Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17699 del 28/07/2010

Cassazione civile sez. I, 28/07/2010, (ud. 16/02/2010, dep. 28/07/2010), n.17669

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PROTO Vincenzo – Presidente –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.T.E.A. S.P.A. (C.F. (OMISSIS)), gia’ I.T.E.A. – Istituto

Trentino per l’Edilizia Abitativa, in persona del Presidente pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PACUVIO 34, presso

l’avvocato ROMANELLI GUIDO, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato STENICO LORENZO, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO CALLEGARI COMM. GIUSEPPE BRUNO S.P.A. (C.F.

(OMISSIS)), in persona del Curatore Dott. T.P.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 8, presso

l’avvocato CRISCI FRANCESCO, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato FRANCESCATO ELISABETTA, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1332/2004 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 09/08/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/02/2010 dal Consigliere Dott. SALVATORE DI PALMA;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato G. ROMANELLI che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito, per il controricorrente, l’Avvocato F. CRISCI che ha chiesto

il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto, che ha concluso per l’inammissibilita’, in subordine

rigetto con correzione della sentenza impugnata.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con citazione del 3 febbraio 1995, il Fallimento della s.p.a.

Callegari comm. Giuseppe Bruno – dichiarato dal Tribunale di Bassano del Grappa in data 30 novembre 1994 – espose, tra l’altro, che: a) la Societa’ fallita – la quale aveva stipulato con l’I.T.E.A. (Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa) contratto di appalto per la costruzione del (OMISSIS) lotto dell’ospedale di (OMISSIS) – aveva subappaltato alcuni lavori alla s.r.l. CEAF, a favore della quale, nel corso dell’anno 1994, aveva effettuato pagamenti a mezzo di assegni circolari per circa L. 1.350.000.000; b) la stessa Societa’ fallita aveva inoltre effettuato ulteriori pagamenti a favore della USL Est di (OMISSIS) ed ancora alla s.r.l. CEAF, mediante cessione di crediti, cedendole, in particolare, un credito da essa vantato verso l’I.T.E.A., pari a L. 124.000.000, con atto pubblico del 27 settembre 1994.

Tanto esposto, il Fallimento convenne dinanzi al Tribunale di Bassano del Grappa la USL Est di (OMISSIS), la s.r.l. CEAF e l’I.T.E.A., per sentir revocare detti pagamenti e cessione di crediti, ai sensi della L. Fall., art. 67, commi 1 e 2, e chiedendo in particolare, nei confronti dell’I.T.E.A., che, quanto alla predetta cessione di credito di L. 124.000.000, la stessa fosse dichiarata tenuta al pagamento della stessa somma unicamente a favore del Fallimento.

Costituitosi, l’I.T.E.A. – premesso che esso non aveva ancora pagato alcuna somma alla s.r.l. CEAF, e che, essendo a sua volta creditore versa la Societa’ fallita per la somma di L. 423.479.843, aveva effettuato la compensazione con la somma di L. 124.000.000 e si era insinuato al passivo fallimentare per la minor somma di L. 312.496.848 – chiese che, stante l’avvenuta compensazione, la domanda del Fallimento nei suoi confronti fosse dichiarata inammissibile, per l’estinzione del debito conseguente alla predetta cessione di credito.

In contraddittorio con tutte le parti convenute, il Tribunale di Bassano del Grappa, con la sentenza n. 333/99 del 4 ottobre 1999, tra l’altro, revoco’ l’atto di cessione di crediti di L. 124.000.000 alla s.r.l. CEAF – vantato dalla Societa’ fallita verso l’I.T.E.A. -;

dichiaro’ l’I.T.E.A. tenuta al pagamento di tale somma esclusivamente al Fallimento; riservo’ l’esame e la definizione delle questioni sollevate dall’I.T.E.A. al giudizio di accertamento dello stato passivo da parte del giudice fallimentare.

2. – Avverso tale sentenza proposero appello, dinanzi alla Corte d’Appello di Venezia, sia la s.r.l. CEAF sia l’I.T.E.A..

La Corte adita, con la sentenza n. 1332/2004 del 9 agosto 2004, rigetto’ entrambi gli appelli.

In particolare, per quanto riguarda l’appello proposto dall’I.T.E.A. – con il quale questo lamentava che i Giudici di primo grado non avessero dichiarato inammissibile la domanda del Fallimento nei suoi confronti, in ragione del fatto che il credito ceduto era stata compensato con il maggior credito dalla stessa I.T.E.A. vantato nei confronti della Societa’ fallita, con conseguente estinzione del corrispondente debito di L. 124.000.000 – la Corte ha motivato come segue: “… correttamente il Tribunale ha rilevato che al momento in cui I.T.E.A. aveva preteso di operare la compensazione, all’epoca cioe’ dell’ammissione del suo (maggior) credito al passivo, non e’erano le condizioni per la compensazione, perche’ la societa’ fallita non era piu’ titolare del credito, avendolo ceduto a CEAF e non essendo stata la cessione ancora revocata. La formula che accompagnava l’ammissione del credito, per cosi’ dire autoridotto, di CEAF al passivo (“con riserva di revocatoria dell’operata compensazione”) e’ formula non felice per scarsa chiarezza.

Verosimilmente sta per una “riserva di revocatoria della cessione del credito, in virtu’ del quale I.T.E.A. ha operato la compensazione”.

In ogni caso – ed e’ questo il solo aspetto che qui rileva – tale formula, proprio per la riserva che introduce, esclude che il G.D. abbia inteso dar corso ad un accertamento definitivo di avvenuta estinzione del debito per cui e’ causa per compensazione. Resta pertanto affidata agli organi fallimentari nell’ambito della procedura di ammissione al passivo … la delibazione dell’ammissibilita’ della compensazione tra il debito di I.T.E.A. verso il Fallimento Callegari, conseguente all’inefficacia del negozio di cessione sancita nel presente giudizio, e il credito vantato da I.T.E.A. nei confronti del medesimo Fallimento. Nel merito resta confermata la sentenza del Tribunale che ha dichiarato ITEA tenuta al pagamento della somma di cui alla cessione di credito esclusivamente nei confronti del Fallimento Callegari”.

3. – Avverso tale sentenza l’I.T.E.A. (Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa) ha proposto ricorso per cassazione, deducendo cinque motivi di censura, illustrati con memorie.

Resiste, con controricorso, il Fallimento della s.p.a. Callegari comm. Giuseppe Bruno.

4. – Unitamente alla seconda memoria, il difensore dell’I.T.E.A. ha depositato nota in data 9 gennaio 2007 del presidente dello stesso Istituto, indirizzata al predetto difensore, con la quale si fa presente: “In attuazione del disposto della L.P. 7 novembre 2005, n. 15, art. 7 l’I.T.E.A. si e’ trasformata in societa’ per azioni con effetto dal 2 gennaio 2007 ed ha quindi modificato la sua ragione sociale in I.T.E.A. S.p.a., mantenendo ferme tutte le precedenti obbligazioni verso terzi, tanto dal lato attivo quanto dal lato passivo, senza necessita’ dell’espletamento di alcun incombente da parte di terzi. Di tale trasformazione dovra’ essere dato atto nelle cause di cui in oggetto tra le quali quella oggetto del presente ricorso, chiedendo che le emanande sentenze siano pronunciate nei confronti dell’I.T.E.A. S.p.a.”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo (con cui deduce: “Violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 61, comma 1, n. 2; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”), il ricorrente critica la sentenza impugnata, sostenendo che l’efficacia della cessione di credito – atto certamente revocabile ai sensi della L. Fall., art. 67, comma 1, n. 2, – presuppone non solo la perfezione dell’atto, ma anche la sua esecuzione che nella specie, com’e’ pacifico, non v’e’ stata, non avendo l’I.T.E.A. eseguito alcun pagamento nei confronti della CEAF, ed inoltre che l’onere della prova dell’avvenuto pagamento e del quantum della prestazione incombe sul Fallimento che agisce in revocatoria.

Con il secondo motivo (con cui deduce: “Violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 81; violazione e/o falsa applicazione della L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 340 allegato F in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”), il ricorrente critica la sentenza impugnata, sostenendo che – siccome il consiglio di amministrazione dell’I.T.E.A., con provvedimento n. 263 del 16 novembre 1994 notificato alla Societa’ fallita in data 23 novembre 1994, anteriore alla dichiarazione di fallimento, ha deciso di rescindere il contratto d’appalto stipulato con la Societa’ fallita – si applica la L. Fall., art. 81, comma 3, con conseguente scioglimento dello stesso contratto.

Con il terzo motivo (con cui deduce: “Violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., artt. da 93 a 98; violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 91; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”), il ricorrente critica la sentenza impugnata, sostenendo che i Giudici a quibus hanno violato, in particolare, la L. Fall., art. 97, perche’ hanno negato efficacia esecutiva al decreto del Giudice delegato in data 22 novembre 1995, che aveva ammesso al passivo il credito dell’I.T.E.A. gia’ depurato del debito compensato, con conseguente rischio di pagamento dello stesso debito per la seconda volta.

Con il quarto motivo (con cui deduce: “Violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 91 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza di appello impugnata in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”), il ricorrente critica la sentenza impugnata, anche sotto il profilo della sua motivazione, sostenendo che la interpretazione corretta della formula utilizzata dal Giudice delegato e’ nel senso che l’ammissione al passivo del credito dell’I.T.E.A. implica anche il riconoscimento della avvenuta compensazione.

Con il quinto motivo (con cui deduce: “Violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 61 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., art. 91 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), il ricorrente critica la sentenza impugnata, sostenendo che i Giudici dell’appello avrebbero equivocato la reale portata, da un lato, dell’atto introduttivo del giudizio promosso dal curatore per la revoca dell’atto di cessione del credito e, dall’altro, del decreto del Giudice delegato di ammissione con riserva del credito esposto dall’I.T.E.A..

2. – Preliminarmente – in riferimento alla nota dell’I.T.E.A. in data 9 gennaio 2007, prodotta dal difensore della ricorrente -, deve darsi atto che la L.P. Trento 7 novembre 2005, n. 15, art. 7, commi 1 e 2, (Disposizioni in materia di politica provinciale della casa e modificazioni della L.P. 13 novembre 1992, n. 21 – Disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa), dispongono:

“1. L’Istituto trentino per l’edilizia abitativa (ITEA), disciplinato dalla L.P. 13 novembre 1992, n. 21 (Disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa), e’ trasformato nell’Istituto trentino per l’edilizia abitativa – Societa’ per azioni (ITEA S.p.a.) e le relative azioni sono poste in capo alla provincia.

La trasformazione ha effetto dalla data di iscrizione di ITEA S.p.a.

nel registro delle imprese.

2. La giunta provinciale e’ autorizzata ad adottare l’atto costitutivo e lo statuto della societa’ e a procedere ad ogni altro adempimento necessario alla sua costituzione, nel rispetto della disciplina dettata dal Codice civile e dalle altre leggi vigenti in materia”.

Il fatto che detta trasformazione dell’Istituto ricorrente in societa’ per azioni sia stato imposto per legge provinciale – la quale, tuttavia, autorizza la Giunta provinciale “ad adottare l’atto costitutivo e lo statuto della societa’ e a procedere ad ogni altro adempimento necessario alla sua costituzione, nel rispetto della disciplina dettata dal Codice civile” – non osta all’applicazione del principio civilistico di continuita’ dei rapporti giuridici, di cui all’art. 2498 c.c., in caso di trasformazione di una societa’ da un tipo ad un altro previsto dalla legge, ancorche’ connotato di personalita’ giuridica, cio’ in quanto detta trasformazione, in forza del costante orientamento di questa Corte, non si traduce nell’estinzione di un soggetto e nella correlativa creazione di un nuovo soggetto in luogo di quello precedente, ma configura una vicenda meramente evolutiva e modificativa del medesimo soggetto, comportando, in particolare, soltanto una variazione di assetto e di struttura organizzativa, la quale non incide sui rapporti sostanziali e processuali facenti capo alla originaria organizzazione societaria (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 26826 del 2007 e 23019 del 2007).

Tanto premesso, puo’ accogliersi l’istanza di intestare la presente sentenza alla I.T.E.A. S.p.a., cosi’ trasformata nelle more del presente grado del giudizio.

3. – Il ricorso non merita accoglimento.

3.1. – La ratio decidendi della sentenza impugnata sta in cio’, che – a fronte dell’appello dall’I.T.E.A., con il quale questo lamentava che i Giudici di primo grado non avessero dichiarato inammissibile nei suoi confronti la domanda di revoca della cessione di credito effettuata dalla Societa’ fallita (appaltatrice) alla s.r.l. CEAF (subappaltatrice), in ragione del fatto che la somma oggetto della cessione era stata compensata con il maggior credito dalla stessa I.T.E.A. vantato nei confronti della Societa’ fallita, con conseguente estinzione del debito di L. 124.000.000 – la Corte, nel respingere l’appello dell’I.T.E.A., cioe’ nel confermare la revoca del detto atto di cessione di credito e l’obbligo della I.T.E.A di pagare esclusivamente al Fallimento tale somma, ha affermato che, “al momento in cui I.T.E.A. aveva preteso di operare la compensazione, all’epoca cioe’ dell’ammissione del suo (maggior) credito al passivo, non c’erano le condizioni per la compensazione, perche’ la societa’ fallita non era piu’ titolare del credito, avendolo ceduto a CEAF e non essendo stata la cessione ancora revocata”; che “La formula che accompagnava l’ammissione del credito, per cosi’ dire autoridotto, di CEAF al passivo (con riserva di revocatoria dell’operata compensazione) … sta per una riserva di revocatoria della cessione del credito, in virtu’ del quale I.T.E.A. ha operato la compensazione”; e che “In ogni caso – ed e’ questo il solo aspetto che qui rileva – tale formula, proprio per la riserva che introduce, esclude che il G.D. abbia inteso dar corso ad un accertamento definitivo di avvenuta estinzione del debito per cui e’ causa per compensazione”.

In altri e piu’ sintetici termini, la Corte ha confermato la reiezione della domanda della I.T.E.A., volta alla dichiarazione di inammissibilita’, nei suoi confronti, della revocatoria della cessione di credito, per intervenuta compensazione, e l’obbligo della stessa I.T.E.A di pagare esclusivamente al Fallimento la somma oggetto della cessione di credito, perche’ ha escluso l’esistenza sia delle condizioni per operare la compensazione nei rapporti obbligatori tra l’I.T.E.A. e la Societa’ fallita, sia di un accertamento definitivo, da parte del giudice delegato, di avvenuta estinzione del debito.

3.2. – Cio’ premesso, il primo motivo di censura e’ infondato.

Al riguardo, e’ sufficiente ribadire, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, che il contratto di cessione di credito ha natura consensuale e, percio’, il suo perfezionamento consegue al solo scambio del consenso tra cedente e cessionario, il quale attribuisce a quest’ultimo la veste di creditore esclusivo, unico legittimato a pretendere la prestazione – anche in via esecutiva -, anche se sia mancata la notificazione prevista dall’art. 1264 c.c., essendo questa necessaria al solo fine di escludere l’efficacia liberatoria del pagamento eventualmente effettuato in buona fede dal debitore ceduto al cedente anziche’ al cessionario (cfr., ex plurimis, la sentenza n. 23463 del 2009).

Il secondo motivo e’ palesemente inammissibile, sia perche’ la affermata intervenuta rescissione del contratto di appalto concluso tra la ricorrente e la Societa’ fallita e’ circostanza irrilevante, sia in ogni caso perche’ la censura pone una questione affatto nuova rispetto al thema decidendum oggetto del giudizio d’appello, tanto e’ vero che essa non e’ stata prospettata e, percio’, non e’ stata esaminata dai Giudici a quibus.

Anche il terzo, quarto e quinto motivo di censura i quali possono essere esaminati congiuntamente, avuto riguardo alla loro stretta connessione – sono palesemente inammissibili. Infatti, con essi, si censurano inammissibilmente l’interpretazione sia dell’atto introduttivo del presente giudizio promosso dal Fallimento, sia del decreto del Giudice delegato di ammissione al passivo del credito vantato dall’I.T.E.A. nei confronti della Societa’ fallita, nella parte in cui tale Giudice riserva l’eventuale promozione di azione revocatoria in ordine alla operata compensazione da parte della stessa I.T.E.A.; cio’, tenuto conto che i Giudici a quibus hanno interpretato entrambi detti atti con motivazione congrua e priva di errori logico – giuridici, sottolineando, da un lato, che l’azione promossa dal Fallimento era inequivocabilmente volta alla revoca (anche) dell’atto di cessione del credito e, dall’altro, che la formula della riserva utilizzata dal Giudice delegato non poteva avere altro ragionevole significato che quello di “riserva di revocatoria della cessione del credito, in virtu’ del quale I.T.E.A. ha operato la compensazione”.

4. – Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in complessivi Euro 5.200,00, ivi compresi Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2010

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