Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17686 del 28/07/2010

Cassazione civile sez. II, 28/07/2010, (ud. 20/05/2010, dep. 28/07/2010), n.17686

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 7757/2005 proposto da:

COGE SUD DELL’ING GIUSEPPE LUPICA SAS P.IVA (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 149, presso lo

studio dell’avvocato FIDENZIO SERGIO, rappresentato e difeso

dall’avvocato BARBATO Tommaso;

– ricorrente –

contro

OTIS SPA P.IVA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore G.D. elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA OSTRIANA 12, presso lo studio dell’avvocato DU BESSE’ Francesco,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ZANETTA ANDREA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1350/2004 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 10/09/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

20/05/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI;

udito l’Avvocato ZANETTA Andrea, difensore del resistente che ha

chiesto rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione del 26.5.95 la CO.GE. Sud snc proponeva opposizione al d.i. del Presidente del Tribunale di Novara per L. 26.635.507 in favore della Falconi CI. spa, già Selit spa, ora Otis spa per un impianto di ascensore in (OMISSIS).

Con sentenza 4.12.2001 il Giudice confermava il d.i..

Proponeva appello la CO.GE Sud, resisteva la Otis e la Corte di appello di Torino con sentenza 1350/04 respingeva l’appello e compensava le spese, osservando che la dichiarazione notarile attestante la quantificazione del credito, prova scritta ai fini del d.i., aveva nel giudizio di opposizione un valore indiziario nel complessivo quadro degli elementi di prova forniti dal creditore che aveva prodotto copia del contratto, lettera circa l’approntamento dei materiali, la risposta circa l’indisponibilità alla ricezione e l’ulteriore corrispondenza.

L’opposizione al d.i. era stringata e le ulteriori deduzioni tardive.

Ricorre la CO.GE Sud con tre motivi, resiste la OTIS.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo si denunziano vizi di motivazione avendo la sentenza, con grande superficialità omesso qualsiasi esame delle eccezioni proposte, soprattutto in ordine alla mancanza dei disegni.

Col secondo motivo si deduce violazione dell’art. 1353 c.c. e col terzo motivo si lamentano violazioni di norme di diritto.

E’ preliminare all’esame delle censure la considerazione che è devoluta al giudice del merito l’individuazione delle fonti de proprio convincimento, e pertanto anche la valutazione delle prove, il controllo della loro attendibilità e concludenza, la scelta, fra le risultanze istruttorie, di quelle ritenute idonee ad acclarare i fatti oggetto della controversia, privilegiando in via logica taluni mezzi di prova e disattendendone altri, in ragione del loro diverso spessore probatorio, con l’unico limite dell’adeguata e congrua motivazione del criterio adottato; conseguentemente, ai fini d’una corretta decisione, il giudice non è tenuto a valutare analiticamente tutte le risultanze processuali, nè a confutare singolarmente le argomentazioni prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente che egli, dopo averle vagliate nel loro complesso, indichi gli elementi sui quali intende fondare il suo convincimento e l’iter seguito nella valutazione degli stessi e per le proprie conclusioni, implicitamente disattendendo quelli logicamente incompatibili con la decisione adottata (Cass, 6 settembre 1995, n. 9384).

Pertanto, i vizi motivazionali in tema di valutazione delle risultanze istruttorie non sussistono se la valutazione delle prove è eseguita in senso difforme da quello preteso dalla parte, perchè proprio a norma dell’art. 116 c.p.c., rientra nel potere discrezionale del giudice di merito individuare le fonti del proprio convincimento, valutare all’uopo le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza e scegliere tra le varie risultanze istruttorie, quelle ritenute idonee e rilevanti.

Per costante insegnamento di questa Corte, in vero, il motivo di ricorso per cassazione con il quale alla sentenza impugnata venga mossa censura per vizi di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, dev’essere inteso a far valere, a pena d’inammissibilità ex art. 366 c.p.c., n. 4, in difetto di loro specifica indicazione, carenze o lacune nelle argomentazioni, ovvero illogicità nell’attribuire agli elementi di giudizio un significato fuori dal senso.

Ciò premesso, la prima censura è infondata, non sussistendo l’omesso esame denunziato, e trascura che la sentenza ha definito stringatissimo l’atto di opposizione e tardive le eccezioni proposte, statuizione non impugnata mentre le altre due sono solo genericamente enunciate e non argomentate, tentando nella sostanza un riesame del merito, non consentito in questa sede.

La sentenza impugnata, invero, alle pagine quattro, cinque e sei, ha ritenuto provato il credilo, riferendo del contratto tra le parti, della lettera della ditta fornitrice,che, coerentemente con le previsioni contrattuali, comunicava l’approntamento dei materiali, restando in attesa di istruzioni per la spedizione, della risposta della CO.GE. circa l’indisponibilità alla ricezione dell’impianto in quanto il cantiere, causa contenzioso in atto, era chiuso, senza invocare alcuna diversa ragione ricollegabile al comportamento della fornitrice ed, in particolare il mancato invio dei disegni.

L’atto di opposizione si limitava a contestare che il certificato notarile costituisse prova del credito ed affermava genericamente che la fornitura non era stata eseguita.

Solo in corso di causa si era eccepito il mancato invio dei disegni.

In definitiva il ricorso va rigettato, con la conseguente condanna alle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro 1700,00 di cui Euro 1500,00 per onorari, oltre accessori.

Così deciso in Roma, il 20 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2010

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