Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17704 del 29/08/2011

Cassazione civile sez. II, 29/08/2011, (ud. 25/05/2011, dep. 29/08/2011), n.17704

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ODDO Massimo – Presidente –

Dott. BUCCIANTE Ettore – rel. Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10556/2005 proposto da:

P.P. (OMISSIS), nella qualità di procuratore di

N.M. E N.D., domiciliato ex lege in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato DE FELICE Arturo;

– ricorrente –

contro

C.A., + ALTRI OMESSI

;

– intimati –

sul ricorso 11014/2005 proposto da:

G.A. (OMISSIS) fu P., + ALTRI OMESSI

tutti eredi diretti e indiretti di C.

A. deceduta ((OMISSIS)) già parte in causa nel giudizio di

appello, domiciliati ex lege in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE

DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato CLEMENTE

Giovanni;

– controricorrenti ricorrenti incidentali –

contro

P.P., S.B., S.A., P.

A.;

– intimato –

sul ricorso 11457/2005 proposto da:

COMUNE COLLIANO (OMISSIS) in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR 10, presso lo studio

dell’avvocato ANGELINI MASSIMO, rappresentato e difeso dall’avvocato

GRISI GERARDO;

– controricorrente ricorrente incidentale –

contro

P.P., S.B., S.A., P.

A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 21/2005 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 11/01/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/05/2011 dal Consigliere Dott. ETTORE BUCCIANTE;

udito l’Avvocato GRISI Gerardo, difensore del Comune resistente che

si è riportato agli atti;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale e degli incidentali.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 17 giugno 1993 P.P., quale procuratore di N.M. e di N.D., citò davanti al Tribunale di Salerno G.O., G.M., G.G., G.P. e il Comune di Colliano, chiedendo: che fosse accertata la qualità delle proprie rappresentate di proprietarie di un fondo in località (OMISSIS); che fosse dichiarata la nullità di un rogito del 27 maggio 1981, con cui il primo convenuto aveva donato agli altri tre la nuda proprietà dell’immobile; che tutti costoro fossero condannati al rilascio del bene e G.O. anche al risarcimento dei danni per i frutti indebitamente percepiti, nonchè, in solido con il Comune di Colliano, al pagamento della somma di L. 80.000.000, che aveva ricevuto dall’ente come indennità di espropriazione di una porzione del terreno; che il Comune di Colliano fosse condannato a pagare alle attrici ulteriori L. 87.000.000, pari alla restante parte dell’indennità ancora dovuta. I convenuti si costituirono in giudizio, contestando la fondatezza delle domande rispettivamente proposte nei loro confronti. Intervenne nel processo S.P., chiedendo di essere dichiarato proprietario, per intervenuta usucapione, del fondo oggetto della causa.

Il processo fu dichiarato interrotto due volte, in seguito ai decessi di G.O. e di S.P..

Nel presupposto che l’atto di riassunzione non fosse stato notificato agli eredi di G.O., con sentenza del 15 giugno 2000 il Tribunale dichiarò estinto il processo.

Impugnata in via principale da P.P., in via incidentale da C.A., G.G., G.M., V. G., G.D. e G.A., questi ultimi quali eredi di G.P., la decisione è stata riformata dalla Corte d’appello di Salerno, che con sentenza dell’11 gennaio 2005, previa esclusione della sussistenza della causa di estinzione del processo ravvisata dal primo giudice, ha rigettato sia le domande di rivendicazione e quelle accessorie proposte dalla parte attrice, sia la riconvenzionale di usucapione formulata dai G..

Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione, in base a due motivi, P.P. quale procuratore di N.M. e N.D.. G.G., G.M., V. G., G.D. e G.A., anche quali eredi di C.A., si sono costituiti con controricorso, formulando a loro volta due motivi di impugnazione in via incidentale. Anche il Comune di Colliano si è costituito con controricorso e ha proposto impugnazione incidentale, in base a due motivi. S.B., S.A. e P.A. non hanno svolto attività difensive nel giudizio di legittimità. Il Comune di Colliano ha presentato una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

In quanto proposte contro la stessa sentenza, le tre impugnazioni vengono preliminarmente riunite in un solo processo, in applicazione dell’art. 335 c.p.c..

Tra le censure rivolte dalle parti alla sentenza impugnata deve essere presa in esame prioritariamente, dato il suo carattere pregiudiziale ed assorbente, quella formulata con il primo motivo del ricorso incidentale di G.G., G.M., V. G., G.D. e G.A., i quali lamentano che erroneamente la Corte d’appello ha escluso l’avvenuta estinzione del processo di primo grado, che era stata dichiarata dal Tribunale:

estinzione derivante dalla irregolarità della notificazione dell’atto di riassunzione, effettuata collettivamente e impersonalmente agli eredi di G.O., quando già era trascorso più di un anno dal decesso del loro dante causa.

La doglianza va disattesa.

Sul punto la Corte d’appello ha ritenuto che “l’atto riassuntivo, notificato nei termini ad uno solo dei contraddittori di un giudizio plurilaterale, nell’ipotesi di litisconsorzio necessario esplica efficacia nei confronti di tutti i soggetti e non produce l’estinzione del giudizio” e che “nella specie, peraltro, non vi era la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti degli eredi di G.O., in quanto erano già costituiti in giudizio e l’atto di riassunzione era stato notificato mediante consegna ai rispettivi procuratori”.

Così decidendo, il giudice di secondo grado si è uniformato, pur senza richiamarla, alla giurisprudenza di legittimità in materia, dalla quale non si ravvisano ragioni per discostarsi (nè del resto i ricorrenti ne hanno prospettata alcuna, essendosi limitati a negare perentoriamente l’esattezza della conclusione cui è pervenuto il giudice a quo): v., tra le altre, Cass. 28 novembre 2008 n. 28409, 31 gennaio 2011 n. 2207, secondo cui la tempestiva riassunzione della causa nei confronti anche di uno soltanto dei litisconsorti necessari impedisce comunque l’estinzione del processo e comporta semmai la necessità dell’integrazione del contraddittorio relativamente agli altri; Cass. 4 febbraio 2003 n. 1613, 23 maggio 2008 n. 13411, secondo cui tale integrazione non è necessaria con riguardo agli eredi del defunto come tali, se già erano costituiti in giudizio in proprio, perchè essi ricevono comunque notizia della volontà della controparte di dare ulteriore corso al giudizio nei termini in cui era stato inizialmente promosso, nè il cumulo delle qualità di cui ognuno è rivestito esclude il suo carattere di parte sostanzialmente unitaria.

Con il primo motivo del ricorso principale P.P. sostiene che la Corte d’appello, anzichè provvedere nel merito, avrebbe dovuto rimettere le parti davanti al Tribunale, a norma dell’art. 354 c.p.c..

L’assunto non è fondato, poichè la disposizione citata dal ricorrente testualmente limita il proprio ambito di applicazione all’ipotesi in cui il giudice di primo grado abbia dichiarato l’estinzione del processo nelle forme previste dall’art. 308 c.p.c., invece che con sentenza resa ai sensi dell’art. 307 c.p.c., previa acquisizione della causa in decisione nei modi stabiliti dall’art. 189 c.p.c., come è avvenuto nella specie: in tal caso il giudice di appello, se ritiene erronea la pronuncia, deve trattenere la causa e decidere nel merito (v. Cass. 29 maggio 2008 n. 14343).

Con il secondo motivo di ricorso P.P. si duole del rigetto della propria domanda di rivendicazione, sostenendo di aver dato adeguata prova della qualità delle sue rappresentate di proprietarie del fondo oggetto della causa.

La censura va disattesa, per la preminente ragione della mancanza di autosufficienza da cui è affetta: oltre alla vaga menzione di un “atto di successione del 1931 del sig. G.G. a favore della signora S.M.” (persone a proposito delle quali non viene in alcun modo spiegata l’implicita affermazione della loro qualità di danti causa di N.M. e N.D.), il ricorrente non ha neppure indicato il contenuto nè di questo documento nè degli altri, che la Corte d’appello ha esaminato e ha ritenuto inidonei a dimostrare la fondatezza della pretesa della parte attrice. E’ pertanto mancata, da parte di P.P., la dimostrazione di un qualche acquisto sia pure derivativo, che potesse esimerlo – come si sostiene nel ricorso – dal fornire la probatio diabolica della proprietà dell’immobile in questione. Nè quindi è pertinente il richiamo alla giurisprudenza invocata dal ricorrente, la quale richiede comunque – anche nel caso in cui il convenuto in rivendicazione opponga di aver usucapito il bene – sia che l’attore dia la prova di un proprio titolo di acquisto, sia che l’altra parte non contesti la sua provenienza da un precedente titolare (v., oltre al precedente citato nel ricorso principale, da ultimo, Cass. 22 settembre 2010 n. 20037). Con il secondo motivo del loro ricorso G.G., G.M., V.G., G. D. e G.A. deducono innanzitutto il vizio di extrapetizione da cui sostengono essere affetta la sentenza impugnata, per aver pronunciato (rigettandola) sulla domanda riconvenzionale di usucapione, anche se con l’appello incidentale essa era stata riproposta soltanto in via subordinata e quindi non avrebbe dovuto essere esaminata ove fosse stata respinta – come in effetti è avvenuto – la domanda di rivendicazione proposta da P.P..

La censura è infondata poichè dagli atti di causa – che questa Corte può direttamente prendere in esame, stante la natura di error in procedendo del vizio denunciato – risulta che C.A., G.G., G.M., V.G., G. D. e G.A., avevano condizionato il loro gravame incidentale, con il quale avevano riproposto la domanda riconvenzionale di usucapione, al “caso di accoglimento, anche parziale, dell’appello principale, e di esame della controversia nel merito”: il che appunto si era verificato, sicchè correttamente il giudice di secondo grado ha provveduto anche sulla domanda suddetta.

Con lo stesso motivo di ricorso viene contestata la qualifica di “detentori”, data nel dispositivo della sentenza impugnata ai G..

Anche questa ulteriore doglianza va disattesa, poichè si risolve nell’assiomatica negazione, in nessun modo specificamente argomentata, di quanto la Corte d’appello ha rilevato circa l’assenza dell’acquisizione e della deduzione di prove idonee a dimostrare il possesso ad usucapionem che i convenuti avevano sostenuto di aver esercitato, a suffragio della loro domanda riconvenzionale.

Con il primo motivo del ricorso incidentale proposto dal Comune di Colliano viene ribadito quanto avevano sostenuto G.G., G.M., V.G., G.D. e G. A. con il primo motivo della loro impugnazione, a proposito dell’avvenuta estinzione del giudizio di primo grado.

Oltre che infondata, per le ragioni prima esposte, la censura è inammissibile, trattandosi di questione che soltanto gli eredi di G.O. erano legittimati a sollevare (cfr., tra le altre, Cass. 4 gennaio 2011 n. 100).

Con secondo motivo del suo ricorso il Comune di Colliano sostiene che legittimamente la prima rata dell’indennità relativa all’avvenuta espropriazione per pubblica utilità del fondo in questione è stata versata a G.O., in quanto intestatario catastale dell’immobile.

Anche questa deduzione è inammissibile, poichè attiene a un tema su cui il Tribunale non aveva pronunciato e che non aveva poi formato oggetto di appello da parte del Comune.

Debbono pertanto essere rigettati il ricorso principale e il primo ricorso incidentale, proposto da G.G., G.M., V.G., G.D. e G.A., mentre va dichiarato inammissibile in secondo, proposto dal Comune di Colliano.

Le spese del giudizio di cassazione vengono compensate tra le parti, stante la reciproca loro soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta i ricorsi n. 10556/2005 e 11014/2005 e dichiara inammissibile il ricorso n. 11457/2005; compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 agosto 2011

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