Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1769 del 24/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 24/01/2017, (ud. 24/11/2016, dep.24/01/2017),  n. 1769

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13400-2015 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente pro tempore, in proprio e quale procuratore speciale

della Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS (SCCI) Spa,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO rappresentato e difeso dagli

avvocati CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, ANTONINO SGROI giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 159/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO dEl

12/02/2015, depositata il 10/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

udito l’Avvocato Emanuele De Rose difensore del ricorrente che si

riporta agli scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio e non infirmata dalla memoria della parte ricorrente.

2. La Corte d’appello di Torino ha accolto l’impugnazione svolta dall’attuale parte intimata avverso la sentenza del giudice di primo grado che, istruita la causa con il solo interrogatorio libero, le aveva rigettato l’opposizione all’avviso di addebito per il pagamento dei contributi relativi alla disposta iscrizione alla gestione commercianti.

3. La Corte territoriale ha escluso la sussistenza delle condizioni per l’iscrizione di M.A., socio accomandatario della s.a.s. M.L. & figlio di M.A. e C., nella Gestione commercianti, sul presupposto clic la mera attività di riscossione dei canoni di locazione fosse inerente al godimento dei beni immobili e non configurasse svolgimento di attività commerciale.

4. Per la cassazione della sentenza propone ricorso l’Inps, anche quale mandatario della S.C.C.I., affidato ad un solo motivo.

5. L parte intimata non ha resistito.

6. Con unico motivo del ricorso l’Inps denunzia la violazione c/o falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1, della L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 1così come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, commi 203 e segg., della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2313, 2318 e 2697 cod. civ., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; contesta che l’attività svolta dalla parte intimata fosse esclusa da quelle per le quali è prevista l’iscrizione alla Gestione Commercianti assumendo, al contrario, che la stessa possedeva carattere commerciale, così come si evinceva dalla visura camerale della società, della quale la parte intimata era l’unico socio accomandatario; inoltre, quest’ultima aveva solo allegato, senza darne prova, circostanze idonee ad escludere la presunzione di svolgimento di attività imprenditoriale da parte di società non costituita come società semplice.

7. In sintesi, per l’INPS l’obbligo dell’iscrizione alla gestione commercianti per il socio accomandatario della s.a.s. sorge automaticamente in ragione della posizione rivestita all’interno della società, essendo l’accomandatario l’unico soggetto abilitato a compiere atti in nome della s.a.s..

8. Il ricorso è qualificabile come manifestamente infondato, tenuto conto della giurisprudenza di legittimità e dei principi affermati, da ultimo, dalle decisioni di questa Corte, sentenze nn. 17370 e 17643 del 2016, la cui motivazione si riproduce integralmente.

9. Invero, la difesa dell’istituto previdenziale pretende di desumere l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti da elementi di carattere meramente presuntivo, che non rilevano sul piano previdenziale e che non scalfiscono la validità della ratio decidendi, correttamente incentrata sulla rilevata insussistenza dello svolgimento di un’attività commerciale da parte dell’attuale intimato, il quale si limitava a riscuotere i canoni degli immobili locati, cioè a goderne i frutti.

10. In concreto, secondo il condiviso ragionamento dei giudici d’appello, si trattava di un’attività non finalizzata alla prestazione di servizi in favore di terzi, nè ad atti di compravendita o di costruzione, per cui la stessa non esorbitava da quella che era la semplice gestione degli immobili concessi in locazione.

11. Il presupposto per l’iscrizione alla gestione commercianti è lo svolgimento da parte dell’interessato di attività commerciale, che nella specie non risulta.

12. Quanto alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali e del terziario, la disciplina previgente è stata modificata dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 203 che così sostituisce la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1: “L’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla L. 22 luglio 1966, n. 613, e successive modificazioni ed integrazioni, sussiste per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate c/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita; b) abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito none richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonchè per i soci di società a responsabilità limitata; partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità prevalenza; d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni c/o siano iscritti in albi, registri e ruoli”.

13. Quindi il presupposto imprescindibile c che per l’iscrizione alla gestione commercianti vi sia un esercizio commerciale, la gestione dello stesso come titolare o come familiare coadiuvante o anche come socio di s.r.l. che abbia come oggetto un esercizio commerciale (v., in tal senso, Cass. sez. 6 – Lav., Ordinanza n. 3145 del 2013, richiamata da Cass. 17643/2016.

14. Il principio di diritto ripetutamente espresso nelle più recenti decisioni di questa Corte è dunque il seguente: “ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato la L. n. 160 del 1975, art. 29 e della L. n. 45 del 1986, art. 3, la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui prova è a carico dell’istituto assicuratore” (Cass. n. 3835/2016, in continuità con i principi affermati da Cass., SU, 3240/2010).

15. Quanto alla specifica attività di mera riscossione dei canoni di un immobile affittato, in continuità con la decisione richiamata nel paragrafo che precede, si è da ultimo precisato che: “l’attività di mera riscossione dei canoni di un immobile affittato non costituisce di norma attività d’impresa, indipendentemente dal fatto che ad esercitarla sia una società commerciale (Cass. ord. 11 febbraio 2013, n. 3145), salvo che si dia prova che costituisca attività commerciale di intermediazione immobiliare (Cass. 19 gennaio 2010, n. 845).

Ciò in quanto l’eventuale impiego dello schema societario per attività di mero godimento, in implicito contrasto con il disposto dell’art. 2248 c.c., non può trovare una sanzione indiretta nel riconoscimento di un obbligo contributivo di cui difettino i presupposti propri, per come sopra ricostruiti” (così Cass. nn. 17370, 17643, 23360, 23439 del 2016).

16. Nel ricorso all’esame vengono peraltro introdotti ulteriori elementi di critica avverso la sentenza impugnata, evocando circostanze di fatto che si assumono pacifiche tra le parti, oneri di allegazione e prova idonei a superare la presunzione legislativa che la società in oggetto svolgesse vera e propria attività commerciale, un preteso accordo simulatorio alla base del contratto societario (atto simulato) e relativi criteri di riparto degli oneri probatori che non si sono tradotti, rispettivamente, in puntuali mezzi d’impugnazione devoluti alla Corte di legittimità ovvero che non consentono di superare, quanto alle circostanze di fatto, profili di novità delle censure, puntualmente allegando l’avvenuta deduzione dinanzi al giudice di merito e la puntuale devoluzione al giudice del gravame.

17. In conclusione il ricorso va rigettato.

18. Non si provvede alla regolamentazione delle spese per non avere la parte intimata svolto attività difensiva.

19. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22033/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dichiara sussistenti presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2017

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