a tutto il personale nel periodo estivo”. Ora la giurisprudenza di questa Corte ha ritenuto necessario in fattispecie del tutto analoghe in cui è applicabile il Decreto n. 368 del 2011, che – di fronte ad una complessa enunciazione delle ragioni adottate a legittimazione dell’apposizione del termine – l’esame del giudice di merito deve estendersi a tutti gli elementi di specificazione emergenti dal contratto allo scopo di acclararne l’effettiva sussistenza, ivi ricomprendendo l’analisi degli accordi collettivi indicati al contratto (v. Cass. 2279/ 2010; Cass. n. 8296/2012). La sentenza impugnata tuttavia non ha violato tale orientamento del Giudice di legittimità procedendo ad una valutazione di merito di detti Accordi e delle prove e delle allegazioni offerte dalle Poste circa il fatto che effettivamente l’assunzione dell’intimata fosse avvenuta per sopperire alle esigenze di ordine produttivo e organizzativo indicate negli Accordi. La Corte di appello ha verificato nel merito che tali Accordi e le prove offerte dalle Poste non comprovano il nesso tra le esigenze degli accordi (o le esigenze dedotte di ordine sostitutivo), l’assunzione della lavoratrice e l’attività svolta da quest’ultima nell’Ufficio ove ha operato.

9. che con il quarto motivo si allega la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 5, dell’art. 12 disp. att. c.c., artt. 1362 c.c. e segg. e dell’art. 1419 c.c.. Era evidente la volontà delle parti di instaurare un contratto a tempo indeterminato.

10) che anche tale motivo appare infondato. Il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, anche anteriormente alla modifica introdotta dalla L. n. 247 del 2007, art. 39, ha confermato il principio generale secondo cui il rapporto di lavoro subordinato è normalmente a tempo indeterminato, costituendo l’apposizione del termine un’ipotesi derogatoria pur nel sistema, del tutto nuovo, della previsione di una clausola generale legittimante l’apposizione del termine “per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”. Pertanto, in caso di insussistenza delle ragioni giustificative del termine, e pur in assenza di una norma che sanzioni espressamente la mancanza delle dette ragioni, in base ai principi generali in materia di nullità parziale del contratto e di eterointegrazione della disciplina contrattuale, nonchè alla stregua dell’interpretazione dello stesso art. 1 citato nel quadro delineato dalla direttiva comunitaria 1999/70/CE (recepita con il richiamato decreto), e nel sistema generale dei profili sanzionatori nel rapporto di lavoro subordinato, tracciato dalla Corte Cost. n. 210 del 1992 e n. 283 del 2005, all’illegittimità del termine ed alla nullità della clausola di apposizione dello stesso consegue l’invalidità parziale relativa alla sola clausola e l’instaurarsi di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (cfr. Cass. 21.5.2008 n. 12985).

11. Infine, osserva il Collegio, che la società ricorrente, invoca, in via subordinata, l’applicazione dello ius superveniens, rappresentato dalla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32, commi 5, 6 e 7, in vigore dal 24 novembre 2010. Tale richiesta va accolta alla luce dell’orientamento di questa Corte: Cassazione Sez. Un. n. 21691/2016; Cassazione n. 5226/2017; va anche ricordato che l’art, 32 è stato approvato nel momento in cui era ancora pendente il termine per il ricorso in Cassazione.

12. Pertanto va accolto il ricorso limitatamente all’applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32, rigettato nel resto; va cassata la sentenza impugnata in relazione al profilo accolto con rinvio alla Corte di appello di Roma, anche per le spese in diversa composizione.

PQM

 

Accoglie il ricorso limitatamente all’applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32 e rigetta nel resto. Cassa la sentenza impugnata in relazione al profilo accolto e rinvia alla Corte di appello di Roma, anche per le spese, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 18 luglio 2017

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