Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17713 del 18/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 18/07/2017, (ud. 06/06/2017, dep.18/07/2017),  n. 17713

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – rel. Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso 17212/2016 proposto da:

COMUNE DI CERIGNOLA, in persona del Sindaco, legale rappresentante

pro tempore, M.F., difeso dagli avv.ti Roberto Dè

Robertis, Angela Paradiso e Giuliana Nitti e domiciliato in ROMA,

VIA COSSERIA n. 2, presso lo studio del Dott. P.A.;

– ricorrente –

contro

ASIA S.p.a. in liquidazione, in persona del liquidatore e legale

rappresentante pro tempore, Pa.Ma., elettivamente

domiciliata in TEVEROLA (CE) via Roma n. 52, presso lo studio

dell’avv. Nicola Simonelli, che la rappresenta e difende.

– resistente –

per il regolamento di competenza avverso il provvedimento del

TRIBUNALE di FOGGIA del 9.06.2016, comunicato il 17.06.2016.

Letta la requisitoria depositata dal procuratore Dott.ssa RITA

SANLORENZO;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/06/2017 dal Presidente Dott. CURZIO PIETRO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. Il Comune di Cerignola affidò in appalto il servizio di smaltimento dei rifiuti alla società per azioni ASIA, posta in liquidazione in data 14 settembre 2009.

2. I dipendenti dell’appaltatrice, dopo aver inutilmente chiesto alla società il pagamento del TFR, si sono rivolti al Comune committente, il quale ha provveduto al pagamento in loro favore della somma di 1.060.312,26 Euro, ritenendo applicabile il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29.

3. Il Comune ha poi convenuto in giudizio la società dinanzi al giudice del lavoro del Tribunale di Foggia per ottenere il rimborso delle somme corrisposte ai dipendenti della società.

4. La società si è costituita, eccependo l’incompetenza funzionale del giudice del lavoro e l’infondatezza della domanda. Ha inoltre proposto una riconvenzionale per l’importo di 1.745.648,75 Euro.

5. Il Giudice del lavoro, con ordinanza comunicata alle parti il 17 giugno 2016, ha escluso che la causa rientri nell’ambito dell’art. 409 c.p.c., ed ha disposto la rimessione degli atti al Presidente del Tribunale per l’assegnazione alla sezione civile ordinaria.

6. Contro questo provvedimento il Comune di Cerignola ha proposto ricorso per regolamento di competenza.

7. Asia S.p.a. si è difesa con una memoria.

8. Il Procuratore generale ha depositato osservazioni scritte, concludendo per l’inammissibilità del ricorso.

9. Il Comune ha depositato una memoria per la camera di consiglio, eccependo la tardività della memoria di controparte, anche ai fini della liquidazione delle spese del regolamento.

10. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. Per giurisprudenza consolidata, contro i provvedimenti con i quali, come nel caso in esame, il giudice del lavoro di un Tribunale, ritenendo insussistenti gli estremi di cui all’art. 409 c.p.c., abbia rimesso gli atti al Presidente del Tribunale per l’assegnazione alla sezione civile ordinaria, non e ammissibile il regolamento di competenza.

2. Quando si parla, in senso tecnico, di competenza, si fa riferimento a rapporti tra diversi uffici giudiziari, dovendosi in questo senso intendere il termine “giudice” adoperato dal legislatore. I rapporti tra le varie sezioni e i diversi magistrati di un medesimo Tribunale, salvo specifiche eccezioni, non attengono alla competenza, ma alla distribuzione delle cause all’interno dell’ufficio ed eventualmente, come nel caso delle controversie di cui all’art. 409 c.p.c., al rito da applicare.

3. In questa ottica, la distribuzione delle cause all’interno del medesimo Tribunale tra giudici delle sezioni civili ordinarie e della sezione lavoro non rientra tra le questioni di competenza.

4. Non ponendosi una questione di competenza, none azionabile il rimedio del regolamento di competenza. Il ricorso proposto e quindi inammissibile.

5. La giurisprudenza sul punto è costante. Cfr. da ultimo, per una sintesi degli argomenti e per l’indicazione dei precedenti, Cass., 11436 del 2017.

6. Essendo il ricorso inammissibile, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Assegna alle parti il termine di 30 giorni dalla comunicazione del presente provvedimento per la riassunzione. Il giudice che definirà la controversia si pronuncerà anche sulle spese del regolamento.

Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 6 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 18 luglio 2017

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