Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1773 del 27/01/2020

Cassazione civile sez. I, 27/01/2020, (ud. 21/11/2019, dep. 27/01/2020), n.1773

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 35726/2018 proposto da:

D.T., elettivamente domiciliato in Roma, presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avv. Roberto

Ricciardi giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n.

12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 871/2018 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 14/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/11/2019 dal cons. Dott. PAZZI ALBERTO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di Salerno, con ordinanza in data 6 agosto 2017, respingeva il ricorso proposto da D.T., cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla competente Commissione territoriale al fine di domandare il riconoscimento dello status di rifugiato politico, del diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 14 e ss. o alla protezione umanitaria previsto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6;

2. la Corte d’appello di Salerno, a seguito dell’impugnazione presentata dal richiedente asilo: i) riteneva che la inverosimiglianza del racconto offerto impedisse di per sè il riconoscimento dello status di rifugiato; ii) osservava che il (OMISSIS) non era interessato da un grado di violenza indiscriminata tale da configurare uno stato di guerra o di assoluto disordine sociale, dovendosi di conseguenza escludere il ricorrere dei presupposti per la concessione della protezione sussidiaria; iii) reputava di dover disattendere anche la richiesta di concessione di permesso di soggiorno per motivi umanitari, poichè la contraddittorietà del racconto del ricorrente e le informazioni disponibili in ordine alle condizioni in cui versava il suo paese di origine non dimostravano che il rimpatrio avrebbe provocato un’effettiva condizione di pericolo ovvero la violazione di norme di principio della Costituzione italiana; iv) rigettava, di conseguenza, con sentenza del 14 giugno 2018, l’appello presentato dal migrante;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso D.T. prospettando tre motivi di doglianza;

l’amministrazione intimata si è costituita al di fuori dei termini di cui all’art. 370 c.p.c. al fine della partecipazione all’eventuale udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4.1 il primo motivo di ricorso, sotto la rubrica “violazione e falsa applicazione di legge, in relazione all’art. 10 Cost., comma 3, art. 3 Direttiva 2011/95/UE nonchè, in subordine, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6”, assume che l’art. 10 Cost., comma 3, permette di individuare, accanto alla figura del rifugiato e del soggetto destinatario di protezione sussidiaria, un’ipotesi di trattamento più favorevole dello straniero, riconoscibile in favore di chi sia impedito nell’esercizio delle proprie libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana o si trovi in pericolo di danno alla vita e all’integrità fisica per catastrofi naturali o eventi eccezionali; nel caso di specie tale diritto sarebbe stato misconosciuto dalla Corte di merito, con valutazioni contrarie a quanto ritenuto da alcuni giudici di merito, benchè, al di là di un formale ritorno alla normalità, pochi fossero i diritti civili riconosciuti in (OMISSIS);

4.2 secondo la giurisprudenza di questa Corte i “seri motivi” di carattere umanitario oppure risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano richiamati dall’art. 5, comma 6 T.U.I al ricorrere dei quali lo straniero risulta titolare di un diritto soggettivo al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (Cass., Sez. U., 19393/2009 e Cass., Sez. U., 5059/2017) non sono stati tipizzati o predeterminati, neppure in via esemplificativa, dal legislatore, cosicchè costituiscono un catalogo aperto (Cass. 26566/2013), pur essendo tutti accomunati dal fine di tutelare situazioni di vulnerabilità attuali o accertate, con giudizio prognostico, come conseguenza discendente dal rimpatrio dello straniero, in presenza di un’esigenza qualificabile come umanitaria, cioè concernente diritti umani fondamentali protetti a livello costituzionale e internazionale (cfr. Cass., Sez. U., 19393/2009, par. 3);

nel caso di specie la Corte d’appello ha ritenuto che il richiedente asilo non fosse meritevole della forma di protezione in questione, tanto perchè la mancata verosimiglianza delle allegazioni addotte a suffragio della richiesta di riconoscimento della protezione umanitaria vanificava la relativa richiesta, quanto perchè la situazione della zona di rimpatrio non consentiva di ravvisare ragioni di carattere umanitario tali da consentire il riconoscimento della forma di protezione residuale in questione;

a fronte di questo accertamento, che rientra nel giudizio di fatto demandato al giudice di merito, il mezzo si limita a deduzioni astratte e di principio, che non muovono alcuna critica agli argomenti fondanti la decisione impugnata e intendono valorizzare circostanze, quali la lesione dei diritti civili in (OMISSIS), di cui non è noto neppure se e come fossero state portate all’attenzione del giudice di merito;

la critica si rivela perciò inammissibile, non solo perchè prospetta questioni comportanti accertamenti in fatto delle quali non vi è cenno nella sentenza impugnata senza allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito e indicare, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, in quale specifico atto del giudizio precedente una simile allegazione fosse avvenuta, ma anche perchè intende nella sostanza proporre una diversa lettura dei fatti di causa, traducendosi in un’inammissibile richiesta di rivisitazione del merito (Cass. 8758/2017);

5.1 il secondo motivo di ricorso, sotto la rubrica “omesso esame di circostanze decisive (art. 360 c.p.c., n. 5) e violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 (art. 360 c.p.c., n. 3) e violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 4 in relazione agli artt. 6 e 9, lett. b), direttiva 2011/95/UE”, assume che la Corte d’appello non avrebbe minimamente preso in esame le deduzioni del ricorrente, limitandosi a motivare il diniego di protezione internazionale in base a circostanze incontroverse ma non rilevanti ai fini del decidere; oltre a ciò la corte distrettuale non avrebbe tenuto in considerazione gli atti di persecuzione posti in essere ai danni del ricorrente in Libia ad opera di soggetti presumibilmente operanti al di fuori del controllo statuale, in una situazione in cui le autorità legali o de facto non potevano e non intendevano offrire protezione;

5.2 il motivo è inammissibile;

5.2.1 il primo profilo di doglianza, espressamente ricondotto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) laddove lamenta la mancata considerazione da parte del provvedimento impugnato delle deduzioni del ricorrente, non individua in alcun modo i fatti storici che la Corte di merito avrebbe omesso di esaminare nè tanto meno indica il dato, testuale o extratestuale, da cui gli stessi risultavano esistenti nonchè il come e il quando tali fatti siano stati oggetto di discussione processuale tra le parti;

il motivo, così formulato, risulta perciò inammissibile, in ragione della totale genericità del suo contenuto e per difetto di autosufficienza, non soddisfacendo l’obbligo previsto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, di indicare specificamente gli atti processuali e i documenti su cui lo stesso è fondato;

5.2.2 la censura relativa agli atti di persecuzione subiti in Libia attiene invece a una questione – comportante accertamenti in fatto – che non è stata affrontata nella sentenza impugnata;

il ricorrente era quindi tenuto a chiarire in via preliminare, pena l’inammissibilità della censura per novità della questione, se la stessa fosse stata effettivamente e tempestivamente devoluta alla cognizione del giudice del gravame (Cass. 6089/2018, Cass. 23675/2013);

6.1 il terzo motivo di ricorso, sotto la rubrica “violazione falsa applicazione di legge, in relazione all’art. 2729 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)”, assume che il giudice di merito avrebbe erroneamente presunto che le discriminazioni sarebbero imposte dal gruppo etnico più numeroso ai danni delle minoranze, traendone indebitamente la convinzione che il membro di etnia maggioritaria non possa per definizione essere oggetto di critiche discriminatorie;

6.2 la Corte di merito non ha svolto alcun ragionamento presuntivo nei termini riportati ai fini di escludere condotte discriminatorie in danno dell’appellante;

la critica risulta così inammissibile, essendo priva dei caratteri di riferibilità alla decisione impugnata (Cass. 6587/2017, Cass. 13066/2007);

7. in forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;

la costituzione dell’amministrazione intimata al di fuori dei termini previsti dall’art. 370 c.p.c. ed al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione, non celebrata, esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 21 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2020

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