Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17676 del 28/07/2010

Cassazione civile sez. I, 28/07/2010, (ud. 09/06/2010, dep. 28/07/2010), n.17676

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PROTO Vincenzo – Presidente –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8816/2005 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del

Ministro pro tempore, domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO IMMOBILIARE PIEVE S.R.L.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2544/2004 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 28/09/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

09/06/2010 dal Consigliere Dott. ALDO CECCHERINI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 11 maggio 1999, e notificato al Fallimento dell’Immobiliare Pieve s.r.l. il 26 maggio 1999 a norma della L. Fall., art. 101, il Ministero delle finanze (oggi Ministero dell’Economia e delle Finanze) chiese l’ammissione tardiva del credito basato su due avvisi di accertamento dell’imposta di registro notificati alla società ancora in bonis il 14 e il 28 maggio 1985, e su due avvisi di liquidazione notificati al curatore il 2 settembre 1988, non impugnati e divenuti definitivi il giorno 1 novembre 1988.

La curatela eccepì la prescrizione. Il Tribunale di Milano, con sentenza 19 luglio 2001, respinse la domanda, ritenendo prescritto il credito.

Il ministero propose appello, invocando la sospensione della prescrizione in base alla L. n. 413 del 1991, art. 57, comma 2, riguardante i termini non solo per l’accertamento ma anche per la riscossione delle imposte complementari e suppletive di registro. La Corte d’appello di Milano, con sentenza 28 settembre 2004, respinse il gravame, ritenendo la L. n. 413 del 1991, art. 57, comma 2, applicabile solo nel caso che all’entrata in vigore della legge l’accertamento del tributo condonabile non fosse ancora divenuto definitivo, laddove nella fattispecie gli accertamenti erano definitivi dal 28 novembre 1985 e gli avvisi di liquidazione dal giorno 1 novembre 1988.

Per la cassazione della sentenza, non notificata, ricorre il ministero con atto notificato il 30 marzo 2005, per un unico motivo.

Il fallimento non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il ricorso sì denuncia la violazione della L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 57, comma 2.

Il ricorso è fondato. E’ principio di diritto ripetutamente affermato da questa corte che la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza riguardanti l’accertamento e la riscossione, stabilita – in ordine ai tributi di cui al comma 1 del precedente art. 53, dalla L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 57, comma 2 (come modificato dal D.L. 23 gennaio 1993, n. 16, art. 4, convertito nella L. 24 marzo 1993, n. 75), è applicabile anche nel caso in cui l’avviso di accertamento o di liquidazione riguardi tributi – diversi dall’imposta sui redditi e sul valore aggiunto – esclusi dal condono (Cass. 18 agosto 2004 n. 16095; 30 giugno 2006 n. 15150; 8 febbraio 2008 n. 3066).

Nel caso in esame si trattava di imposte complementare e suppletiva di registro, e doveva trovare applicazione il principio appena enunciato.

L’accoglimento del ricorso comporta la cassazione della sentenza impugnata. La causa, inoltre, può essere decisa anche nel merito, non richiedendosi a questo fine ulteriori indagini di fatto, con l’ammissione al passivo del fallimento dell’Immobiliare Pieve s.r.l.

del credito dell’erario, in via privilegiata per complessivi Euro 1.549,37 (L. 3.000.000), e in via chirografaria per Euro 1.080,94 (L. 2.093.000), come da nota depositata in data 11 maggio 1999.

La circostanza che la giurisprudenza sul punto si sia consolidata solo dopo la pronuncia della sentenza cassata giustifica l’integrale compensazione delle spese dei diversi gradi, di giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ammette al passivo del fallimento Immobiliare Pieve s.r.l. il credito dell’amministrazione ricorrente, come da domanda. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte Suprema di Cassazione, il 9 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2010

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